Radicalizzazione dell’Islam o islamizzazione del radicalismo?

Di Antinea Pasta – Chi sono questi terroristi? Come sono organizzati? Come sono reclutati e addestrati? “Lupi solitari” o “cellule dormienti”? Tutte domande a cui è estremamente complesso dare una risposta univoca. Il fenomeno del terrorismo ha cambiato pelle rispetto all’11 settembre ed al-Qaeda e l’Isis non sono la stessa cosa: sono due organizzazioni differenti e spesso in competizione tra loro. Oggi il fenomeno terroristico è molto più fluido, variabile e complesso rispetto al passato.

Due dei più grandi esperti di Islam, all’indomani degli attentati parigini di novembre, hanno aperto una querelle sulla natura difficilmente decifrabile del fenomeno terroristico. Il primo è Olivier Roy, politologo, professore di scienze politiche, esperto di islam. Insegna all’Istituto universitario europeo. Il secondo è Gilles Kepel, anch’egli politologo, orientalista e accademico, specialista di Islam e del mondo arabo. È accademico e direttore della cattedra «Moyen-Orient Méditerranée» dell’Institut d’études politiques de Paris.

Olivier Roy, su Le monde del 25 novembre 2015, parla di «rivolta generazionale e nichilista». «Questa non è la rivolta dell’islam o dei musulmani, – sostiene il politologo – ma un problema che riguarda due categorie di giovani. Non è una radicalizzazione dell’islam, ma un’islamizzazione del radicalismo». Le due categorie a cui Roy si riferisce sono i ragazzi della seconda generazione di immigrati e i convertiti all’islam. Entrambe le categorie portano con sé una volontà di radicalizzazione che trova un “brand” nell’Isis. Dunque la religione ha un ruolo marginale ed è il disagio di questi giovani delle periferie, frustrati, che non si riconoscono nei valori della propria famiglia di provenienza né in quelli della società occidentale in cui vivono, che li spinge ad immolarsi sotto il simbolo forte e identitario dell’Isis. Sostiene le Roy: «rielaborano un’identità che ai loro occhi è stata compromessa dai genitori e si convincono di essere “più musulmani dei musulmani”, in particolare dei padri. […] Quanto ai convertiti, scelgono l’islam perché sul mercato della rivolta radicale non c’è altro. Entrare nell’Is significa avere la certezza di poter seminare il terrore».

Sul versante opposto si schiera Gilles Kepel, per il quale si deve continuare a parlare di «radicalizzazione dell’islam». Kepel ritiene che l’esclusione sociale, economica e politica dei musulmani nati e cresciuti in Francia ha contribuito a creare quello che chiama la “terza generazione di jihadisti”. Il momento di svolta è rappresentato da una serie di eventi che si collocano nel 2005: la rivolta delle banlieue, che segnano «l’irruzione della generazione uscita dall’immigrazione postcoloniale come attore politico centrale»; la pubblicazione online de L’appello alla resistenza islamica mondiale, un testo dell’ideologo qaidista Abu Mus’ab al-Suri che «teorizza il terrorismo sul suolo europeo come principale vettore della lotta contro l’Occidente e identifica nella gioventù ‘male integrata’ il suo strumento privilegiato» e infine, la nascita del web 2.0, che introduce nel mondo jihadista nuove forme di comunicazione e reclutamento.

Questi tre fattori hanno spinto verso forme estreme dell’Islamin particolare verso il salafismo, una versione molto conservatrice dell’Islam, importata dal Medio Oriente grazie anche ai petrodollari sauditi. La dottrina salafita crea il giusto humus per il terrorismo.

Le due visioni, per quanto apparentemente contrapposte, potrebbero essere due volti della stessa medaglia e, dunque, essere complementari. Probabilmente coniugandole si potrebbe dare una visione più ampia di un fenomeno che è di lettura assai complessa, basti pensare che gli attacchi di Parigi sono già molto diversi rispetto ai fatti di Nizza.

Questi due approcci, all’indomani di un attentato sanguinoso come quello avvenuto a Nizza, sembrano esercizi di vacua retorica intellettuale, ma in realtà suggeriscono soluzioni e politiche di più ampio respiro, univoche e possibilmente europee. Che si parli di radicalizzazione dell’islam o di islamizzazione del radicalismo forse ciò che conta veramente è una svolta nella crisi valoriale che sia le società occidentali che quelle musulmane vivono oggi.

Vignetta in copertina di Roberta Di Fiore


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