Coco, un coloratissimo inno alla vita

Di Valentino Billeci – Può un adulto ancora emozionarsi guardando un film d’animazione come quando era bambino? Assolutamente sì. L’ultimo capolavoro dei Pixar Studios Coco, riesce perfettamente a raggiungere questo obiettivo. Riflettendo sul tema della vita e della morte, il lungometraggio porta lo spettatore a percepire tematiche complesse in maniera serena e non angosciante. Le strade dei personaggi si intrecciano in maniera intelligente, donando al film un ottimo ritmo per tutti i 109 minuti di durata.

Il protagonista Miguel vorrebbe diventare un musicista ma la severa nonna vuole che lui s’inserisca nella attività di famiglia per diventare un calzolaio. Durante la Festa dei Morti Miguel intraprenderà un viaggio ultraterreno, dai tratti onirici, che lo porterà a scoprire numerose verità sulla sua famiglia e a scegliere il suo percorso. Il tema presente in quasi tutti i film Pixar sembra essere lo stesso: inseguire i propri sogni e il proprio destino. Ma questa esortazione risulta questa volta ben adattata.

Niente è lasciato al caso nella narrazione. Tutti i personaggi sono ben definiti, come ad esempio gli Spiriti guida, ossia animali che aiutano i morti nell’aldilà. La trama è semplice, ma merita attenzione nelle fasi finali quando il misterioso puzzle della famiglia di Miguel si ricompone. Il messaggio finale del film può essere ben compreso da bambini e adulti.

Nonostante il regista Lee Unkrich  ci presenti costantemente il tema della morte; esso non diventa mai negativo o terrificante. La morte è un passaggio naturale delle nostre vite, ma possiamo accettarla utilizzando la nostra memoria. Finché ricorderemo i nostri defunti essi non moriranno mai, vivranno per sempre nelle nostre menti. Sono i ricordi che ci permettono di “sconfiggere” la morte. L’attaccamento ai defunti è una tematica molto vicina ai popoli del mediterraneo e dell’America centromeridionale, ma questo legame trascendentale può essere ricercato da chiunque.

Dal punto di vista cromatico e artistico Coco rappresenta un vero capolavoro. Tramite gli occhi di Miguel osserviamo un mondo unico ed estremamente caratterizzato. Il lungometraggio è una vera goduria per lo spettatore, mai infastidito dallo splendido uso dei colori. Una predominanza dell’arancione dona felicità e pace, facendo dimenticare che Miguel si trova sempre nella città dei morti. Originale ed ottima la scenografia, sia del mondo reale, con il paese messicano, sia il mondo dei morti. Nonostante la quasi scomparsa dei disegni a matita nei nostri giorni, la computer grafica del film non ci porta rimpianti e caratterizza i poligoni dei protagonisti in maniera semplice e definita. Coco non è un musical, ma i suoni e la musica assumono un ruolo centrale. Le melodie folkloristiche non risultano mai banali e sono perfettamente funzionali al contesto del film.

Il lungometraggio della Pixar non annoia mai, tiene alta la concentrazione senza affaticarci, portandoci a riflettere su temi importanti e seri. Il film è un inno alla vita, e ciò traspare costantemente lungo la narrazione. Perfino i morti ballano, suonano e continuano la loro esistenza come se fossero vivi, “festeggiando” la loro morte . Dove Up e Wall-e si fermavano perdendo un poco nel ritmo, Coco riesce invece a superare i suoi predecessori, presentandosi come il miglior film Pixar mai prodotto. Andate a vederlo, non resterete delusi. Dieci e lode ai Pixar Studios.


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