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Il sorriso dei giganti

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Tony Gentile, fotoreporter palermitano che lavora per Reuters dal 2003 era appena ventenne il 27 marzo del ’92. All’epoca lavorava per il Giornale di Sicilia e venne mandato dal suo caporedattore ad un dibattito al quale partecipavano oltre a Falcone e Borsellino anche l’ex sindaco di Palermo Aldo Rizzo e il magistrato Giuseppe Ayala. Si appostò di fronte al tavolo dei relatori e iniziò a scattare sino a quella sequenza 15, destinata a diventare l’immagine della sua vita, che oggi campeggia sul muro dell’istituto nautico Gioeni-Trabia in via Vittorio Emanuele, alla Cala.

Tony Gentile ricorda: «Capii che la mia foto era diventata un simbolo quando la vidi nei manifesti che chiamavano i siciliani a reagire e venne stampata sui lenzuoli bianchi che migliaia di cittadini appesero alle loro finestre. E poi quando il padre di Nino Agostino, il poliziotto ucciso dalla mafia insieme alla moglie qualche anno prima, aprì il corteo del 23 maggio del ’93, un anno dopo la strage di Capaci, tenendo fra le mani proprio quell’immagine. Quello scatto purtroppo ha acquisito il significato che gli diamo ancora, a 25 anni di distanza, per tutto quello che è successo dopo le stragi che hanno insanguinato la mia terra. Ecco perché penso che, in qualche modo, rappresenta una svolta quasi rivoluzionaria: eravamo abituati a vedere le immagini dei corpi martoriati, foto di una forza incredibile scattate da maestri come Letizia Battaglia e Franco Zecchin. Per la prima volta, invece, un’immagine di morte era associata a due persone vive, serene, sorridenti. La gente aveva bisogno di sperare. Forse in quel sorriso ha trovato la forza per dire basta».

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Oggi è un gigantesco murales, realizzato dai due street artists nisseni Rosk e Loste e inaugurato il 20 Luglio 2017. 

Parlano i due artisti. «Ci siamo conosciuti nel 2004 tra i banchi dell’istituto d’arte. Con il trasferimento a Palermo e la prosecuzione degli studi presso l’Accademia di belle arti di Palermo siamo entrati in contatto con la scuola pittorica palermitana e i writers storici del capoluogo di regione: la città ci ha accolto a braccia aperte e qui per la prima volta abbiamo esposto la nostra mostra personale. La partecipazione ad eventi in giro per l’Italia e l’Europa ci ha poi spalancato le porte di un circuito artistico internazionale e abbiamo così ottenuto le prime commissioni da parte di famose realtà come il marchio CERES e il progetto ministeriale INWARD

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Come e quando è nato il progetto del murales?

«Si tratta di un’iniziativa dell’Associazione Nazionale Magistrati che,  in collaborazione con la città metropolitana di Palermo, il Comune di Palermo e la sovrintendenza, ha commissionato il progetto a INWARD, l’osservatorio sulla creatività urbana, con cui siamo in contatto.

L’occasione è stata data, dalla celebrazione dei 25 anni dalla morte di Paolo Borsellino ma, i raid vandalici che hanno interessato recentemente la scuola Falcone-Borsellino nel quartiere dello Zen, tingono questa parete di nuovi significati.»

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È il vostro primo lavoro a Palermo?

«Il primo di questa entità, ma ne abbiamo realizzati anche altri come le scale d’emergenza dell’Ibis Styles in via Francesco Crispi o l’opera BE4BE realizzata a Mondello e poi venduta all’asta per sostenere i bambini del quartiere ZEN. In genere, comunque, trattiamo molto i temi di impegno civile e, se le circostanze lo consentono, proviamo a giocare sull’ironia.»

Nel marzo del 2015 INWARD, su richiesta di UNAR- Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, ha progettato e programmato la realizzazione di tre grandi opere in occasione di altrettante giornate: “Giornata internazionale contro il Razzismo”, “Giornata internazionale dei rom, sinti e caminanti” e “Giornata mondiale del rifugiato”.

Il primo grande murale che ha dato avvio al programma nazionale è stato realizzato proprio da noi a Reggio Calabria nel quartiere di Arghillà per la Giornata internazionale contro il razzismo che si osserva il 21 marzo d’ogni anno, allo scoccare della primavera.»

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Cosa volete esprimere tramite la street art?

«Secondo noi la missione fondamentale del graffito è quella di riqualificare, rinnovare, scovare la bellezza ovunque, anche dove sembra non ce ne sia affatto. Proprio questo nonostante la nostra arte abbia varcato l’oceano arrivando sino in Brasile e in Messico non dimentichiamo di portare colore in quartieri poveri e degradati come quelli di qualche zona di Catania o Napoli dove abbiamo lavorato».


 
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Beatrice Raffagnino

Beatrice Raffagnino

Il giornalismo, la scrittura e la fotografia sono stati sempre parte del mio modo d'essere. È una forma d'amore e di ribellione il voler conoscere.

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