Affitti brevi, per la Corte UE occorre l’autorizzazione del Comune

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Con la sentenza 22 settembre 2020, la Grande Sezione della Corte di giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata sul tema degli affitti brevi.


La decisione assunta dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), con la sentenza del 22 settembre 2020, rappresenta un’importante svolta in merito alla regolamentazione degli affitti a breve termine e una chiara presa di posizione volta a garantire il diritto di alloggio a tutti i cittadini. Il fenomeno riguarda proprio un sistema che ha generato una carenza di alloggi per i residenti nel tempo, creando anche problemi agli albergatori.

La vicenda concreta prende le mosse dalla concessione in locazione, per un breve periodo di tempo, di due monolocali tramite Airbnb, nota community che permette a chi ha una o più camere disponibili nella propria abitazione di affittarle ai viaggiatori che vogliono conoscere una determinata città.

Sia il giudice di prime cure sia il giudice di secondo grado hanno sanzionato i proprietari dei monolocali per aver dato in locazione gli appartamenti senza opportuna autorizzazione e «in maniera reiterata». Già a inizio 2019, il Comune di Parigi aveva chiesto a Airbnb 12,5 milioni di euro come risarcimento per aver violato le regole sugli affitti della città. 

Il sindaco Anne Hidalgo aveva dichiarato che le ispezioni avviate dal Comune avevano individuato circa mille annunci illegali, potenzialmente da multare per un ammontare pari a 12.500 euro ciascuno, e che l’obiettivo dell’amministrazione parigina era «innescare un elettroshock e porre fine a questi affitti incontrollati che contaminano alcune zone di Parigi».

Oltre a questo, la stessa Hidalgo aveva sottolineato come fosse «il momento di un nuovo approccio da parte delle autorità europee, per una normativa che rispetti in primis l’interesse generale, che per noi significa accessibilità per il mercato degli affitti e vivibilità per le nostre città». Secondo la RFI, negli ultimi anni a Parigi sono state perse oltre 20mila case, che invece di essere comprate o destinate agli affitti a più lungo termine, sono state acquistate da persone che le impiegano per gli affitti brevi, facendone un business che ha creato notevoli problemi sia a chi vuole trovare una casa per viverci, sia agli albergatori.

affitti brevi

Sempre secondo RFI, Airbnb ha comunque dichiarato che «accoglie la decisione» della Corte di Giustizia e che collaborerà per chiarire le regole che si applicano a chi vuole affittare le proprie seconde case a Parigi.

Spostandosi sui dettagli più tecnici, i giudici di Lussemburgo hanno avuto cura, innanzitutto, di osservare che l’Unione Europea mira a stabilire legami sempre più stretti tra gli Stati, pertanto l’eliminazione delle barriere allo sviluppo del settore dei servizi tra Stati membri costituisce uno strumento essenziale per rafforzare l’integrazione fra i popoli europei e per promuovere un progresso economico e sociale equilibrato e duraturo.

Nel merito, la Corte di Giustizia ha dichiarato conforme al diritto comunitario (e in particolare alla Direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato interno) la normativa del codice dell’edilizia e dell’abitazione francese, che assoggetta a previa autorizzazione la locazione di un immobile destinato ad abitazione come residenza principale, nei comuni con più di 200.000 abitanti e in quelli di 3 dipartimenti limitrofi a Parigi, per brevi periodi e in modo ripetuto, a una clientela di passaggio che non vi elegga domicilio. 

La normativa in questione, ha osservato la Corte, è volta a istituire un meccanismo per la lotta contro la scarsità di alloggi, con l’obiettivo di far fronte al peggioramento delle condizioni di accesso agli alloggi e all’aggravarsi delle tensioni nei mercati immobiliari, principalmente regolando i malfunzionamenti del mercato, che costituisce un motivo imperativo di interesse generale.

Per il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, si è trattato, quindi di «una vittoria, attesa da tante città europee, che marca un punto di svolta per la legislazione sul tema e rappresenta una pietra miliare per il diritto alla casa».


Maria Concetta Moscato

Laureata in Giurisprudenza. Ritengo che il lavoro di gruppo sia fondamentale poiché è in questo che è possibile costruire una visione comune.

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