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Nigeria vs SARS: la partita per i diritti umani non è finita

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SARS è l’acronimo di un’unità speciale di polizia che in Nigeria sta seminando violenza, accuse false e pregiudizi. Il popolo nigeriano chiede a gran voce la fine di questi soprusi.


La Nigeria è una potenza economica in termini di ricchezza petrolifera, nel mondo è il settimo Paese per numero di abitanti ed è anche il luogo che ha dato i natali a giocatori come Victor Osimhen e Simeon Tochukwu Nwanko, i quali durante una partita di serie A hanno mostrano una t-shirt con lo slogan #EndPoliceBrutalityinNigeria.

Da quasi un mese infatti la Nigeria è protagonista di rivolte, spargimenti di sangue e abusi perpetrati dalla SARS (Special Anti-Robbery Squad) ai danni dei suoi cittadini. Tutto ha avuto inizio quando il 3 ottobre sono stati diffusi dei video, presto diventati virali, di un giovane ucciso con un colpo d’arma da fuoco da un membro dell’unità SARS nella città di Ughelli, a sud della Nigeria

Polizia e Governo hanno negato la veridicità del materiale diffuso in rete, scatenando proteste che hanno trovato espressione prima online con l’hashtag #EndSARS, poi nelle piazze dove le manifestazioni, organizzate con intenti pacifici, si sono scontrate con metodi violenti messi in atto dalla Polizia che ha usato gas lacrimogeni, getti d’acqua e armi.

La  SARS è un’unità dei corpi di Polizia nata nel 1992, con l’obiettivo di arginare le attività criminali, muovendosi sul territorio su mezzi non identificabili; questo le ha garantito il privilegio di macchiarsi di azioni efferate come arresti arbitrari, detenzioni irregolari, atti di tortura e uccisioni ingiustificate. Un conclamato abuso di potere perpetrato ai danni, il più delle volte, di giovani fra i 18 e i 35 anni, in condizioni socio-economiche disagiate, o sospettati di condurre uno stile di vita simile a quello dei paesi occidentali.

Durante la manifestazione del 20 ottobre a Lagos, anche questa organizzata con intenti pacifici, la situazione è subito sfuggita di mano: il bilancio è di 38 persone uccise e un centinaio di feriti. A ciò si aggiungono atti di vandalismo che vanno da negozi e magazzini saccheggiati a edifici incendiati; per tutta risposta il Governo ha imposto il coprifuoco, mentre le forze dell’ordine hanno interrotto il flusso di corrente elettrica. Presto gli scontri hanno avuto seguito anche in altre città, fino ad arrivare alla capitale Abuja.

Fra i manifestanti ci sono anche moltissime donne che denunciano la violenza maschilista e la realtà patriarcale della Nigeria; c’è anche chi si schiera contro le ingiustizie ai danni della comunità Lgbt. Ci sono anche giovani, ben istruiti e di diversa provenienza, che camminano accanto ai loro coetanei di diversa condizione sociale, simbolo di una lotta che interessa tutto il paese e che solca le differenze di classe.

Alcuni dei dimostranti sono stati aggrediti, mentre altri arrestati sulla base di accuse infondate e costretti a una lunga detenzione, in assenza di assistenza legale e sanitaria e senza il diritto a un processo. I familiari non hanno notizie del luogo di detenzione o hanno paura di esporsi per timore di ritorsioni.

La condotta della SARS è nota ad associazioni come Amnesty International, che in un report ha testimoniato le deplorevoli gesta di questa unità ormai nota alle cronache per casi di estorsione, abusi, torture.

Nonostante l’unità sia stata sciolta e i suoi membri spostati in altri dipartimenti, la repressione violenta delle manifestazioni non si è fermata. La Polizia ha continuato ad agire violentemente e chi partecipa alle manifestazioni pacifiche viene aggredito, come testimonia chi ne è stato vittima, tra questi il più giovane ha solo 17 anni. Il Governo si mostra complice e immobile. Questa condizione genera paura, rabbia e caos, i cittadini non si sentono né protetti né tutelati.

I motivi che hanno spinto i nigeriani a scendere in piazza offrono un orizzonte di indagine ben più ampio: in Nigeria, la maggior parte degli abitanti è esclusa da servizi essenziali come acqua, cibo, educazione, salute. La Nigeria è segnata anche da una corruzione strutturale e una mancanza di opportunità per i più giovani e a ciò si aggiungono tensioni sociali, religiose, ambientali. Le disuguaglianze sono a più livelli: mercato del lavoro, spesa pubblica, fiscalità. Lo sviluppo economico è irregolare e a beneficiarne è solo una parte ristretta della popolazione.

Fra i punti presenti nel programma elettorale dell’attuale Presidente Muhammadu Buhari c’era proprio l’adozione di misure atte a contrastare la corruzione dilagante. Davanti alle manifestazioni che hanno attraversato il Paese, il Presidente si è mostrato disponibile nell’ascoltare i manifestanti e punire chi si è macchiato di violenza, anche se, all’atto pratico, la sua azione sembra inadeguata a tutelare l’integrità dei cittadini nigeriani.

La petizione di Amnesty International: Ferma la violenza della polizia in Nigeria

Foto in copertina di TobiJamesCandids


 
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Martina Bonaffini

Viaggiatrice solitaria alla volta di nuove terre, mai immobile e sempre (o quasi) con l'ironia in tasca.

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