Europa, non restano che i moderati a difesa dell’Unione

Dopo aver tirato un grossissimo sospiro di sollievo con la vittoria di Emmanuel Macron, l’Unione europea guarda con estremo interesse adesso a quanto avverrà nei prossimi mesi in Germania. Il voto di Berlino previsto a settembre chiuderà il trittico, dopo le già avvenute elezioni in Olanda e Francia, che a inizio anno spaventava, e non poco, tutti gli europeisti. Scampato il pericolo euroscettico rappresentato da Wilders e dalla Le Pen, l’attesa per il risultato tedesco assume un significato diverso.

Non vi è in ballo la fuoriuscita o meno dall’Europa da parte della Germania, come poteva essere nel caso dei transalpini. Ma, certamente il voto sarà altrettanto importante, quantomeno per capire quale idea di Europa avrà la meglio, se quella di Angela Merkel, o quella di Martin Schulz.

Utili indicazioni, in tal senso, nel percorso da qui al prossimo 24 settembre, sono arrivate dal risultato delle regionali nel Land del Nord, Reno-Westfalia, andate in scena ieri. Lo stato dei rapporti di forza in campo vedrebbe ad oggi prevalere, ancora una volta, il Cdu della cancelliera uscente, con il 34%, avanti all’Spd dell’ex presidente del Parlamento europeo, fermo al 30%. Un ultimo banco di prova prima del 24 settembre che confermerebbe in primo luogo un recupero, a livello personale, della Merkel nei confronti del suo avversario, Martin Schulz, che nelle prime settimane della campagna elettorale sembrava farsi preferire nei vari sondaggi. Così come i numeri nel complesso evidenzierebbero un vantaggio del fronte centrista moderato sui principali e storici avversari socialdemocratici. A maggior ragione se si pensa che questo arriva da un land tradizionalmente vicino all’Spd.

Un segnale sicuramente da tener in considerazione in vista del 24 settembre e che, se confermato fra quattro mesi, farebbe emergere definitivamente un altro dato: la crisi dei partiti del socialismo europeo. Un fatto di cui tra l’altro si è avuto già ampia riprova tanto in Olanda quanto in Francia dove le compagini rappresentanti hanno subìto delle sonore débâcle. Si tratta di una crisi profonda, che ha diverse ragioni e che ha portato ormai a una sensibile erosione del consenso in porzioni della società, una volta considerate basiche dal punto di vista elettorale.

Il motivo va, soprattutto, ricercato nell’incapacità della classe dirigente di ergersi a rappresentante credibile di temi come la disuguaglianza sociale, la lotta alla povertà, la tutela dei diritti civili, e perché no, anche la difesa dei quartieri e dei territori. Terreni su cui la sinistra non riesce più incidere, a vantaggio una volta dell’astensionismo, in alcuni casi di movimenti populisti anche di destra, o in altri di esponenti alla Macron che non sono altro che una sorta di via di mezzo. O perché no, a vantaggio del fronte centrista moderato di cui la Merkel è perfetta espressione.

Mario Montalbano


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