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Incendi della Moarda, l’«attentato» che ha tinto di rosso Palermo

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“Un attentato che ci costerà carissimo”, ha definito così gli incendi della Moarda, il sindaco di Altofonte, dopo aver visto andare in fumo diversi ettari di vegetazione.


Nella notte tra il 29 ed il 30 agosto la luna sopra Palermo si è tinta di rosso, mentre candidi fiocchi di cenere scendevano, lenti, dall’alto invadendo tetti, balconi e strade. Avvolta in un inquietante senso di irrealtà la città si è bruscamente risvegliata al suono delle sirene dei vigili del fuoco che annunciavano il sopraggiungere di un’imminente tragedia. Per la precisione quella della Moarda, area boschiva che si estende per oltre mille ettari intorno al paese di Altofonte, distrutta da un gravissimo incendio appiccato da ignoti

La luna “tinta” di rosso dall’aria infuocata nella notte del 29 agosto – di Ester Di Bona

Appiccate in diversi punti, le fiamme sono giunte, spinte dal forte vento di scirocco, a minacciare i comuni di Santa Cristina Gela e Piana degli Albanesi, mentre la gente in lacrime abbandonava su raccomandazione del Sindaco le proprie case e, con esse, i ricordi di una vita. Agosto di fuoco, dunque, e agosto di omertà. In silenzio e nella solitudine accadono i fatti peggiori e la mano dei piromani continua indisturbata a colpire il nostro patrimonio ambientale, mossa da qualcuno più in alto. 

Sul posto sono sopraggiunti cinquanta Vigili del fuoco con dodici mezzi pesanti e otto moduli boschivi AIB, oltre a cinquecento volontari della Protezione Civile con dieci moduli AIB. Sono state inviate a supporto anche due squadre provenienti dai Comandi di Enna e Caltanissetta, allertate dalla Direzione Regionale Vigili del Fuoco Sicilia. A coordinare le operazioni il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Palermo ing. Agatino Carrolo. Solamente all’alba sono potuti intervenire tre canadair, dopo un’intera notte di lotta a fiamme alte anche decine di metri ben visibili da chilometri.

«Fortunatamente non abbiamo avuto vittime umane ma danni a macchine, abitazioni, rete idrica, pubblica illuminazione, strade e, soprattutto, alla nostra identità, al nostro cuore e alla nostra vita». Così il Sindaco Angela De Luca su Facebook dopo 24 ore interminabili trascorse a seguire sul posto gli incendi. «Appare chiaro a tutti – prosegue – l’attentato che abbiamo subito. Non sono servite bombe o armi ma hanno distrutto il nostro territorio. Domani dichiareremo lo stato di calamità, perché la montagna per noi era vita, ossigeno, acqua e, per tanti, lavoro. Un attentato che ci costerà carissimo dal punto di vista di risorse e di cuore. Paesaggi e luoghi che abbiamo percorso con lo sguardo, da bambini, coi nostri figli adesso non ci sono più. L’odore acre del fumo è sui nostri vestiti, sulla nostra pelle, fisso nelle pareti delle nostre case e lì resterà per giorni. Stasera un pensiero lo voglio rivolgere ai volontari della protezione civile, vigili del fuoco, croce rossa, 118, agli impiegati comunali e soprattutto – conclude – agli operai forestali che sono ancora impegnati ad Altofonte ed in tutta la Sicilia che ancora brucia sotto i nostri occhi».

Su Facebook si sta già muovendo qualcosa per ripopolare il verde perduto. Un evento organizzato dagli abitanti di Altofonte per l’8 novembere dal titolo “Pianta un albero alla Moardella (Altofonte) e dai il tuo nome” riunirà i partecipanti per ridare speranza al bosco devastato. Si legge sulla pagina: «Vista la desolante situazione nelle nostre montagne, per la totale mancanza di alberi, visto il continuo perpetrarsi di incendi dolosi che hanno flagellato il nostro territorio, dobbiamo dire BASTA! Ci siamo recati presso la sede forestale di Altofonte, spiegando il nostro progetto di acquistare alberi per donare nuova vita alle nostre montagne – continua Rosy Carollo, una delle promotrici dell’azione – Il progetto è stato approvato dalla Regione in meno di 24 ore. Quindi, preparate la zappa!».

Foto in copertina di Ester Di Bona


 
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Beatrice Raffagnino

Beatrice Raffagnino

Il giornalismo, la scrittura e la fotografia sono stati sempre parte del mio modo d'essere. È una forma d'amore e di ribellione il voler conoscere.

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