Obbedire è lecito, ribellarsi è cortesia: lo sciopero di Greta Thunberg

Di Sara Sucato – Greta Thunberg è una giovane donna svedese, ha quindici anni, e un roseo futuro ad attenderla. Anche se lei teme di non poterlo vivere. Greta si è informata, ha guardato i notiziari e ha constatato che la scorsa estate i termometri hanno registrato temperature eccessivamente al di sopra della media da quando sono iniziate le rilevazioni climatiche più di duecentocinquanta anni fa. Ondate di calore senza precedenti e roghi selvaggi hanno inghiottito la Svezia in poco più di tre mesi, portando la ragazza a riflettere sull’attenzione posta dalla politica locale e internazionale sui cambiamenti del clima. Attenzione decisamente scarsa, a suo modo di vedere le cose. Ecco perché ha deciso di mettere in atto questa protesta, completamente da sola.

Greta ha deciso di scioperare dalle lezioni scolastiche, al ritorno dalle vacanze estive ha abbandonato l’aula e ha occupato lo spazio pubblico antistante la facciata principale del Parlamento svedese nella capitale, Stoccolma, con un semplice cartello che recitava: sciopero dalla scuola per il clima.

Nulla di violento, di rivoluzionario – nel senso stretto del termine -, nessun corteo che abbia coinvolto migliaia di persone. Greta non ha nemmeno l’aspetto di una leader: il viso innocente, le trecce e la schiena curva quasi come si trovasse nel posto sbagliato, ma al momento giusto. Eppure, le sue azioni hanno avuto un’eco che ha superato i confini della penisola scandinava, del continente europeo.

Centinaia le condivisioni dei suoi tweet, migliaia i followers, molti i turisti che, in vacanza nella capitale, hanno deciso di aderire con entusiasmo al suo sit-in; ancor di più i giornalisti che hanno voluto raccontare la sua storia.

Non avrà l’aspetto di una guida, ma sicuramente ne ha la stoffa. La sua protesta solitaria ha incuriosito e destato ammirazione più di quanto avrebbe fatto una marcia con milioni di aderenti. Greta ha dato voce al pianeta, al disastro che tutto il mondo sta vivendo e di cui pochi si preoccupano, ancor meno chi ha le risorse e l’influenza per potervi porre rimedio.

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Vignetta di Davide Penzavecchia

La Svezia è vista a livello internazionale come un esempio da seguire, in merito all’attenzione posta sul territorio così come ad altri ambiti. Greta Thunberg è fermamente convinta che tutto ciò costituisca un grosso errore di valutazione. In un tweet pubblicato il 24 agosto sul suo profilo, afferma che: «La Svezia non è un modello da imitare. La popolazione svedese produce, ogni anno, undici tonnellate di CO2 pro capite. Deteniamo l’ottava impronta di carbonio più grande al mondo, in accordo con le stime del WWF».

Nell’anno corrente, il Paese scandinavo ha promulgato una delle leggi più ambiziose in materia di clima e territorio, ponendosi l’obiettivo di diventare completamente indipendente dai combustibili fossili entro il 2045, riuscendo anche a raggiungere lungo il percorso i traguardi fissati dall’Accordo di Parigi. Il che, secondo Thunberg, è davvero poca cosa rispetto al problema che si deve affrontare e l’applicazione delle leggi procede eccessivamente a rilento.

In termini non poco suggestivi, Greta ha paragonato i problemi climatici ad un iceberg. L’enorme massa di ghiaccio è lì, non si scioglierà in tempi brevi e non possiamo controllarne la rotta. Possiamo, però, controllare la nostra traiettoria, possiamo cambiarla e con buone probabilità rallentare. Conosciamo le coordinate dell’iceberg e, impegnandoci, potremmo evitare la collisione.

Come ogni manifestazione di precise volontà dell’essere umano, le scelte di Greta non hanno riscosso solo consensi ma anche molte critiche. I suoi stessi insegnanti hanno biasimato le modalità della protesta: perché scioperare dalla scuola, perché rinunciare alle lezioni che le permettono di conoscere il mondo e acquisire i mezzi, quantomeno intellettuali, per affrontarlo? Anche in questo caso la risposta della giovane donna è stata chiara e priva di esitazioni: non ha rinunciato ad imparare poiché ogni giorno ha portato i libri con sé ed ha occupato il suo tempo fuori dal Parlamento svedese studiando: ma perché frequentare un luogo di diffusione di saperi scientifici quando gli uomini e le donne della politica non ascoltano le autorità accademiche e gli esperti che nel tempo li hanno ammoniti e messi in guardia sui cambiamenti del territorio e del clima della nazione?

Greta non ha ancora il diritto di voto, non ha potuto esercitarlo il 9 settembre, giorno in cui si sono svolte le legislative in Svezia per eleggere i nuovi membri del Parlamento. Tuttavia, non le è servito. Ha sostituito il diritto di voto con la pressione e l’influenza dei media che hanno pesato sull’assemblea svedese e attirato l’attenzione del resto del mondo.

Dal giorno delle elezioni, la Thunberg ha ricominciato a frequentare le lezioni, ma ogni venerdì torna per la sua protesta pacifica davanti la facciata dell’edificio che ospita il Parlamento.

«Noi ragazzi, molto spesso, non facciamo ciò che ci viene detto di fare. Facciamo ciò che fanno gli adulti. E dal momento che voi adulti non vi curate del nostro futuro, non lo farò nemmeno io» – chiosa la Thunberg su Twitter – «Ci dicono che esiste un fenomeno chiamato cambiamento climatico e costituisce un problema per il mondo a venire. Più ne sento parlare, più mi chiedo: ‘se è davvero così serio, perché non proviamo a risolverlo, perché non ne parliamo in ogni singola occasione?’»


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