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Sanità inglese fra disagio e abbandono: due testimonianze shock

Per “Lettera Q“, le testimonianze da un mondo in quarantena per l’emergenza coronavirus, pubblicate da Eco Internazionale ogni domenica.

 

Io e la mia famiglia viviamo in Inghilterra da dieci anni. Negli ultimi due abbiamo avuto bisogno dell’assistenza sanitaria inglese per via di un’operazione di bypass gastrico fatto precedentemente in Italia. Mia moglie ha riscontrato molti problemi di salute. In un anno abbiamo fatto sempre “entra ed esci” dall’ospedale di Redhill senza trovare soluzione ai problemi. Circa due mesi fa, dopo l’ultimo ricovero durato un mese al Surrey Hospital, mia moglie è stata trasferita al St. George’s Hospital di Londra per un’operazione. Dopo il continuo rinvio dell’operazione (le date sono state cambiate più volte) ci siamo stancati. Noi viviamo ad un’ora e mezza dall’ospedale e per noi è un problema economico oltre che affettivo visto che posso andare solamente una volta o due a settimana a trovare mia moglie. Lei è lì da sola e immagino stia per avere un crollo mentale. È molto stressata dal suo problema di salute e dalla situazione in generale. In tutto questo, iniziano ad arrivare persone sospette di contagio da coronavirus e adesso è anche spaventata.

Giorni fa, quando sarebbe dovuta uscire, un altro dottore le ha detto che non è ancora il momento di tornare a casa. Ho fatto personalmente pressione per farla uscire perché da due giorni, nella stessa stanza, sono arrivate due persone, presunti casi di contagio. I due nuovi ricoverati sono stati messi in “isolamento”: sono stati separati dagli altri solo da un separè e dotati di mascherina, rimanendo nella stessa stanza con altri degenti. Stiamo scherzando? Nella stanza di mia moglie ci sono altre persone con altre patologie e quindi si è da subito scatenato il panico: una signora è stata presa da una crisi di nervi dopo l’arrivo di queste persone; una delle presunte contagiate si è potuta alzare dal letto lasciando il suo posto per andare alla finestra (nei pressi del letto di mia moglie peraltro) e un infermiere l’ha rimproverata dicendo che lei doveva stare in “quarantena”. Mia moglie mi ha chiamato in preda al terrore.

Per fortuna mia moglie è prossima a essere dimessa, ma resta il dubbio di contagio vista la disposizione iniziale per cui i casi sospetti sono stati messi negli stessi ambienti di chi ha altri problemi di salute. Siamo molto arrabbiati con la Sanità inglese e con il Governo inglese che ha preso tutto molto alla leggera, solo per proteggere l’economia e senza pensare alla salute di chi ogni mese paga le tasse: tutti i cittadini.


La mia esperienza con l’111 per quanto riguarda la covid-19 è al quanto inverosimile. Mi sono ritrovata in una situazione dove dire che “mi sono sentita abbandonata a me stessa” è dire poco. Sono una ragazza italiana di 32 anni che vive a Londra già da 6 anni con il mio compagno e la mia bimba di 2 anni e mezzo nata qui in Inghilterra all’ospedale di Newham. Attualmente sono incinta, e dopo essere stata ricoverata per una settimana per iperemesi gravidica sono ritornata a casa. A questo punto la mia piccola ha iniziato ad accusare febbre a 38,5 con tosse asmatica. Ho subito somministrato paracetamolo e sciroppo per la tosse, visto che dopo quattro giorni la tosse e la febbre continuavano. Ho chiamato il pediatra che mi ha detto di portarla in studio dato che sembravano sintomi del tutto innocui e non da covid-19, e così ho fatto. La bambina, una volta in studio, sotto paracetamolo non presentava febbre. La dottoressa mi ha detto che nel caso in cui si fosse ripresentata la febbre avrei dovuto chiamare l’111.

Passano due giorni, ritornata la febbre a 38,5 ho subito chiamato l’111. Mi sono imbattuta in un operatore del tutto rude, sgarbato, che alzava la voce e sbuffava ad ogni domanda. Ho dovuto alzare anch’io i toni dicendo all’operatore che capivo il suo nervosismo ma che “era stato lui a scegliersi il lavoro”. Essendo in gravidanza e con una bambina che presentava tutti i sintomi di covid-19, avevo paura potesse aver contratto la malattia alla nursery, ero molto preoccupata. Pretendevo solamente che l’operatore facesse il suo lavoro e mi desse delle informazioni corrette in merito. Dopo esserci calmati, l’operatore mi ha detto che avrei dovuto chiamare il mio pediatra per prenotare un tampone in quanto la bimba era già da sette giorni con la febbre. Per quanto ne sapevo io, e a quanto mi aveva detto il pediatra giorni prima, le informazioni che mi stava dando erano del tutto sbagliate perché era lui che avrebbe dovuto mandarmi qualcuno per fare il tampone e non il pediatra.

Mi ha chiesto comunque di chiamare il pediatra punto e basta. Nell’incertezza ho richiamato il pediatra, il quale mi ha confermato l’inettitudine dell’111 e che dovevo richiamare l’111 perché il pediatra non poteva assolutamente vedere la bambina né farle fare il tampone. Ho richiamato denunciando quello che era accaduto e mi hanno messo in attesa. Risultato: mi hanno detto di richiamare.

Ho richiamato per la terza volta e mi hanno messo in attesa per 95 minuti dopo i quali è caduta la linea. A quel punto non ho potuto fare altro che contattare mio padre in Italia che per mia fortuna è un medico. Mi ha dato le direttive per monitorare la bambina: controllarla con un saturimetro, un aggeggino che misura l’ossigeno del sangue e i battiti cardiaci, stoppare il paracetamolo e cominciare con l’ibuprofene per quattro giorni insieme allo sciroppo.

Per mia fortuna la bambina si è ripresa. I problemi che restano sono l’inefficienza del servizio 111, la cattiva informazione che sta dietro e il disinteresse. La bambina adesso sta bene e in casa stiamo tutti bene. Ci siamo messi in auto quarantena ancor prima che qui facessero il lockdown. Non ho mandato più la bambina alla nursery, e nonostante abbia spiegato le motivazioni alla nursery mi sono dovuta sentire dire che eravamo “esagerati” perché comunque il comune di Newham non aveva casi e che in ogni caso “il covid-19 non è poi così grave”. 

Mi sono sentita abbandonata, ho avuto paura per la mia bambina. Ad oggi non so se la mia bambina è una di quelle persone con “mild symptoms” e se l’è cavata con poco, oppure è stato altro. Se fosse successo qualcosa di grave chi sarebbe stato il responsabile? (Giulia da Londra)


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