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Il MoMA, figlio della tenacia e della passione delle tre Ladies

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Il MoMa, il più importante museo di arte contemporanea del mondo, nato nel periodo della grande crisi, rappresenta la forza femminile che si erge nelle avversità.


Il 1929 è ricordato come l’anno della Grande Depressione, che ha avuto inizio negli Stati Uniti a seguito dello storico crollo della Borsa di Wall Street di New York avvenuto il 29 Ottobre. È l’incipit di un decennio difficoltoso. Sembrerebbe quasi l’inizio della fine e per molti versi lo è davvero: suicidi, aziende che dichiarano il fallimento, nuovi homeless in giacca e cravatta vittime, perlopiù, del “gioco del capitalismo” e del suo azzardo. 

Nello stesso luogo in cui tutto sembra bruciare, in quella New York che vide l’infrangersi di vite e attività, una fiammella si isola non ardendo di distruzione ma di speranza: proprio lì, nella città di Wall Street caduta in picchiata 10 giorni prima, il 7 Novembre del 1929, si ergerà l’edificio che sarà dai posteri definito il tempio dell’arte moderna e contemporanea, non disilludendo le aspettative in esso riposte.

Il Museum Of Modern Art, conosciuto a livello mondiale con il semplice acronimo di MoMA, potrebbe essere metaforicamente accostato alla figura del pettirosso, ovvero quell’uccellino che tra miti e leggende è simbolo di speranza, ottimismo e della vita che resiste alle difficoltà.

«Volli, sempre volli, fortissimamente volli» scrisse giusto qualche annetto fa Vittorio Alfieri: non a caso riportiamo questa frase per sottolineare la volontà e l’impegno, trainati dalla forte passione, di tre donne che “fortissimamente vollero” diffondere e promuovere l’arte e la cultura attraverso quello che a oggi è considerato uno dei principali musei al mondo, il sogno di ogni artista e di ogni fruitore.

Lillie P. Bliss, Mary Quinn Sullivan e Abby Aldrich Rockefeller (a quest’ultima dal cognome a dir poco rinominato, viene riconosciuta l’idea primigenia) passarono alla storia come The Ladies, The daring Ladies, ovvero “le ardite signore”, o ancora come The Adamantine Ladies, “le signore adamantine”: tre donne, amiche, unite ulteriormente da un grande interesse che coltivarono con dedizione.

Le tre giovani donne: Lillie P. Bliss, Mary Quinn Sullivan, Abby Aldrich Rockefeller

Lillie, mecenate e una delle maggiori collezioniste americane di arte moderna; Mary, insegnante d’arte e anche lei collezionista; e Abby, fervida femminista e filantropa. Comune denominatore l’arte; la stessa arte che volevano far conoscere e diffondere grazie al loro MoMA che, tuttavia, nel momento in cui vide la luce era “povero” di opere da mostrare e non godeva di radici ben salde.

Difatti il grande museo di fama mondiale che oggi tutti conosciamo, al momento dell’inaugurazione altro non era che un modesto edificio in affitto la cui collezione constava di sole otto stampe e un disegno pervenuti per donazione. 

La poca stabilità – ha cambiato tre sedi, mica poco! – derivava, tra le altre ragioni, dalla scarsità di finanziamenti, negati in primis dal ricchissimo (quanto conosciutissimo) marito di Abby: John D. Rockefeller jr., infatti, non apprezzava l’arte contemporanea e ne contrastava la diffusione, tanto da mostrarsi contrario al progetto iniziato e portato avanti con veemenza dalla moglie.

Tuttavia, dinanzi alla tenacia è meglio piegarsi se, in fin dei conti, i riscontri sono positivi: difatti John si piegò e cedette uno dei suoi terreni sul quale a oggi si erge il frutto del devoto lavoro di Abby, Lillie e Mary. Inoltre, Nelson Rockefeller (il figlio di Abby e John) si occupò personalmente del trasferimento nella nuova sede, nonché della pubblicizzazione e promozione della stessa diventando, tra l’altro, uno dei maggiori benefattori del MoMA.

Eccolo adesso il MoMA, in Midtown Manhattan, sulla 53° strada (NY), nella sua monumentalità: l’edificio ridisegnato e ampliato notevolmente negli spazi espositivi nel 2004 dall’architetto giapponese Yoshio Taniguchi, compie 91 anni. Il MoMA adesso è la casa di 150 mila opere – che solo a guardarle nei libri di storia dell’arte manca il respiro –  e ostello di tante, tantissime mostre susseguitesi nel corso di questi anni splendenti e turbolenti: Vincent Van Gogh, George Seurat, Paul Gauguin, Pablo Picasso.

Il MoMA non è solo un museo, non è un contenitore d’arte come oggi più grettamente si definirebbe: è la storia di chi ha voluto che ci perdessimo nella “Notte Stellata” di Van Gogh o tra i morbidi orologi di Salvador Dalì e li ha resi eterni; è storia di tenacia, di una passione condivisa e di donne forti e potenti in un mondo maschilista che, probabilmente, le voleva deboli.

Dunque, a soffiare sulle candeline non è semplicemente un’istituzione ma anche chi l’ha fortemente desiderata e che ha reso il mondo, o anzi, una piccola e delimitata parte di mondo migliore e degna di essere ricordata e festeggiata.


 
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Alessia Bonura

Classe 1989, da sempre amante e poi cultrice dell'arte, specialmente contemporanea, amo comunicarla con una buona dose di critica e tanta passione.

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