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Federico Fellini, a Rimini un museo dedicato al maestro del cinema

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Federico Fellini. Basterebbe solo il nome per definire la sua grandezza e il suo genio. Non era solo un regista ma un uomo capace di raccogliere e ridare nel suo lavoro l’anima dell’Italia del suo tempo. Tutti conoscono la Dolce vita. Il dizionario Morandini descrive il film come una rappresentazione della Roma di quegli anni, raccontata come una “Babilonia precristiana” e “una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica”. La Dolce Vita è uno “spartiacque del cinema italiano” e “un film cerniera” nella carriera di Fellini. Ma il suo lavoro è una tavolozza piena di sfumature. I suoi paesaggi onirici fatti di solitudini, malinconie e satira, hanno tracciato i contorni e irradiato alcuni dei suoi più importanti lavori come La strada, Le notti di Cabiria, e Amarcord , oltre a fargli vincere l’Oscar come miglior film straniero.

Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio 1920 da una famiglia modesta. «Sono nato a mezzanotte e un quarto, l’ultimo giorno del segno del Capricorno. Sono un capricorno con ascendente in Vergine, la mia situazione effemeridale è piena di contrasti». Il suo esordio assoluto alla regia avvenne con la pellicola Lo sceicco bianco, con una grande interpretazione di Alberto Sordi, esempio della capacità di Fellini di valorizzare gli attori più amati dal pubblico. Questo film fu il momento decisivo in cui il suo lavoro di regista prese il sopravvento su quello di sceneggiatore.

Infatti, Federico Fellini oltre che regista era anche uno sceneggiatore. Tra il 1942 e il 1943 Fellini collabora alla sceneggiatura del film Quarta pagina (regia di Nicola Manzari) e di Avanti c’è posto… e Campo de’ fiori di Mario Bonnard. Poi ancora scrisse le sceneggiature di diversi film di Pietro Germi: In nome della legge (scritto con Pinelli, Monicelli, Germi e Giuseppe Mangione), Il cammino della speranza (con Germi e Pinelli), La città si difende (con Pinelli) e poi con Alberto Lattuada scrive la sceneggiatura de Il delitto di Giovanni Episcopo, Senza pietà e Il mulino del Po.

Un’altra caratteristica che colloca Federico Fellini nel mito è la sua attitudine al disegno. Egli fu disegnatore professionista e sino al 1948 accompagnò la sua attività di sceneggiatore a quella di vignettista. Nel suo lavoro di regista disegnava sempre le scene dei suoi film con degli storyboard. Ideò inoltre i disegni per due fumetti di Milo Manara: Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet.

E sempre a proposito di disegno, Federico Fellini aveva iniziato nel 1960 uno strano diario che finisce nel 1982, pubblicato successivamente da Rizzoli nel 2005 e intitolato “Il Libro dei Sogni”. Il libro contiene le fonti di ispirazione per i film ma è anche una sorta di ragionamento complessivo sull’Italia e sull’identità italiana. In possesso della Fondazione Federico Fellini, il libro comprende i sogni registrati dal Maestro sotto forma di disegni: “segnacci, appunti affrettati e sgrammaticati”, come diceva lui. Fellini, da sempre consapevole dell’importanza dei sogni, era affascinato da quello che lui chiamava “il lavoro notturno”. Ernst Bernhard gli consigliò di annotare ogni mattino i sogni avuti durante la notte; così, al suo risveglio, appuntava regolarmente e in modo molto preciso, senza falsi pudori, ogni visione, ogni emozione. Paure e desideri liberi da ogni costrizione.

Un estratto dal Libro dei sogni – © Virginia Monteleone per Eco Internazionale

Pilastro fondamentale della sua vita era Giulietta Masina. Risale al 1942 il fatidico primo incontro tra l’attrice e il regista durante le registrazioni della puntata di “Le avventure di Cico e Pallina”. Giulietta è la voce del personaggio Pallina, Federico Fellini ne è uno degli autori. Dopo 9 mesi i due si sposarono. Condivideranno 50 anni di vita insieme, tra i set cinematografici e le mura domestiche. Nel 1993, in mondovisione alla Notte degli Oscar, Fellini le dedica il suo “Oscar alla carriera”, a patto che lei, presente in sala alla premiazione, smetta di piangere commossa.

«Al buio del Fulgor, Fellini scopre la magia del cinema e s’immerge in uno sterminato viaggio alla conoscenza emozionale del mondo. Con i suoi film si confronta e reinventa Rimini, Roma, l’Italia, in una costante tensione creativa. Un respiro profondo, per un cinema nutrito dall’incidenza del passato ma capace d’illuminare squarci della storia d’Italia del Novecento. Registrando, come un sismografo, scosse antropologiche e politiche del Paese»: così inizia la mostra a lui dedicata.

© Virginia Monteleone per Eco Internazionale

Per celebrare i 100 anni dalla nascita, la sua città natale, Rimini, gli ha reso infatti omaggio con una bellissima esposizione dal titolo Fellini 100 Genio immortale, a Castel Sismondo. L’esposizione ruota attorno a tre nuclei di contenuti, nella cornice di un allestimento scenografico innovativo curato dal gruppo Studio Azzurro: il primo racconta la Storia d’Italia a partire dagli anni Venti-Trenta per passare poi al dopoguerra e finire agli anni Ottanta attraverso l’immaginario dei film di Fellini. Il secondo nucleo è dedicato al racconto dei compagni di viaggio del regista, reali, immaginari, collaboratori e no. Infine il terzo nucleo sarà dedicato alla presentazione del progetto permanente del Museo Internazionale Federico Fellini.

Il Museo Internazionale sarà, infatti, il più grande progetto museale dedicato al regista riminese e coniugherà la poesia del cinema felliniano con le tecnologie e le scelte urbanistiche più innovative. «Il Museo che si inaugurerà nel 2020 è pensato come una scatola magica, una macchina del tempo, anzi come più scatole magiche e diverse macchine del tempo che rallentano e modificano lo sguardo, che sezionano momenti, che frammentano racconti, per poterli osservare meglio, per comprenderne più profondamente contenuti e significati».

La mostra è un assaggio di ciò che sarà sia l’allestimento sia il materiale contenuto dentro il museo a lui dedicato e che sarà inaugurato a Dicembre di quest’anno. Il museo sarà un insieme di set, dove l’io narrante sarà il visitatore. Non sarà una cantina piena di cimeli ammucchiati che raccontano un tempo passato, ma ogni installazione sarà tramite di racconti, con l’immagine in movimento a farla da padrona. Un museo nuovo che scavalca il vecchio medium statico, realizzando la traduzione di immagini, perché è di immagini che tratta l’intera vita di Federico Fellini.

L’intera opera di Federico Fellini è tradotta da Studio Azzurro; va citata soprattutto la bellissima installazione del Libro dei Sogni, installazione tattile dove al tocco del fruitore il libro si sfoglia, facendo emergere alcune delle pagine più belle del suo diario onirico. «L’incontro con lo psicanalista Ernst Bernhard incoraggia Fellini a scrivere i suoi sogni: il risultato è un testo per una “analisi interminabile”, un incredibile libro dei sogni ricchissimo di scritti, disegni, colori, cancellature. In esso Fellini trova la possibilità di esprimere il non dominabile dalla ragione, aprendo le porte al perturbante, a zone d’ombra, al carattere di gioiosa rivelazione della psicanalisi junghiana».

La grande emozione è forse l’ultima installazione: due monitor, uno di fonte all’altro, uno con Federico e l’altro con la sua amata Giulietta Masina, in un surreale montaggio che crea un dialogo tra i due innamorati. Oltre alla mostra, anche il vicino Borgo San Giuliano da tempo dedica le pareti delle sue abitazioni a Fellini con dei murales: Fellini era tra i più grandi ammiratori del borgo e le sue pellicole sono popolate dalle suggestioni offerte da questo luogo speciale, dai personaggi e dalle storie che lo hanno animato. In seguito al grande successo, la mostra è prorogata fino a Pasqua. Dunque, se vi ritrovate nella bella Romagna, vi consigliamo di fare un salto a Rimini per riscoprire o scoprire, per la prima volta, il ritratto surrealista di un genio. Un genio immortale.


Fotografie di Virginia Monteleone

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Virginia Monteleone

Responsabile "Eco Culturale". Credo che l’arte sia una scelta di vita, e che la si sceglie in varie modi: la si fa, la si spiega, la si vende o la si compra. Io la svelo nella sua semplicità.

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