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Brasile, tra instabilità politica e corruzione

Di Martina Lecce – A pochi mesi dall’inizio dei giochi olimpici, il Brasile, prima economia dell’America latina, sembra essere passato da una situazione di ascesa ad una di profondo baratro. Dopo un decennio di incalzante crescita, e un picco del 4.1% del PIL raggiunto nel Luglio 2013, la situazione attuale non è promettente.

Negli ultimi anni il tasso di crescita è andato sempre più diminuendo sino a culminare in un preoccupante -5.9% e, insieme a questo, anche il livello di gradimento dell’attuale presidente Dilma Rousseff ha drasticamente perso quota.

Crisi internazionale, economia in stallo, scandali e corruzione sembrano essere tutti ingredienti che si stanno legando tra loro in maniera inscindibile creando una miscela pericolosa che sta mostrando l’immagine di un Brasile sempre più debole e in preda all’instabilità governativa. Chi crede che la situazione sia diventata insostenibile e che qualcosa in Brasile debba cambiare è il popolo che, lo scorso 13 Marzo, è sceso in piazza per chiedere le dimissioni della Presidente accusata di essere responsabile della violenta crisi economica che ha colpito il Paese e di essersi macchiata di corruzione.

Dilma Rousseff si trova, infatti, al suo secondo mandato presidenziale ma la fiducia e la popolarità che l’avevano contraddistinta nel corso delle elezioni del 2014 contro l’avversario Aécio Neves sembrano adesso essere state perse. Il Brasile non cresce più, non c’è più lavoro, la crisi economica incalza legandosi a quella politica e il popolo chiede delle risposte che spieghino come si sia arrivati alla situazione attuale e, soprattutto, chiede trasparenza nell’ambito degli scandali di corruzione. Proprio quello della corruzione è uno dei principali problemi che il Brasile si sta trovando ad affrontare da quando, nel marzo del 2014, ha preso il via l’inchiesta Petrobras.

Petrobras (Petroleo Brasileiro S.A) è una delle maggiori aziende brasiliane, una delle più grandi società petrolifere al mondo il cui fatturato può essere paragonato a quello di una piccola nazione.

Nel 2014, l’Operação Lava Jato, condotta dalla polizia federale brasiliana, ha portato alla luce un vasto sistema di tangenti, appalti, appropriazioni illecite di fondi pubblici che avrebbero coinvolto una cinquantina di persone tra ex dirigenti della compagnia petrolifera, personaggi di spicco delle aziende e delle multinazionali appartenenti alla Btp per la costruzione e i lavori pubblici. L’operazione ha, inoltre, scoperto il coinvolgimento di politici del Partito dei Lavoratori (partito a cui appartiene la Presidente), del Partito del Movimento Democratico Brasiliano e del Partito Progressista. Se gli ex dirigenti di Petrobras sono accusati di aver gonfiato dall’1 al 3 per cento del loro valore i contratti con alcune società di costruzione per impiantare nuove strutture petrolifere al largo delle coste brasiliane, i partiti politici coinvolti devono fronteggiare l’accusa di aver ricevuto finanziamenti illeciti per sostenere le proprie campagne elettorali.

Il Partito dei Lavoratori si trova fermamente coinvolto nell’inchiesta non solo per aver profittato delle malversazioni ma anche perché, all’epoca dell’avvenimento dei fatti, l’attuale Presidente Dilma Rousseff era a capo del Consiglio di Amministrazione dell’azienda petrolifera. Inoltre, tra il 2003 e il 2005, essa ha ricoperto le cariche di Ministro per le Miniere e le Energie presso il gabinetto Lula, in seguito Ministro di Casa civile e Capo di gabinetto sempre per lo stesso governo.

Nonostante i magistrati concordino sull’estraneità dei fatti della Presidente, l’opinione pubblica, credendo che anch’essa sia coinvolta negli scandali, continua a manifestare a gran voce la necessità che Rousseff si dimetta e questi potrebbero essere i giorni decisivi per decretare la caduta della Presidente.

Lo scorso 18 Marzo, infatti, il Congresso ha avviato la procedura per la messa in stato d’accusa della Presidente e l’impeachment sembrerebbe essere condiviso da più della metà dei brasiliani. Ciò a cui la Rousseff è chiamata a rispondere è l’accusa di aver nascosto la reale dimensione del deficit di bilancio e di aver coperto i buchi con i fondi delle banche statali ma, in realtà, in essa si celerebbero colpe relative al pessimo andamento economico del paese e al coinvolgimento dei Partito dei Lavoratori nell’inchiesta Petrobras.

Lunedì 11 Aprile si verrà a conoscenza della decisione ma, al contempo, due eventi hanno reso questo già insidioso scenario più complicato: il passaggio all’opposizione del Partito del Movimento Democratico Brasiliano, il maggiore alleato del Partito dei Lavoratori, e la nomina dell’ex Presidente Lula, già indagato nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato, a ministro. La nomina di Lula è stata, tuttavia, bloccata dai giudici.

In attesa che la commissione si pronunci in via definitiva sull’impeachment, la Presidente si mostra decisa a non volersi dimettere e, come affermato da lei stessa attraverso i social network, a non “perdere il controllo, l’asse e la speranza”.


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