Il sì alla sperimentazione dei taser in Italia: nuovo strumento di difesa o di tortura?

Di Sara Sucato – Ad oggi, non disponiamo di molte informazioni sull’avvio della sperimentazione delle pistole elettriche, comunemente conosciute come “taser”, in Italia. Sappiamo che nei primi giorni di luglio il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha firmato il decreto autorizzativo che ne sancisce la partenza; sappiamo anche che ne se parlò per la prima volta nel 2014, con Angelino Alfano Ministro dell’Interno, occasione in cui era stato approvato un emendamento all’interno del decreto legge sulla sicurezza negli stadi senza che si riuscisse a trovare un accordo con i sindacati del settore.

I dissuasori elettrici, come spesso vengono definiti, saranno dati in dotazione alla Polizia, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza di undici delle maggiori città italiane, tra cui Milano, Napoli, Palermo e Catania. Il modello distribuito, come annunciato dal Capo della Polizia Franco Gabrielli, sarà l’X2 con scarica elettrica ad intensità regolare della durata di cinque secondi e possibilità di colpire il bersaglio fino a sette metri di distanza. Lo stesso Gabrielli ha chiarito che, prima dell’avvio della sperimentazione, le forze dell’ordine saranno sottoposte a una specifica formazione.

Come ulteriore garanzia contro l’abuso che potrebbe essere fatto dell’arma, in quanto non classificata come arma da fuoco e quindi non considerata letale, verrà applicata sulla divisa di coloro che la riceveranno in dotazione una telecamera a colori, ad alta definizione, dotata di visione notturna che si attiva nel momento in cui viene tolta la sicura del taser.

Il funzionamento delle pistole è molto semplice: vengono sparati due elettrodi, legati a due cavi isolati di solito non più lunghi di otto metri, che aderiscono al corpo del bersaglio il quale verrà colpito con una scarica ad alto voltaggio ma a bassa intensità di corrente (ovvero basso amperaggio, dal quale dipende l’effetto della corrente elettrica) in modo tale da essere immobilizzato ma non ferito a morte. O, almeno, questo è l’obiettivo. Infatti, non sono ancora chiare le linee guida da rispettare per gli agenti cui verranno date in dotazione, poco precisa è la definizione dei casi in cui debbano o non debbano essere usate o i limiti di scariche elettriche imponibili contro un singolo bersaglio.

Studi scientifici dimostrano inoltre come le conseguenze di un flusso di elettroni sul corpo umano siano determinate dalla durata del contatto con gli elettrodi e dal percorso della corrente nell’organismo. Se la prima è prevista dallo stesso decreto approvato dal Ministro dell’Interno, fissata a cinque secondi, poco si può prevedere in merito al secondo elemento. Questo percorso potrebbe variare da soggetto a soggetto, risultando particolarmente pericoloso e causando la morte per quegli individui affetti da disturbi cardiaci, che si trovino in un particolare stato di alterazione dovuto ad alcool e droghe, o ancora che siano sotto sforzo come al termine di una corsa o di una colluttazione, anche in soggetti sani potrebbe portare gravi danni al cuore e al sistema respiratorio.

Da prendere in considerazione sono anche i rischi associati alla caduta causata dalla scossa, la quale potrebbe avere come conseguenza gravi traumi e danni cerebrali o che coinvolgono in altro modo le articolazioni. Risulterebbero pericolosi anche gli effetti sulle donne gravide e imprevedibili quelli sul feto.

Il Comitato contro la Tortura, formato da dieci esperti e facente capo all’ONU, ha dichiarato nel 2007 che l’uso dei taser causa dolore acuto costituendo una forma di trattamento inumano e una violazione della stessa Convenzione contro la tortura redatta nel 1984. Questo perché i danni che possono causare le suddette armi non sono esclusivamente di natura fisica ma anche psicologica. Il loro impiego anche in situazioni non di imminente pericolo sarebbe facilitato dalla condizione per cui, in nessuno dei 107 Paesi in cui vengono utilizzate, siano classificate come armi letali né da fuoco.

Secondo ricerche condotte da Amnesty International, i dissuasori elettrici nel Nord America hanno causato più di un migliaio di morti dal 2001, nel 90 per cento dei casi le vittime erano disarmate. Inoltre, in base ad una dichiarazione della Sezione Italia della suddetta ong: “Prima di mettere a disposizione delle forze di polizia questo tipo di arma andrebbe effettuato uno studio sui rischi per la salute a seguito del suo impiego e andrebbe garantita una formazione specifica e approfondita per gli operatori che ne verranno dotati. Ma anche se venissero soddisfatte queste due richieste, il rischio di violazioni dei diritti umani non verrebbe affatto azzerato”.

Molti aspetti devono ancora essere analizzati in materia, sia da un punto di vista scientifico che legale. Indubbiamente, un peso notevole e non trascurabile è costituito dall’opinione pubblica nazionale e internazionale, sempre più spaccate e in conflitto, in un momento storico così delicato per la protezione dei diritti umani.


 

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