Accordo sui migranti, Angela Merkel ha ancora un suo governo. Intanto Austria e Italia…

Di Mario Montalbano – Dopo giorni di tensioni, Angela Merkel è riuscita a recuperare con i propri alleati di maggioranza, Csu e Spd, sul tema dei migranti, ponendo fine così alla crisi di governo che rischiava di mettere seriamente in pericolo la stabilità dell’esecutivo.

L’impasse era sorto dopo che il ministro dell’Interno leader dei cristiano-sociali, Horst Seehofer, aveva minacciato le proprie dimissioni se il governo presieduto dalla cancelliera non avesse intrapreso una politica migratoria più incisiva, che includesse respingimenti immediati dei migranti secondari, ossia tutti quei richiedenti asilo in altri Paesi dell’Unione, che, però, entrano illegalmente nel territorio tedesco.

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Angela Merkel e  Horst Seehofer

Una presa di posizione, quella dello storico alleato della Cdu della Merkel, che traeva forza dall’esito «insoddisfacente» del Consiglio europeo di Bruxelles della settimana prima sul tema dei “secondary movements”. Oltre che per ragioni di natura elettorale, visto che ad ottobre la Csu sarà impegnata nel voto in Baviera, e il timore concreto di Seehofer è quello di perdere consensi a vantaggio dell’estrema destra, anche, e soprattutto, per politiche finora adottate (o non adottate) sul tema dei migranti.

Per Angela Merkel non è stato per nulla semplice recuperare lo strappo. In linea di principio, la cancelliera si è sempre espressa negativamente sui respingimenti, specie in sede comunitaria, propendendo per una strategia più cauta di riduzione del numero dei migranti da raggiungere in collaborazione con gli altri Paesi europei. Ma la sua attuale debolezza politica l’ha portata inevitabilmente a dover concedere qualcosa, prima alla Csu e poi anche all’Spd, altra gamba della Grosse Koalition.

Alla fine l’intesa non prevede l’istituzione di campi o centri di detenzione, piuttosto l’accelerazione dei procedimenti delle richieste d’asilo nei centri già esistenti al confine tedesco, «secondo le regole vigenti», come ha voluto ribadire Andrea Nahles, segretaria nazionale dell’Spd tedesca. Al confine tedesco, insomma, i richiedenti asilo dovranno tornare al Paese del loro primo arrivo, come d’altronde pretendeva Seehofer. Una concessione inevitabile per la Merkel, fatta soprattutto per evitare che il proprio governo potesse cadere definitivamente. Anche se in molti cominciano a chiedersi come cambierà, d’ora in avanti, il rapporto storico tra Csu e Cdu, alleati da 60 anni.

Così come in molti si domandano quale sarà la reazione degli immediati vicini della Germania. In particolare Vienna e Roma. L’Austria con Sebastian Kurz ha già fatto sentire la propria voce, dichiarandosi pronta a respingere, qualora iniziassero a farlo i tedeschi, tutti i migranti provenienti dal Sud d’Europa, in buona sostanza dall’Italia. Il nostro Paese ha risposto parlando di “assunzione di responsabilità”, mettendosi in posizione d’attesa, anche se con la nuova politica intransigente adottata da Salvini, non è difficile immaginarsi a breve uno scontro con Berlino e con Vienna. A maggior ragione che, ad oggi, sull’annoso fronte della redistribuzione degli sbarchi, l’Unione sembra esser rimasta ferma al palo.


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