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Rifinanziamento della guardia costiera libica, la politica contro i diritti umani

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La Camera ha approvato uno stanziamento di 10 milioni di euro destinato alla formazione della Guardia costiera libica, responsabile di trattamenti inumani ai danni dei migranti.


Siamo disposti a credere alle scie chimiche ma non ai rapporti di istituzioni indipendenti che certificano la costante violazione di diritti umani, siamo disposti a indignarci se lo Stato si fa carico delle necessità di persone che fuggono da oggi tipo di orrore ma non se lo stesso Stato finanzia chi si macchia di torture indicibili. 

Perché si può avere qualunque tipo di opinione sulla gestione dei flussi migratori, ma quello che si consuma nei campi di prigionia libici ormai non è più un mistero e finanziare la cosiddetta guardia costiera libica significa chiudere gli occhi su quello che subiscono migliaia di essere umani in Libia.

E fingere di non sapere è quello che è avvenuto in maniera assolutamente trasversale con il voto alla Camera dello scorso 16 luglio sulle missioni internazionali al capitolo Libia, alla quale è stata dedicata una votazione separata. 

Il provvedimento che prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro ( 3 più dello scorso anno) a sostegno della missione bilaterale di assistenza alla guardia costiera libica è passato con 401 sì, 23 no e un’astensione. Il centrodestra ha votato con il governo, mentre i deputati di Italia Viva durante l’ultima votazione sono usciti dall’Aula.

La piccola fronda di contrari composta da esponenti di Pd, M5s e Leu ha anche presentato una risoluzione a prima firma del deputato Leu Erasmo Palazzotto la cui votazione è stata integralmente preclusa.

«Qualche anno fa avremmo potuto fare finta di non sapere. Oggi no, oggi sappiamo che dire Guardia costiera libica vuol dire traffico di esseri umani, stupri, torture, omicidi. Finanziarla significa finanziare chi uccide, chi stupra, chi tortura», ha commentato il dem Matteo Orfini

Le dure parole di Orfini corrispondono alla realtà dei fatti. Per capirlo basta leggere i rapporti presentati  dalle Nazioni Unite e della Corte penale internazionale nonché le numerose inchieste giornalistiche che hanno provato a gettare luce su ciò che avviene sull’altra sponda del Mediterraneo. 

Questi report raccontano di come gran parte della corpo della guardia costiera sia composta da miliziani di entrambe le fazioni in guerra (a ovest delle forze vicine ad Al Sarraj, a est dai miliziani di Haftar). Una buona fetta degli ufficiali libici che ne fanno parte sono collusi con le reti di contrabbando di petrolio, armi ed esseri umani. 

Basta ricordare la vicenda, emersa grazie alle inchieste di Nello Scavo e Francesca Mannocchi e prima ancora Nancy Porcia, di Abdul Rahman Milad, detto Bija. Bija, capo della guardia costiera della zona ovest è stato accusato dalle Nazioni Unite di essere uno dei più potenti trafficanti di esseri umani. Accuse che però non gli hanno impedito di partecipare nel 2017 a una serie di incontri ufficiali proprio in Italia.  

Non solo dunque i soldi europei vengono spesi per finanziare indirettamente la criminalità, ma l’Europa stessa, che ha riversato ingenti risorse (90 milioni in due anni) affidando alle forze libiche il controllo del traffico dei migranti, non riesce ad avere alcun controllo né sull’utilizzo di tali risorse né sulla selezione di chi viene scelto per entrare a far parte della guardia costiera. Insomma, le motivazioni per rivedere gli accordi con la Libia ci sarebbero tutte.

Ma in Europa, come in Italia, pare non essere affatto una priorità. Infatti, per quel che concerne casa nostra, già a febbraio si era proceduto con il rinnovo automatico del Memorandum del 2017 che è bene ricordare, è nato sotto il governo di centro sinistra di Gentiloni. 

Ed è bene ricordare anche che un anno fa, per protesta contro quel memorandum di intesa, il Pd aveva lasciato l’aula e che all’ultima assemblea nazionale, sempre il Pd, aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno che lo impegnava a non sostenere ulteriormente il rifinanziamento. Ma si sa, “un governo val bene un migrante”.

Dunque pare che, al momento, l’orientamento sia quello di lasciare che migliaia di persone rimangano detenute nei lager libici e oggetto di tratta finché l’Europa non deciderà di assumersi la responsabilità di una vera politica migratoria, rimanendo fino ad allora sotto ricatto di paesi come Libia e Turchia che decidono secondo convenienza, di aprire o chiudere i rubinetti dei flussi a scapito di esseri umani. 

Gira da qualche giorno sul web la foto del corpo di un uomo, incastrato tra i resti di un gommone, che galleggia alla deriva nelle acque del Mediterraneo. Ecco, se la guardiamo attentamente quella foto è la triste rappresentazione dell’Europa tutta di fronte ad alcuni diritti che dovrebbero essere inviolabili. 

(Foto in Copertina: UNICEF/Alessio Romenzi)


 
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Antinea Pasta

Sono una persona aperta, disponibile all’ascolto, offro il mio sguardo curioso ma sempre fedele alle mie idee, a volte cinico e un po’ sarcastico, a chi avrà voglia di leggere ciò che scrivo.

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