Presidenziali francesi ad alta tensione

A pochi giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, il voto sembra turbato da nuvoloni minacciosi pronti a scatenarsi in tempesta sui cittadini francesi. Niente a che fare con le agitazioni che hanno smussato gli spigoli del più recente comizio della leader del Front National Marine Le Pen (anche se la tensione sta salendo alle stelle); la minaccia terroristica, confermata dai servizi segreti soprattutto dopo gli ultimi arresti, è entrata – nuovamente – in uno scenario pieno di interrogativi quale lo spettro elettorale francese, rendendo l’imminente turno delle presidenziali ancora più infiammato di quanto già fosse. Considerato il risultato del 50 per cento più uno dei voti impossibile da ottenere per uno dei candidati, appare scontata la seconda manche che avrà luogo il 7 maggio. Una campagna elettorale destinata a durare ancora per circa un mese dunque, tra la contesa politica e la paura di attentati.

Non sono mancati i colpi di scena in questi ultimi mesi: finora abbiamo assistito a una Francia politica attraversata da scandali, sorpassi clamorosi e uscite di scena inaspettate. I sondaggi francesi fanno emergere una lotta a cinque, tra quei candidati che sostanzialmente raccoglieranno numeri importanti tra i tanti che si sono candidati (ben dodici).

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A quanto sembra – a vedere i sondaggi recentemente pubblicati dal Financial Times – i due principali contendenti sarebbero la leader della destra radicale antieuropeista Marine Le Pen e il centrista ex ministro del governo in carica Emmanuel Macron. La prima è stata da sempre la favorita per l’accesso al secondo turno (soprattutto dopo i successi delle elezioni amministrative), ed è considerata la candidata che otterrà più voti al primo turno. Il secondo, europeista e liberale, è lo sfidante con più chance di vittoria nel testa a testa di maggio, ed è cresciuto nei sondaggi soprattutto al sopraggiungere delle difficoltà del centrodestra dilaniato da scandali. Entrambi combattono per numeri che oscillano tra il 24 e il 25 per cento dei voti.

François Fillon, candidato “forte” del centrodestra che è stato danneggiato da alcuni scandali, è dato come terzo, secondo i sondaggi, e quindi estromesso dalla corsa a due per maggio. Si tratta di numeri che girano intorno alla cifra del 20 per cento dei consensi. Fillon è un conservatore che, in assenza di valanghe giudiziarie, avrebbe potuto correre più agevolmente contro Le Pen. Jean-Luc Mélenchon è il candidato di sinistra che sta raccogliendo consensi grazie alla sua arte oratoria, molto apprezzata nei dibattiti televisivi. Mélenchon è il candidato più di sinistra tra coloro che hanno ottenuto un considerevole consenso, e l’unico candidato credibile della sinistra francese – già abbondantemente distrutta dall’impopolarità di Hollande – che può aspirare alla terza piazza.

Alle primarie del Partito Socialista dello scorso novembre ha vinto Benoît Hamon, sorprendendo un po’ tutti. Si tratta del candidato dell’ala progressista del partito che si pone in maniera favorevole a una politica di sinistra tradizionale, sostanzialmente più moderata. Una visione che non ha affascinato gli elettori di sinistra che preferiscono appoggiarsi a Mélenchon, se non addirittura alla Le Pen.

È tanta la confusione, per la parte alta della classifica così come per gli ipotetici “esclusi predestinati” che si aggirano intorno (o molto più giù del) 10 per cento. Intanto, il clima caotico elettorale è drammaticamente accompagnato dal timore giustificato e certificato di attacchi terroristici in corrispondenza del voto del 23 aprile. A un passo dal primo turno delle elezioni presidenziali, il tema della sicurezza è tornato in primo piano lasciando in ombra persino lo scontro elettorale tra i cinque candidati. Aumentate le misure di sicurezza anche per i candidati stessi, allertate le scorte di polizia anche con le fotografie di alcuni sospettati. Saranno candidati blindati per elezioni controllatissime, ma la preoccupazione resta alta.

Dal Ministero dell’Interno francese, il comunicato parla chiaro: “Il rischio terrorismo è più elevato che mai. […] Faremo di tutto per garantire la sicurezza di questo evento cruciale per la nostra democrazia e la nostra Repubblica. Per garantire la sicurezza dei candidati, dei loro uffici, dei raduni elettorali e dei comizi”.

Daniele Monteleone


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