Tempo di elezioni: un po’ di chiarezza sui programmi politici

Mancano circa venti giorni alle elezioni del 4 marzo in cui, con una nuova legge elettorale – Rosatellum – verranno eletti i deputati della Camera e i senatori. Per un’informazione consapevole reputiamo importante consultare direttamente i programmi dei partiti politici. Di seguito riassumiamo i programmi politici dei tre grandi partiti italiani che si stanno sfidando a questa tornata elettorale per raccogliere – da soli o in coalizione –  più seggi per essere il primo partito in Parlamento ed essere capace di formare un Esecutivo.

Il nucleo principale del centrodestra, Forza Italia. Tra le importanti promesse elettorali si segnalano l’innalzamento della pensione minima oltre alla revisione della Legge Fornero (non l’abolizione, come hanno sottolineato gli esponenti principali del partito e dell’intera coalizione) come snodi principali del programma per le elezioni politiche, riusciti inoltre a riunire Lega e Fratelli d’Italia (gli altri due importanti alleati di Silvio Berlusconi). Tra gli aspetti più discussi in questi mesi, la riduzione delle tasse basata su una flat tax su cui esistono ancora divergenze interne con Matteo Salvini. Sulla visione si intravede un maggiore dialogo con l’Unione europea al fine di ridurre alcuni vincoli, soprattutto in materia economica. C’è l’intenzione di attuare una serie di abolizioni fiscali, dalla tassa sulle donazioni e l’imposta di successione. Un’altra proposta è anche l’abolizione del bollo sulla prima auto. Altre misure prevedono una sorta di “tregua fiscale” per alcune tipologie di contribuenti e la difesa del Made in Italy a partire dalle piccole e medie imprese. La chiusura effettiva di Equitalia e una riforma della riscossione fiscale affidata agli enti locali. La posizione anti-euro si è decisamente mitigata, lasciando l’atteggiamento ostile nei confronti dell’Unione Europea, alla ricerca di maggiore flessibilità, privilegiando la Costituzione rispetto al diritto comunitario. Si rintraccia la volontà di operare una riforma della Giustizia e della Sicurezza con particolare riferimento al rialzo degli stipendi delle Forze Armate. Sull’Immigrazione tornerebbe il tema del controllo sui confini e la revisione degli accordi sull’accoglienza e sui salvataggi in mare.

Il nucleo principale del centrosinistra, Partito Democratico. La campagna elettorale è stata basata tutta sulla serenità dei risultati ottenuti e della ricerca di consensi basati sull’affidabilità del governo uscente. Il contenuto primario che Matteo Renzi sta utilizzando per convincere è proprio la serie di dati sull’occupazione e sull’economia che il suo governo ha ottenuto negli ultimi 4 anni (anche con l’avvicendamento di Paolo Gentiloni). La lotta, a vedere la campagna elettorale del centrosinistra, si gioca anche sul presentare un’alternativa credibile al populismo da una parte, e agli estremismi dall’altra. Il Lavoro è al centro del programma politico del partito. Il motto che campeggia sui canali di informazione del partito è “Chi sceglie PD vota il lavoro e non l’assistenzialismo”. Sul fronte della scienza e della Medicina, si evidenzia la volontà di contrastare le cure fai da te online e le bufale, con particolare riferimento alla questione dei vaccini. Una sicurezza invece quella dell’Europa, mai messa in dubbio da posizioni anti-euro. Le misure previste per attuare il programma è l’introduzione di nuovi incentivi sull’assunzione a tempo indeterminato e la lotta al precariato attraverso misure ad hoc. Tra le promesse che stanno tenendo banco troviamo un assegno universale per le famiglie per ogni figlio sotto i diciotto anni, indirizzato ai nuclei di reddito inferiore ai 100 mila annui oltre che al rinnovo del bonus cultura per i diciottenni.

Il terzo polo, Movimento Cinque Stelle. Il programma dei Cinque Stelle propone una struttura ben definita (consultabile anche direttamente sul sito) con una serie di capitoli suddivisi in: “Stato e Cittadini”, che lamenta una struttura burocratica lenta, costosa e inefficiente, come ribadito dal candidato premier Luigi Di Maio. Sulle abolizioni si segnalano quella delle province, dei rimborsi elettorali tra le più importanti di questa campagna elettorale. Sul fronte dei cambiamenti nelle istituzioni a livello legislativo si parla di referendum senza quorum, dell’obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare. Il capitolo “Energia” evidenzia l’applicazione rigorosa della legge 10/91 sulla razionalizzazione dell’energia per il riscaldamento oltre che alla storica volontà di abbandonare del tutto le fonti fossili dalla produzione e dall’utilizzo di energia con incentivi alle imprese che utilizzano le fonti rinnovabili e rispettose dell’ambiente. Sull’“Informazione” il Movimento vuole scardinare la cosiddetta oligarchia dell’informazione, partendo dall’accesso gratuito alla rete internet per ogni cittadino e l’eliminazione dei contributi pubblici alle testate giornalistiche. Inoltre si legge l’intenzione di eliminare le quote di maggioranza appartenenti a privati per i canali televisivi. Sul fronte “Economia” si registra l’intenzione di privilegiare il mercato interno, le produzioni locali e le società no profit. Per “Sanità” incentivi a una cultura del benessere alimentare e della prevenzione oltre all’abbassamento del numero di vaccini obbligatori. Sulla “Scuola” si nota invece una forte attenzione alla digitalizzazione dei libri di testo e dell’insegnamento anche a livello universitario.


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3 pensieri riguardo “Tempo di elezioni: un po’ di chiarezza sui programmi politici

  1. Chi ancora parla di abolizione delle province è fuori dal mondo. Intanto la volontà popolare si rispetta. Il 5 dicembre 2017 i cittadini hanno detto no “anche” all’abolizione delle province per cui o i cittadini si rispettano davvero oppure si fanno le solite chiacchiere populistiche. Poi è ridicolo parlare dopo gli immani danni arrecati al territorio e ai cittadini con riforme sbagliatissime come quelle sulle province. Costavano solo 1% ed esercitavano funzioni strategiche. Oggi molte funzioni sono state trasferite alle regioni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Come mai nemmeno i 5stelle parlano delle migliaia di enti inutili che costano allo stato 15 miliardi di euro? Finiamola di dire bagianate. Lo scorso governo ha promosso una riforma pasticciata sulla provincia come ente… ma non certo so può sostenere chi ancora non vuole capire che le province erano gli enti più utili e virtuosi oltre che in tutti i paesi più evoluti anche d’Europa esistono e funzionano, in Italia dopo centinaia di anni gli scienziati dall’ sera alla mattina decidono che le province solo il male dell’Italia ma non sanno o fanno finta di sapere che le province sono enti operativi sui territori quelli soprattutto più isolati e periferici oggi grazie a questi pasticci ancora più lontani. Di peggio in peggio davvero che non c’è mai fine!.

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