Siria, l’esercito riconquista la sua “Sposa”

Il 27 marzo, durante la domenica di Pasqua, le forze lealiste del presidente siriano Bashar Al Assad, con il sostegno decisivo dell’aviazione russa, hanno strappato dalle mani dell’ISIS la città simbolo di Palmira.

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Panorama di Palmira (credit: Zaid El-Hoiydi / Wikipedia)

Da secoli nota come la “Sposa del Deserto”, poiché era un vitale centro carovaniero per viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriaco per collegare l’Occidente (Roma e le principali città dell’impero) con l’Oriente (la Mesopotamia, la Persia, fino all’India e alla Cina), l’antica cittadella di Palmira era stata dichiarata dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. Proprio a causa dell’importanza di tale luogo, i miliziani dello Stato Islamico si sono “presi cura” a modo loro delle antichità della città avviando un processo di distruzione sistematica dei reperti e degli importantissimi siti archeologici custoditi in quest’area. Stando a quanto riferiscono le fonti, la battaglia è durata tutta la giornata del 27 con i miliziani che sono stati fermati dall’ingresso delle truppe siriane nel complesso archeologico e dai caccia russi.

«La riconquista di Palmira dimostra il successo della strategia perseguita dall’esercito siriano e dai suoi alleati nella guerra al terrorismo», dice il presidente siriano, Al Assad, alla tv di Stato. Secondo Assad, si tratta di un «risultato importante».

La riconquista di Palmira, oltre che militare (il suo possesso consente di controllare le rotte per l’Iraq e la Giordania), ha un grande valore mediatico. Se ripensiamo ai giorni di maggio dello scorso anno, quando le truppe del Califfato entravano tra le antiche rovine romane di Palmira, l’Isis sembrava inarrestabile e invincibile. Questa vittoria ci fa comprendere l’enorme significato psicologico rappresentato dalla riconquista della città.

Subito dopo la conquista di Palmira è stato ucciso, dopo essere stato torturato, il più importante archeologo siriano, il professor Khaled al-Asaad, che si era rifiutato di rivelare dove erano stati nascosti i reperti più antichi e preziosi che l’ISIS intendeva vendere sul mercato clandestino delle antichità. Il suo corpo è stato appeso a una delle antiche colonne nella piazza davanti al museo.

Bisogna adesso occuparsi del patrimonio archeologico da salvare e recuperare.I militari russi che ancora operano in Siria stanno inviando nell’area di Palmira esperti sminatori dotati di droni e di mini robot per mettere in sicurezza il sito archeologico dalla minaccia delle mine disseminate in tutta la zona dagli uomini del Califfato prima della ritirata. Dopo gli sminatori sarà il turno degli archeologi che dovranno valutare i danni e avviare i primi restauri. Anche in questo caso in prima linea si schiereranno gli archeologi russi. Vladimir Pitrovsky, capo della missione in Siria del Museo Hermitage di San Pietroburgo, incaricato di dirigere la task force che dovrà determinare l’entità dei danni inflitti alle antichità dai vandali dell’ISIS, spera che ai russi si affianchino rapidamente missioni archeologiche tedesche, francesi e italiane. In un’intervista Pitrovsky ha dichiarato che “per prima cosa occorre valutare i danni arrecati: cosa è stato distrutto, cosa si è salvato seppure parzialmente. Poi dovremmo creare una nuova mappa del sito e dividere le aree di responsabilità tra le missioni archeologiche internazionali”.

Mentre i governi occidentali ancora tacciono, il capo dell’Unità di crisi dell’Unesco, l’italiano Giovanni Boccardi, si è affrettato a dichiarare alle agenzie internazionali che “non appena le condizioni della sicurezza lo consentiranno anche noi ci recheremo a Palmira […] che è un sito di valore universale e appartiene a tutta l’umanità ed è quindi responsabilità della comunità internazionale di aiutare il popolo siriano nella ricostruzione”.

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Palmira prima e dopo (credit: JOSEPH EID / AFP / Getty Images)

Ancora non si sa quale sarà il prossimo passo da parte del fronte russo/siriano però i segnali di una “ripresa” ci sono. Solo quasi un anno fa, conquistando Palmira il Califfato sembrava invincibile. Il regime di Assad era alle corde, mentre la Russia di Vladimir Putin rischiava l’isolamento internazionale per le vicende della Crimea. In pochi mesi il presidente russo ha mutato il corso degli avvenimenti aggiudicandosi il merito di aver avviato un concreto processo di lotta delle armate di Al Baghdadi che, di fronte alle esitazioni e alle ambiguità dell’America, sembravano destinate a insediarsi stabilmente in Siria e nell’Iraq del nord.

Palmira può essere forse il simbolo dell’inizio della fine per l’ISIS e del ritorno della Russia al centro dello scacchiere internazionale.

Francesco Tronci


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