Volatili neri e necromanzia

Di Francesco Paolo Marco Leti – Sgombriamo il campo da inutili incomprensioni e giri di parole: quello che il ministro Savona chiama il “cigno nero” esiste. Con tale espressione si intende quella particolare situazione nella quale un paese, indipendentemente dalla sua volontà, è costretto a subire modificazioni da parte dell’esterno. In questo caso particolare, il ministro intendeva sottolineare ciò che porterebbe l’Italia fuori dall’eurozona, indipendentemente dalla sua volontà di uscire o rimanervi: potrebbero essere, infatti, i mercati a metterla alla porta, attraverso alcune rigidità regolative di cui la moneta unica soffre.

Come ha correttamente spiegato Savona, il servizio studi della Banca d’Italia, nel quale si è formato e cresciuto, ha sempre avuto come punto di riferimento la preparazione alla gestione delle circostanze negative, delle acque tumultuose, fin dalla presidenza di Guido Carli e del suo predecessore Domenico Menichella. Durante la storia del paese, è accaduto più volte che la moneta nazionale affrontasse acque agitate, dal Serpente Monetario al crollo del Sistema Monetario Europeo (SME), spesso a causa della speculazione dei mercati, con scarse possibilità di contrasto da parte delle autorità pubbliche.

Il ministro non ha torto quando evoca il “cigno nero” e la necessità di un piano “B”, nel caso di tempesta sull’euro, è fondamentale. Far finta di non capire questo, renderebbe irresponsabile la classe dirigente del nostro paese che deve augurarsi il meglio, ma prepararsi al peggio. Una rotta per la nave Italia è fondamentale e deve essere pronta e a portata di mano in caso di necessità.

Questo, però, non autorizza il ministro ad evocare la presenza o la necessità di un piano “B” ad ogni sua uscita pubblica. Il mercato, oltre che di andamento economico (interessi, aste, eccetera), si compone di fiducia e gli operatori devono fidarsi del paese e delle sue autorità per investire in esso. Gli investitori devono potere prevedere il comportamento degli organi di Governo, e le autorità devono, al contempo, agire razionalmente e prudentemente. Da questa sorta di reciproca fiducia scaturiscono le azioni sui mercati o gli eventuali attacchi speculativi. Dichiarare che s’intende fare spesa in deficit per 100 miliardi non rassicura gli investitori che sposteranno le proprie risorse verso paesi ritenuti maggiormente solidi. Anche continuare ad enfatizzare l’esigenza, ad ogni uscita pubblica, di un piano “B” per l’uscita dall’euro, o il “cigno nero”, o qualunque altro sentiero per l’abbandono della moneta unica, non rassicura i mercati, incrinandone la fiducia.

Quello che i ministri di questo Governo hanno il dovere di tener presente, il ministro Savona in particolare, è che dalle loro dichiarazioni derivano decisioni di investimento o di disinvestimento. Il ministro deve rendersi conto che, adesso, non si trova più nelle aule universitarie, dove poteva preconizzare ogni tipo di speculazione astratta (dall’uscita dall’euro, all’implosione della moneta unica); adesso, ha responsabilità politiche, e regge, insieme agli altri membri, la barra del Governo. Ogni sua speculazione è interpretata come un’indicazione politica. Continuare a caricare con questa determinazione sull’argomento, sembra un tentativo di spingere la speculazione ad agire, ovvero un modo di evocare quel “cigno nero” che si vorrebbe sterilizzare, ovvero ancora un tentativo di evocare quel problema che il professore ha sempre preconizzato.

Prepararsi ad un eventuale “cigno nero” è necessario, redigere una rotta nel caso in cui le cose vadano male è responsabile. Sarebbe meglio, però, che questa carta nautica venisse conservata sotto chiave in qualche cassetto ministeriale e tirata fuori solo al momento del bisogno. Il Governo si occupi delle condizioni economiche del Paese, lasciando stare la magia nera.


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