Euro 2016: tra paura, novità e ritorno al passato la spunta il Portogallo

Di Mario Montalbano – Minuto 109. Éderzito Antònio Macedo Lopes, guineense naturalizzato portoghese, riceve palla, spalle alla porta, riesce a districarsi dalla marcatura del difensore francese, Koscielny, e lascia partire un destro dai 20 metri che s’insacca all’angolo destro.

Nulla da fare per Hugo Lloris, portiere capitano della Francia. 1-0 e Portogallo campione d’Europa per la prima volta della sua storia. Ai francesi non riesce quanto fatto nelle edizioni casalinghe degli anni passati: Europei del 1984 e Mondiali del 1998. Vince, invece, un’autentica outsider, non nuova nella storia calcistica contemporanea a ottimi risultati (finale ad Euro 2004, semifinali al Mondiale 2010 e ad Euro 2012), ma che nel corso della manifestazione ha avuto la meglio nell’arco dei 90 minuti regolamentari solamente del Galles in semifinale.

Cala così il sipario sullo spettacolo di Euro 2016. Una manifestazione avvenuta sotto i peggiori presagi. Gli attentati alla redazione di Charlie Hebdo del gennaio 2015, e quelli del 13 novembre al Bataclan e all’esterno dello Stade de France, hanno segnato un solco indelebile, finendo inevitabilmente per scalfire l’animo orgoglioso dei francesi. “Non ci piegheremo alla paura, Euro 2016 si farà”, il grido delle autorità transalpine ad ogni minimo dubbio, sollevato dalla stampa e non solo nei mesi scorsi. Per renderli più sicuri, il governo francese e l’Uefa hanno deciso di investire in sicurezza, aumentando gli apparati di controllo dentro e fuori gli stadi, ma soprattutto nelle tanto temute fan zones. E gli effetti della paura sono stati visibili in ogni singolo giorno della manifestazione. I falsi allarme su pacchi sospetti non sono mancati, esempi palesi dell’isteria di un continente, che teme di non potersi difendere abbastanza da un nemico indefinito. Ma, paradossalmente non sono mancati episodi incresciosi. Nei primi giorni, numerosi e ripetitivi sono stati gli incidenti nelle città francesi, tra gli hooligans di diverse nazionalità, russi ed inglesi su tutti. Uno spauracchio, ben conosciuto ormai dagli organi di polizia di tutta Europa, ma che purtroppo ciclicamente si ripresenta.

Sono stati degli Europei carichi di significato, tra intrecci socio-politici e avvento di nuove e sconosciute, calcisticamente parlando, realtà. Sono stati gli Europei ad esempio delle cenerentole, delle prime volte, grazie anche e soprattutto alla riforma del format della competizione, che tanto ha fatto discutere e che tanto farà discutere ancora negli anni a venire. Ma, grazie ad essa, si sono potute ammirare storie mirabili. L’Albania dell’italiano De Biasi, e dei figli delle migrazioni degli anni 80 e 90, con la storia dei fratelli Xhaka a far da sfondo ad una delle partite etnicamente più interessanti della storia, quella con la Svizzera. L’Islanda, una nazione composta da poco più di 300 000 abitanti, in grado di portare spettacolo tra gli spalti, persino imitato da tifoserie ben più note, in campo, dato lo storico risultato dei quarti di finale, e in tv, con picchi di share inimmaginabili.

Sono stati gli Europei dell’Inghilterra, uscita clamorosamente agli ottavi, a distanza solamente di qualche giorno dall’uscita, voluta a mezzo referendario, dall’Unione Europea. Un intreccio paradossale. Quasi che il calcio abbia voluto ribadire un ulteriore messaggio al popolo di Sua Maestà. Quasi che il calcio abbia voluto rafforzare l’esito storico di un evento politico. Già, quasi.

Infine, sono stati gli Europei del ritorno al passato. Austria-Ungheria racchiude secoli di storia sociale e politica, di una rivalità che travalica i confini dello sport, e che il calcio ha riportato all’interno di un rettangolo di gioco. Italia-Germania e Francia-Germania, due classiche del calcio contemporaneo, e non a caso, tre protagoniste di partite che hanno segnato l’epoca dello sport e non solo, vedi Città del Messico 1970 e Siviglia 1982. Ma, anche qui la novità ha voluto metterci lo zampino. E così ha visto soccombere coloro che nelle rispettive partite sembravano avere una tradizione inossidabile. E di questa novità, francamente, avremmo fatto volentieri a meno.


 

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