Coming out day – oltre il senso di colpa

Di Gaia Garofalo – Il Coming Out Day è una ricorrenza internazionale in cui si celebra l’importanza del coming out. L’espressione coming out è usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.
In Italia, il primo omosessuale dichiarato fu Giò Stajano, – anche se, come avrebbe rivelato la sua riattribuzione di sesso, era semmai transessuale – la quale, nipote del gerarca fascista Achille Starace, ricorda e racconta che da bambino in braccio a Benito Mussolini, gli fece pipì addosso.

L’espressione deriva dalla frase inglese coming out of the closet (“uscire dal ripostiglio” o “uscire dal nascondiglio”, ma letteralmente “uscire dall’armadio a muro”), cioè “uscire allo scoperto“. L’outing, indica invece l’esposizione dell’omosessualità di qualcuno da parte di terze persone senza il consenso della persona interessata. Spesso i due termini vengono interscambiati tanto da utilizzare sempre più il secondo, il più negativo, difatti talmente imperante da essere ormai difficilmente correggibile.

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Il coming out non finisce mai, si ripropone con ogni nuova conoscenza, esperienza e contesto, a maggior ragione in una realtà che considera l’eterosessualità come la norma ogni volta si deve decidere se, come e quando esplicitare la propria condizione. Prima di affacciarsi al mondo, però, bisogna affacciarsi a se stessi. Accettare una nuova particolarità di sé ha i suoi ostacoli. Se cambi tu, cambia il resto, o comunque la concezione che ne hai e che altri possiedono, rimanendo incollati ad un’etichetta.

schermata-2017-06-16-alle-17-21-14.pngMa perché celebrare ciò? Lo potremmo chiedere alla diciassettenne segregata in casa a Roma dai suoi genitori perché lesbica. O a chi, nel mondo dello spettacolo, si è tenuto tanto per tanto tempo prima di abbracciare questa possibilità. E ancora, tristemente, a tutta quella gente che a causa di una società che non aveva posto per l’esistenza di sé in nessun altro modo, si è tolta la vita.

Non si tratta di legittimare un diritto, legalmente parlando. Si parla di legittimare il merito di essere, di presentarsi al mondo, di respirare il mondo attorno ricordando che davanti non abbiamo una causa politica o di giustizia nei tribunali, ma un essere umano.

Quindi tanti auguri a chi oggi deciderà di dirlo, a chi non è pronto e crede che non lo sarà mai. A chi ha paura, anzi, terrore. A chi verrà esorcizzato o mandato da uno psichiatra. Auguri a chi non ce l’ha fatta a sorreggersi. Auguri a chi si tiene per la mano col proprio partner a dispetto degli obiettori dell’amore. Auguri, a chi legge queste parole. Che non vi sentiate mai soli, perché è così.

Oltre il senso di colpa esiste la verità e c’è chi, davanti a questa, vuole sorridere. Non sarà il vostro vicino di casa o quella che pensavate fosse la vostra migliore amica, vostro zio, il vostro canarino. Ci siete voi e accanto, ancora dell’altro, non solo un nascondiglio.


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