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Bielorussia: e se Putin ci stupisse?

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Il supporto dichiarato a Lukashenko potrebbe essere una mera facciata, in attesa che altri leader siano estratti dal congelatore.


Negli ultimi giorni il mondo intero è stato col fiato sospeso. La crisi bielorussa, innescata dalle inaspettate proteste popolari, ha aperto scenari di guerra – in quel nodo nevralgico dell’estremità d’Europa. Lukashenko ha prima proceduto alla repressione. “Il popolo manifesta, sire.” “Manganellatelo!”

Ma poi non tutti sono stati disposti a eseguire gli ordini. E in quella giornata cruciale che è stato il ferragosto dell’estate del covid-19, l’antisommossa ha deposto gli scudi e ricevuto fiori e abbracci dai manifestanti. Quando a scioperare sono gli operai delle fabbriche e ad ammutinare i sacri guardiani dell’ordine, il leader trema. E chiede aiuto a Putin.

Lontani i giorni delle scaramucce, in cui Lukashenko flirtava con l’Europa e accoglieva Mike Pompeo. Lontana l’arroganza delle mosse della prima ora, quando Lukashenko additava la Russia come fomentatore delle proteste e arrestava 33 preziosi soldati scelti della Wagner. Lontana l’idea di continuare a porre rifiuti ai piani di Mosca per Minsk. Avrà promesso di tutto, Lukashenko, inginocchiato al Kremlino, per salvarsi la pelle.

Si, perché che fine farebbe se le proteste avessero infine successo nel destituirlo? Potrebbe essere processato da un tribunale internazionale per le mostruosità che ha commesso; potrebbe finire a testa in giù, appeso penzoloni di fronte alla statua di Lenin. Se avesse fatto in tempo, avrebbe potuto auto-esiliarsi e coltivare patate a Rostov. Invece lui vuole continuare a regnare.

Così lui crede, e molti credono, che sia sufficiente chiedere aiuto a Mosca, offrire in cambio del prolungamento innaturale del suo regno la completa integrazione della Bielorussia con la Russia e obbedienza incondizionata al Kremlino. Ma per mantenere in vita il corpo morente, la Russia dovrebbe acconsentire a fare il lavoro sporco. Davvero crediamo Putin così masochista? Perché invece non pensare di ottenere le stesse condizioni da candidati altri, già opportunamente catechizzati, che darebbero gli stessi risultati, maggiore garanzia di saldezza nei loro rapporti con Mosca, e soprattutto avrebbero una faccia nuova? Perchè Mosca dovrebbe colludere con le mani sporche di sangue di Lukashenko e alienarsi i sentimenti del popolo bielorusso?

È forse solo un gioco di prestigio, quello della Russia in queste ore (settimane). Parlare di forze speciali preparate all’uopo dietro richiesta di Lukashenko. Effettuare e programmare scambi di visite ad alto livello – Mishustin a Minsk, Lukashenko a Mosca. Far vedere i “piccoli uomini verdi” e qualche convoglio senza araldica. Far svolazzare avanti e indietro degli aeroplanini – sempre ben alla vista dei radar. E di fatto, far nulla. Aspettare, prendere tempo, aver modo di osservare gli atteggiamenti dell’UE, dell’opposizione bielorussa. Alzare la tensione ai confini NATO, attendere magari che una contromisura Atlantica possa essere bollata come provocazione e avere un’altra scusa per lamentare aggressione e accerchiamento. Misurare la persistenza dei manifestanti, vedere quanto sono disposti i bielorussi a resistere. E vincere in ogni caso.

Perché se le proteste ottenessero ciò che vogliono, si andrebbe a un periodo di transizione guidato dal Consiglio di coordinamento, che per sua natura stessa è provvisorio e composito. Dalla transizione verrebbero poi fuori nuove elezioni e un nuovo leader. Verosimilmente dalla troika dei candidati che hanno cercato di opporsi a Lukashenko per le scorse elezioni, e almeno due dei quali sono di gradimento a Mosca.

Quale fattore si potrebbe isolare come unica ragion sufficiente a spingere la Russia a intervenire a favore di Lukashenko, dunque? Solo il “malsano” esempio che una protesta pacifica sia efficace nel destituire il governo. Un malsano esempio alle porte della Russia, dove in Oriente continuano le proteste e dove l’avvelenamento di Navalny ha ulteriormente provato i nervi del popolo russo.

Ma mandare i carri armati a Minsk sarebbe una follia davvero troppo grande – e anche se un intervento non necessariamente violento è un’opzione – perché non lasciare che l’ormai bruciato Lukashenko faccia la fine di Maria Antonietta?


 
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Claudia Palazzo

Claudia Palazzo

A spasso per l’Eurasia.

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