Tampon tax, il governo approva la riduzione dell’Iva

Nella manovra finanziaria presentata dal governo compare per la prima volta la riduzione della Tampon tax, l’Iva sui prodotti di igiene intima femminile. 


Con la manovra finanziaria varata lo scorso 19 ottobre, il governo italiano sembra finalmente riconoscere ciò che, per anni, numerosi movimenti femministi hanno instancabilmente rivendicato: «il ciclo non è un lusso».

Per la prima volta, e in netto ritardo rispetto al resto degli altri Paesi europei e non solo, il governo ha approvato, tra le novità contenute nel documento programmatico di bilancio da sottoporre al vaglio della Commissione europea, il taglio dell’ aliquota Iva dal 22% al 10% sui prodotti assorbenti per l’igiene intima femminile, finora considerati alla stregua dei beni di lusso. 

Un simile provvedimento è senz’altro da valutare positivamente nell’ottica del riconoscimento pieno della parità di genere, sebbene non esaurisca completamente quanto a lungo richiesto, promosso e suggerito da diverse organizzazioni della società civile. 

L’acquisto di prodotti simili rientra, infatti, tra le spese da cui le donne non possono esimersi per gran parte della loro vita proprio perché, rispondendo a bisogni fisiologici, non possono scegliere se acquistarli o meno o se rinunciare al loro utilizzo; mentre in capo allo Stato risiede l’assoluto potere di scegliere se tassarli o meno e in quale misura.

Tuttavia, in Italia, i prodotti per l’igiene intima femminile non sono mai stati considerati beni di prima necessità come dimostra il fatto che, sin dall’introduzione della Tampon Tax nel 1973, gli stessi non sono mai stati soggetti all’applicazione dell’Iva ridotta al 4% prevista per i beni di prima necessità bensì sono stati gravati da un’iniziale aliquota IVA pari al 12% che negli anni ha visto crescere la sua percentuale fino al 22%.

Una tassa, dunque, eccessivamente alta e sostanzialmente ingiusta che appare ancora più iniqua se si considera la tassazione di prodotti come i rasoi da barba sui quali grava un’aliquota ridotta del 4% o, addirittura, come il tartufo cui si applica un’aliquota pari al 5% o al 10%, a seconda della freschezza del prodotto.

Il confronto con gli altri Paesi

Con la proposta di riduzione dell’Iva, il governo italiano sembra aver recepito quanto suggerito dal Parlamento europeo nella “Risoluzione del 24 giugno 2021 sulla situazione sessuale e riproduttiva e relativi diritti nell’Ue, nel quadro della salute delle donne”, con la quale «quest’ultimo da un lato, poneva in evidenza gli effetti negativi dell’imposta sugli assorbenti in termini di parità di genere e dall’altro, invitava tutti gli Stati Membri ad eliminare la cd. Tampon Tax approfittando della flessibilità introdotta dalla direttiva sull’Iva e applicando esenzioni o aliquote IVA allo 0% a questi beni essenziali». 

Ma non è tutto. Infatti, se la riduzione dell’Iva dovesse diventare definitiva, l’Italia si avvicinerebbe ai Paesi più virtuosi in materia di Tampon Tax come l’Irlanda, che nel 2006 ha definitivamente abolito l’imposta, o la Scozia, che distribuisce gli assorbenti gratuitamente. 

Tra gli Stati più virtuosi si collocano, inoltre, la Germania che nel 2019 ha ridotto l’imposta dal 19% al 7%, la Francia che prevede un’imposta ridotta del 5,5% e Cipro dove assorbenti, tamponi e  prodotti simili sono gravati da un’aliquota Iva pari al 5%. 

Anche il Regno Unito ha deciso, a decorrere dal 1° gennaio 2021, di azzerare l’imposta sui prodotti igienici che fino a quel momento erano tassati al 5%, vantando il provvedimento come uno degli effetti positivi della Brexit dal momento che l’Ue considera gli stessi come beni non essenziali. 

Al di fuori dell’Europa, notevoli sono stati gli sforzi compiuti dal governo neozelandese che, nel tentativo di combattere la cd. Period Poverty, ha stabilito uno stanziamento iniziale di 25 milioni di euro per la fornitura di prodotti per la cura e l’igiene mestruale in tutte le scuole per un periodo di 3 anni. 

I tentativi di riduzione del governo italiano

Il provvedimento contenuto nella manovra di bilancio 2022 non costituisce il primo e unico tentativo di riduzione dell’Iva sugli assorbenti. Fin dal 2016, infatti, si sono avvicendate proposte di legge i cui fini erano il taglio o l’azzeramento dell’imposta, tutte culminate in veri e propri fallimenti. 

Il primo tentativo risale, appunto, al 2016 quando gli onorevoli Giuseppe Civati e Beatrice Brignone, esponenti del partito Possibile, depositarono la loro proposta di legge per la riduzione dell’aliquota dell’imposta relativa a prodotti di prima necessità per le donne dal 22% al 4%. 

Purtroppo, la proposta non solo non venne mai calendarizzata ma fu perfino oggetto di scherno da parte dell’opinione pubblica, soprattutto sul web e in televisione. 

Nel 2019, fu Laura Boldrini a presentare un emendamento al decreto fiscale con cui proponeva il taglio della Tampon tax dal 22% al 10% ma la proposta venne respinta dalla Commissione Finanze della Camera. 

Nello stesso anno si raggiunse, però, un accordo al ribasso concedendo una riduzione dell’Iva al 5% ma soltanto per gli assorbenti compostabili e biodegradabili e per le coppette. 

Nessun entusiasmo fu riservato a quest’ultimo provvedimento anche in virtù del fatto che i prodotti per i quali veniva concessa la riduzione rappresentano soltanto l’1% del totale degli assorbenti venduti in Italia. 

L’ultimo tentativo, in ordine di tempo, fu riproposto da Laura Boldrini che, insieme a un gruppo di parlamentari e con il supporto di WeWorld e Onde Rosa, lo scorso dicembre ha presentato un emendamento alla legge di bilancio che prevedeva il taglio dell’Iva dal 22% al 5%

Purtroppo, anche questo tentativo è culminato in un fallimento poiché il Ministero dell’Economia e Finanza lo considerava un esborso eccessivamente oneroso per le casse dello Stato.

La Tampon tax alimenta le disuguaglianze

La questione dell’azzeramento, o quanto meno dell’abbattimento, della Tampon Tax non può ridursi ad una mera questione finanziaria giustificata dall’esigenza di aumentare le entrate dello Stato in quanto una tassazione così elevata su prodotti ai quali la metà della popolazione non può rinunciare implica, prima di tutto, la necessaria tutela e garanzia dei diritti costituzionalmente riconosciuti, quali il diritto all’uguaglianza, alla salute alla dignità, all’educazione e al lavoro.

La Tampon Tax si pone, dunque, in contrasto con il diritto delle donne all’uguaglianza, disciplinato all’art. 3 della Costituzione. 

Come ribadito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.126 del 1968, «l’art. 3 della Costituzione tende ad escludere privilegi e disposizioni discriminatorie tra i cittadini e prende in considerazione l’uomo e la donna come soggetti singoli, che, nei rapporti sociali, godono di eguali diritti ed eguali doveri. Esso tutela la sfera giuridica della donna ponendola in condizioni di perfetta eguaglianza con l’uomo rispetto ai diritti di libertà, alla immissione nella vita pubblica, alla partecipazione alla vita economica ed ai rapporti di lavoro». 

Sembra, dunque,  inevitabile che lo Stato si faccia promotore del taglio dell’aliquota Iva sugli assorbenti. 

Il ruolo della società civile

Il triste susseguirsi dei tanti tentativi politici falliti testimonia l’assoluta necessità di superare quel paradigma culturale dominante incentrato su un modello patriarcale in cui non c’è spazio per i bisogni delle donne, neppure per quelli più strettamente fisiologici che vengono, al contrario, considerati ancora come un tabù e, di conseguenza, esclusi dal dibattito. 

Senza questo cambiamento necessario, qualunque provvedimento che il governo adotterà per rafforzare la parità di genere sarà destinato ancora una volta a fallire. 

In tal senso, è essenziale la promozione di una profonda sinergia tra organi di indirizzo politico e organizzazioni della società civile, capaci di farsi promotori di una profonda attività di sensibilizzazione verso temi caldi come quello della Tampon tax.

L’approvazione del taglio dell’Iva può essere, dunque, considerato il risultato delle tante campagne di attivismo promosse negli ultimi anni da varie organizzazioni, prima fra tutte Onde Rosa, che nel giugno 2019 ha iniziato una vera e propria battaglia contro la Tampon tax, lanciando la petizione online “Stop Tampon tax: il ciclo non è un lusso” che in brevissimo tempo ha raccolto ben oltre 650.000 firme. 

Grande successo ha poi riscosso il Tampon Tax Tour, una campagna promossa lo scorso 15 luglio dalla consigliera comunale Laura Sparavigna e dalla presidente dell’associazione Tocca a Noi, Lucrezia Iurlaro. 

Obiettivo della campagna è quello di visitare i comuni d’Italia, dal Trentino alla Sicilia, al fine di valorizzare le singole iniziative locali di abbattimento dell’imposta e di ottenere dal Parlamento nazionale la riduzione al 4% dell’Iva nella prossima legge di bilancio. 

Dunque, la campagna è stata senza dubbio determinante per l’adozione, da parte del governo, del provvedimento di riduzione dell’aliquota Iva sui prodotti igienico-sanitari femminili. 

Nonostante il provvedimento contemplato dalla manovra preveda l’abbattimento al 10% e non al 4% come richiesto dalle associazioni, è innegabile che la misura, unitamente alla proposta di legge sulla parità salariale approvata da entrambi i rami del Parlamento e alle novità introdotte dal Family Act, sembri testimoniare un nuovo impegno del governo italiano nel riconoscimento dell’importanza della parità di genere ai fini dello sviluppo e del benessere complessivo della società. 


Immagine in copertina di Marco Verch Professional Photographer

Mimma Randazzo

Appassionata del diritto in tutte le sue forme. Strenua sostenitrice dei diritti umani, trascorro il mio tempo libero studiando e scrivendo di diritti delle donne e di parità di genere.

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