Le tipologie di referendum nell’Ordinamento costituzionale italiano

Poco più di un mese è trascorso dal referendum britannico che ha visto la vittoria della Brexit, con la conseguente attivazione del percorso che porterà la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea. 

Diverse sono state le polemiche in merito allo strumento referendario, al suo utilizzo, ai vantaggi nonché agli svantaggi determinabili dai risultati di tali consultazioni. Particolarmente dura l’opinione di Roberto Saviano qualche giorno dopo Brexit: «Brexit: ha vinto il Popolo. Me lo ricordo il Popolo, nel 1938, acclamare Hitler e Mussolini a Roma affacciati insieme al balcone di Piazza Venezia. Me lo ricordo il Popolo inebriato, esaltato, per la dichiarazione di guerra. Me lo ricordo il Popolo asservito, quasi isterico, al cospetto di ogni malfattore che abbia condotto l’Europa sull’orlo baratro. Me lo ricordo poi il Popolo che plaudiva quando al confino nel 1941 veniva mandato Altiero Spinelli, perché antifascista. A Ventotene, Spinelli, detenuto insieme a Ernesto Rossi e a Eugenio Colorni (antifascisti come lui) scrisse “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”. Quindi, a ben vedere, siamo sicuri che oggi il Popolo abbia vinto davvero?», cui ha fatto da contraltare l’opinione di Enrico Mentana (anche se non rivolta direttamente a Saviano): «Formidabili questi nuovi critici della libertà: un anno fa volevano insegnare la democrazia ai greci, che nel loro piccolo l’hanno creata qualche millennio fa. Ora ci riprovano con gli inglesi, padri della democrazia moderna. Due referendum, che erano stati voluti dai premier in carica, criticati come lesione della “vera democrazia”, e peraltro solo a causa del loro risultato. È bene allora ricordare già fin d’ora che in autunno qui da noi è in programma una terza consultazione, anch’essa voluta dal capo del governo, e che il termine referendum fu coniato proprio da queste parti, e non per caso».

Spesso – come si evince – il referendum diventa il teatro di scontro tra sovranità popolare e tecnicismo dei quesiti, tra merito delle decisioni e personalizzazione da parte del leader politico di turno. 

Tornando alle questioni nazionali, nei mesi scorsi ci siamo occupati di trivelle e – sempre a livello nazionale – a ottobre si terrà il referendum sulla riforma della Costituzione. Proveremo a far luce su questi ed altri aspetti, cercando di inquadrare l’istituto referendario sia a livello nazionale che sovranazionale, analizzandone le caratteristiche di base e prestando attenzione anche alla sua portata storica (seguendo il lancio del dossier dalla nostra pagina Facebook).

Come funziona il referendum nell’Ordinamento costituzionale italiano e quali sono le tipologie

In Italia distinguiamo diversi tipi di referendum, in base alle caratteristiche che presentano: – anzitutto si parla di referendum costituzionale, legislativo o amministrativo, a seconda della natura dell’atto sottoposto al voto popolare; – i referendum poi possono essere: obbligatori facoltativi (nel primo caso si svolgono di diritto, mentre nel secondo su iniziativa dei soggetti legittimati); – un’altra distinzione è quella tra referendum attivo passivo, in base alla provenienza dell’iniziativa (nel primo caso da un corpo elettorale, mentre nel secondo da un organo pubblico); – e poi ancora si distingue tra preventivo o successivo, a seconda che preceda o segua l’entrata in vigore dell’atto che ne costituisce l’oggetto; – infine, importante è la differenza tra referendum decisionale e consultivo (nel primo caso la consultazione ha efficacia giuridicamente vincolante, elemento che manca nel referendum consultivo).

Per quanto riguarda la tipologia, la Costituzione italiana ne prevede 4: abrogativo (art. 75), costituzionale (art. 138), territoriale (art. 132 comma 2) e regionale (art. 123, comma 1 e comma 3).

Il referendum abrogativo di leggi e atti con forza di legge è un referendum di tipo legislativo (in quanto può riguardare l’intero testo di una legge, una parte di legge o di un atto avente forza di legge); è inoltre facoltativo e attivo (perché può essere richiesto da 500 mila elettori o da almeno 5 Consigli regionali). È infine successivo (in quanto segue l’entrata in vigore della legge o dell’atto che ne costituisce l’oggetto). 

Il referendum previsto dall’art. 138 della Costituzione si configura come costituzionale (avendo per oggetto un progetto di legge costituzionale o di revisione costituzionale), facoltativo e ad iniziativa mista (può essere richiesto infatti oltre che da 500 mila elettori e da 5 Consigli regionali, anche da 1/5 dei membri di una Camera); il referendum costituzionale è inoltre eventuale (in quanto può essere richiesto solo se la maggioranza raggiunta nelle camere in sede di seconda deliberazione sia inferiore ai 2/3 dei componenti), preventivo (perché costituisce una fase del procedimento di attuazione di una legge o atto) e decisionale (perché dal suo esito dipende l’entrata in vigore o la decadenza del progetto approvato dalle camere).

La Costituzione italiana prevede il ricorso a 2 ipotesi di referendum territoriale: – il referendum sulla fusione di più regioni o la creazione di nuove regioni (con un minimo di 1 milione di abitanti su richiesta dei Consigli comunali che rappresentino almeno 1/3 delle popolazioni interessate, come disposto all’art. 132, comma 1); – referendum sul passaggio di province e comuni da una regione a un’altra (art. 132, comma 2). 

Questi referendum (costituzionali, abrogativi e territoriali) sono stati attuati con l. n. 352/1970.

L’art. 123 della Costituzione, prevede infine anche 2 diversi tipi di referendum regionale: – Il primo, disciplinato dal 3° comma, riguarda il c.d. procedimento rinforzato mediante il quale una regione ad autonomia ordinaria potrà darsi un nuovo statuto; – Il secondo tipo di referendum è quello che – ai sensi del citato articolo, comma 1 della Costituzione – deve essere regolato dagli statuti regionali, e può riguardare sia leggi della regione che atti amministrativi, ma può anche assumere natura abrogativa, consultiva o propositiva. 

Altri referendum a livello comunale e provinciale sono poi previsti da fonti sub-costituzionali (in particolare sono disciplinati dall’art. 8 del Testo Unico Enti Locali). Delineate così le diverse tipologie di referendum nel nostro Ordinamento costituzionale, nel prossimo articolo ci concentreremo sulla storia del referendum in Italia.


 

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