Verso le elezioni. Cosa resta della XVII legislatura

Di Giuseppe Sollami – Il 28 dicembre 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, così come previsto dall’iter costituzionale, dopo aver sentito i presidenti di Camera e Senato, ha sciolto le camere e indetto le nuove consultazioni politiche per il 4 marzo 2018. Si è conclusa la XVII legislatura della Repubblica Italiana, sicuramente una delle più dure, difficili e importanti della vita politica del nostro paese.

La legislatura era iniziata il 15 marzo 2013 e aveva preceduto il periodo forse tra i più oscuri della nostra nazione, con il governo d’emergenza presieduto da Mario Monti, che aveva scongiurato la “bancarotta” del paese e un commissariamento da parte dell’Europa. Iniziata con la chiamata al Colle di Pierluigi Bersani, il leader del partito di maggioranza, il Partito Democratico (PD) non riuscì ad ottenere la fiducia nelle fasi delle consultazioni e quindi si dovette ritirare ancor prima di sciogliere la riserva.

La palla passò ad un altro esponente Dem, molto apprezzato anche dal centro destra, che doveva sostenere il governo, Enrico Letta, il quale riuscì a formare un governo di “larghe intese” con PD e Partito delle Libertà (Pdl): tale sintonia durò fino all’avvento di Matteo Renzi che con il suo famoso #enricostaisereno, di fatto defenestrò il governo Letta per imporsi come presidente del Consiglio e proporre al Parlamento il suo pacchetto di riforme e di intese con il centro destra, il cosiddetto “patto del Nazareno” (dal nome della piazza in cui si trova la segreteria del Partito Democratico a Roma).

Nei mille giorni a seguire vennero proposte numerose riforme, da quella elettorale, per il cosiddetto “Italicum”, all’altra riforma elettorale che mirava ad eliminare il Senato, le Province, il Cnel e a riformare il Titolo V della Costituzione; purtroppo per Renzi, l’esito referendario dell’8 dicembre 2016 portò il Presidente del Consiglio a rassegnare le sue dimissioni e a cedere il passo al nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni, che di fatto ha traghettato la legislatura sino alla sua naturale conclusione.

Dai primi giorni di questo 2018 stiamo già vivendo il clima di campagna elettorale, dove i principali partiti si stanno già duellando su programmi, alleanze e proclami: lo schieramento di centrodestra, che vede l’asse tripartito Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, capeggiato dall’evergreen Silvio Berlusconi, vede una proposta in linea con quelle precedenti berlusconiane: un taglio dell’imposizione fiscale, maggiori vantaggi per l’impresa e le pensioni. Lo schieramento di centrosinistra, che dovrà spingere per vedere riconfermata la fiducia del paese, vede il Partito Democratico annaspare sul problema delle alleanze, quasi tutte con piccoli movimenti, fuoriusciti dallo stesso PD e quindi restii ad un’alleanza così, ad occhi chiusi. Terzo ed ultimo schieramento è quello del Movimento 5 Stelle che si propone come un’alternativa ai partiti tradizionali e aprono per la prima volta le porte ad alleanze post-elettorali, per garantire la governabilità.

Sicuramente la prossima legislatura avrà un’eredità importante; dovrà garantire finalmente al paese una stabilità politica mai avuta, con l’assestamento dei tre poli politici e ridare all’economia del Paese un processo di continuità con i risultati raggiunti nell’ultimo semestre di legislatura. A noi l’onere di votare, di farlo responsabilmente e di esprimere il valore più importante della democrazia: il suffragio universale.


 

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