Violenza sessuale: via libera della Consulta al patrocinio gratuito per tutte le vittime

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Con il deposito di una sentenza storica, la Consulta offre un concreto sostegno alle vittime di violenza sessuale, riconoscendo loro il diritto al patrocinio gratuito.


Con il deposito della prima sentenza del 2021, la Corte Costituzionale ha riconosciuto l’accesso automatico al patrocinio a spese dello stato a tutte le persone offese dai reati di violenza, puntualmente indicati nel corpo della sentenza medesima, indipendentemente dai vincoli reddituali ordinariamente richiesti per l’accesso a siffatto beneficio.

Tra i reati di violenza per i quali è ammesso l’accesso diretto al patrocinio gratuito, vi rientrano i maltrattamenti contro familiari o conviventi, violenza sessuale, pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori, prostituzione e pornografia minorile, tratta di persone, corruzione di minorenne e iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile.

È utile richiamare alla mente che, di norma, il patrocinio a spese dello Stato è un beneficio attraverso cui si accorda assistenza legale gratuita ai meno abbienti. La condizione di non abbienza deve essere valutata sulla base dell’esistenza di una specifica condizione reddituale dell’istante e in particolare, sulla base di un reddito che non superi la soglia di 11.493,82 euro.

La decisione della Corte Costituzionale

L’estensione del patrocinio gratuito a tutte le vittime di violenza, prosegue la Corte, si pone in linea con i provvedimenti adottati negli ultimi anni dal nostro ordinamento giuridico che mirano a garantire una più efficace risposta a reati di crescente allarme sociale come quelli contro la libertà e l’autodeterminazione sessuale e dunque, una più efficace tutela delle vittime

Inoltre, nel testo della sentenza si legge che «la ratio della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità».

Sentenza storica per le vittime di reati sessuali

Si tratta di una sentenza storica per la tutela di tutte le vittime di reati sessuali, in particolare per le donne, considerato che tra il 2017 e il 2018 hanno rappresentato il 90 per cento delle vittime di violenza sessuale che denunciavano abusi e maltrattamenti. Se ne comprende ancor di più l’importanza se si considera l’attuale situazione storica in cui la sentenza si inserisce e che ha testimoniato un drastico incremento, in Italia come nel resto del mondo, del numero di femminicidi così come di maltrattamenti e abusi.

Un fenomeno talmente pericoloso e insidioso da giustificare l’adozione della definizione di una “Pandemia Ombra” da parte di UN WOMEN, l’agenzia dell’ONU per l’uguaglianza di genere, a indicare l’escalation di violenze subite dalle donne nel 2020. Escalation che, come dichiarato da UN WOMEN, ha assunto le più disparate forme spaziando dalla violenza fisica e psicologica, e dalla inasprita dalla condizione di convivenza forzata e isolamento dalle comunità cui la pandemia ha costretto numerose donne. 

Il rapporto Eures: femminicidi e aumento di richieste di aiuto

È proprio l’ambito domestico ad assurgere a luogo prediletto per il perpetrarsi di forme di violenza di genere in Italia nell’anno appena concluso. Dalla lettura del rapporto Eures, è emerso che, nei primi dieci mesi del 2020, una donna ogni tre giorni è stata uccisa, per un totale di 91 donne vittime di omicidio. Si tratta per lo più di femminicidi consumati nell’ambito del contesto familiare e perpetrati da conviventi, ex o parenti. 

L’incidenza del contesto familiare è diventata uno dei maggiori fattori di rischio per la violenza di genere nell’anno della pandemia in virtù del fatto che le abitazioni personali si sono trasformate in vere e proprie trappole per le donne. Basti pensare che durante il primo lockdown, tra marzo e giugno, 21 donne vittime di femminicidio su 26 convivevano con il loro omicida.

Analogamente, si è registrato un considerevole incremento delle chiamate al numero antiviolenza, l’1522. Tuttavia, verrebbe da dire: oltre il danno, la beffa. La grave situazione pandemica ha, infatti, comportato una riduzione del personale, dei luoghi per l’isolamento fiduciario e degli spazi sicuri nonostante le richieste di aiuto siano sostanzialmente raddoppiate. 

Ma non è tutto. La grave situazione di crisi ha messo in luce una serie di gravi malfunzionamenti nel sistema nazionale antiviolenza, soprattutto, come denunciato da Actionaid, nella ripartizione ed erogazione dei fondi dallo Stato alle regioni così come nel coordinamento tra i soggetti coinvolti.

Un passo avanti nella tutela delle vittime

In virtù di queste considerazioni, la sentenza in esame offre indubbiamente un supporto non solo materiale ma anche psicologico alle vittime di violenza che, denunciando, sentono che lo Stato è dalla loro parte, come dichiarato dalla presidente della commissione di inchiesta sul femminicidio al Senato, Valeria Valente. Ma non è ancora abbastanza.

Il patrocinio gratuito e l’approvazione del Codice Rosso rappresentano un notevole e indubbio passo avanti nella tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, ma questi strumenti non sono da considerarsi un punto d’arrivo in materia, quanto piuttosto un notevole e indubbio punto di partenza in una disciplina ancora lacunosa quantomeno nella sua attuazione. 

Come già constatato dal premier Giuseppe Conte, in occasione della presentazione del report “Un anno di codice rosso”, da una parte misure simili rappresentano un tassello fondamentale nella tutela delle vittime, ma essi non sono sufficienti poiché attuati solo quando la violenza è già stata consumata.


Mimma Randazzo

Appassionata del diritto in tutte le sue forme. Strenua sostenitrice dei diritti umani, trascorro il mio tempo libero studiando e scrivendo di diritti delle donne e di parità di genere.

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