Sarà ancora la Germania della Merkel, ma non troppo questa volta

Alla vigilia del voto, le elezioni politiche in Germania sembravano non dover presentare delle sostanziali sorprese. E quantomeno sul vincitore, le previsioni dei sondaggi hanno trovato conferma nei risultati delle urne. Angela Merkel sarà per la quarta volta cancelliera della Repubblica federale tedesca.

Diverso, però, il discorso in merito alla portata del suo successo, rivelatosi assai più contenuto rispetto a quanto direbbero i dieci punti percentuali di vantaggio, 33% contro il 20%, dal suo più immediato concorrente, il socialdemocratico Martin Schulz. Più di sette milioni i voti persi dalla Cdu-Csu, pari all’8% in meno. Una batosta considerevole, che fa parlare, per quanto riguarda la Cdu, come di uno dei risultati peggiori degli ultimi decenni, e che riapre per certi versi la diatriba interna, mai pienamente riassorbita, con la Csu di Seehofer,.  

«Speravo in un risultato migliore», ha ammesso nei primi commenti la riconfermata cancelliera, la quale, al contempo, si è mostrata fiduciosa nel trovare una soluzione, che passa inevitabilmente per un altro governo di coalizione. Già ma con chi? Dalle prime dichiarazioni rilasciate dallo “sconfitto” Martin Schulz, sembra da escludere una riproposizione della “Grosse Koalition” come quattro anni fa tra cristiano conservatori e socialdemocratici. L’obiettivo dell’Spd, adesso, resta quello di «assumere il ruolo di forte opposizione in questo paese», ha detto Martin Schulz. Una cesura con il recente passato da primo alleato della Cdu, finito per essere l’elemento discriminante del risultato negativo dei socialdemocratici. E allora, ecco farsi avanti l’idea della “Giamaica”, assieme ai redivivi Liberali, tornati nel Bundestag con 78 seggi dopo il flop con zero rappresentanti nel 2013, e ai Verdi. Anche se, in questo senso, nessuna intesa sembra esser stata raggiunta. E chissà se mai arriverà, vista la distanza tra i partiti su temi come Europa, immigrazione, economia e ambiente. Di certo, come annunciato alla vigilia del voto, nessuna coalizione coinvolgerà l’Alternative for Deutschland, il partito di estrema destra, entrato (per la prima volta) nel Bundestag con il 13% dei consensi, pari quasi a 100 seggi parlamentari. La durissima campagna elettorale nei confronti della politica di accoglienza adottata dalla Merkel ha fatto breccia nelle paure dei tedeschi e in particolare nella porzione degli elettori cristiano conservatori. L’affermazione dell’AfD fa piombare di fatto la Germania nell’incubo, vissuto per mesi da altri paesi europei, dell’euroscetticismo xenofobo e nazionalista. Uno spauracchio che i risultati elettorali in Austria, Olanda, Inghilterra e soprattutto Francia, sembravano in qualche modo aver minimizzato e che purtroppo torna con tutta la sua forza nel paese, per l’eccellenza, baluardo dell’Unione Europea degli ultimi decenni.

Mario Montalbano


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