L’irresistibile discesa di Macron
Di Francesco Puleo – Negli ultimi giorni, uno dei temi più discussi sui media italiani e internazionali è il drastico calo di popolarità del Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. La versione dei fatti è più o meno la stessa su tutti i giornali, con l’unica differenza che dagli articoli e dagli editoriali delle testate più vicine al governo pentaleghista traspare anche una certa soddisfazione, dettata dall’inimicizia ormai palese tra Monsieur le President e il vicepremier Matteo Salvini, il quale ha addirittura affermato che dietro gli attacchi a Tripoli di due settimane fa ci sia la mano della Francia. Quanto c’è di vero in tutto questo?
A dirla tutta, sin dall’inizio della sua avventura all’Eliseo, la popolarità di Macron è stata relativamente bassa: secondo i sondaggi più accreditati, a maggio del 2017 la fiducia degli elettori francesi si attestava al 45 %. Per intenderci, basti pensare che François Hollande, predecessore di Macron nonché presidente più impopolare della storia della Quinta Repubblica, godeva all’inizio del suo mandato della fiducia del 58% dell’elettorato. Considerando il contesto delle elezioni, l’interpretazione più ragionevole è che più che alla vittoria di Macron, abbiamo assistito alla sconfitta di Marine Le Pen, la sua rivale neofascista ed euroscettica, incubo della sinistra e dei moderati.
Macron non è mai stato popolare, né in senso letterale né in senso lato. In fondo, durante questo primo anno del suo mandato, ha fatto esattamente ciò che aveva promesso: da un lato ha abbassato le aliquote fiscali sui redditi più alti, dall’altro ha iniziato a ridurre gli aides sociales (gli aiuti alle fasce più povere). E il programma dei prossimi mesi va esattamente nella stessa direzione: l’intenzione è quella di realizzare un taglio drastico della spesa pubblica, in particolare attraverso l’eliminazione delle indennità di disoccupazione e delle detrazioni fiscali. Tutto, ovviamente, in nome della competitività e degli imperativi dettati dalla globalizzazione. Per questo e altro, Macron si merita l’appellativo di president des riches.
Tuttavia, se il suo indice di gradimento attuale è al 31%, è anche per via di due scandali che hanno colpito due figure a lui molto vicine. Il primo è Alexandre Benalla, guardia del corpo e consigliere dell’Eliseo, licenziato solo due mesi dopo la pubblicazione in rete di un video che lo ritrae vestito da poliziotto e intento a picchiare un manifestante durante il corteo del 1° maggio. Il secondo è Alexis Kohler, segretario generale dell’Eliseo e braccio destro di Macron, accusato di avere favorito in passato la MSC (famosa impresa italo-svizzera guidata da un parente di Kohler) quando svolgeva l’incarico di vicedirettore dell’Agence des participations de l’État, holding gestita dal Ministero delle Finanze. A tutto questo aggiungiamo che il 28 Agosto il Ministro della Transizione ecologica Nicolas Hulot si è dimesso, accusando il governo di avere ostacolato le sue riforme.
Il verdetto dei francesi è chiaro: rien ne va plus. In Italia, invece, Macron è l’idolo del centrosinistra renziano, che in lui vede sia un alleato nella lotta contro Salvini, sia l’unica figura capace di dare un nuovo slancio al processo di integrazione europea. Ciò è quantomeno curioso. Sebbene, infatti, le accuse di Salvini sul caso libico siano prive di fondamento, è innegabile che l’appoggio ad Haftar e il tentativo unilaterale di porsi come mediatore tra lui e Sarraj metta in discussione il ruolo centrale riconosciuto dall’ONU e dagli Stati Uniti al nostro Paese nel processo di stabilizzazione politica della Libia. Se a ciò aggiungiamo il tentativo degli ultimi mesi di instaurare una (strana) alleanza con la Russia, che condivide con Trump e i sovranisti l’obiettivo dichiarato di indebolire l’Europa, viene il sospetto che dietro l’immagine del leader europeista si nasconda ben altro: l’interesse nazionale della Francia.



Una risposta
[…] nella risoluzione della crisi libica, necessita di trovare una soluzione prima che il Presidente Macron si faccia più risoluto nel sostegno ad Haftar, spingendo affinché le elezioni in Libia si tengano […]