Astensione «odiosa»

Di Alice AntonacciLiliana Segre, classe 1930, è la protagonista di una problematica votazione al Senato. Lei, deportata ad Auschwitz all’età di 14 anni, ha perso il padre in uno di quei campi di tortura, luoghi di profondo dolore che è possibile portarsi dentro, forse, senza esserne lacerati del tutto.

La Segre, Senatrice dal 19 gennaio 2018, giorno in cui è stata nominata Senatrice a vita, su scelta del presidente della Res Publica Sergio Mattarella, si è trovata negli ultimi giorni a combattere, o meglio, ad affrontare un nuovo polverone.

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In data 30 ottobre, come prima firmataria, ha presenziato alla votazione su una proposta portata al Senato italiano, chiamando e, forse, volendo provare a risvegliare tutti, a seguito di un riscoperto – e dimenticato – clima di odio e terrore, innescato dalla campagna politica degli ultimi anni, come da lei stessa dichiarato. Si trattava dell’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. La testimone della Shoah dichiarava prima del voto: «Gli odiatori, quasi tutti anonimi, devono sapere che la democrazia sa difendere secondo giustizia i propri valori e i diritti delle persone». La proposta è passata col voto della maggioranza ma, contrariamente alle aspettative di un voto unanime, si è assistito all’astensione in blocco del centrodestra. La battaglia all’odio non è unanime?

da CSV Aurora Crotone

Forse ci siamo un attimo persi. Forse abbiamo bisogno di ritrovare la strada. La Memoria non va solo ricordata. La Memoria, quella con la M maiuscola, va esercitata. E non solo nelle date importanti, non solo nelle aule delle scuole, non solo nei memorandum per l’uno o per l’altro dei caduti. La memoria e la Memoria vanno curate ogni giorno, come delle piantine delicate, restando fuori dalla retorica, da ogni riflessione qualunquista. Questa società, definita «liquida» da Zygmunt Bauman, rischia, giorno dopo giorno con gli sconvolgimenti storico-politici del caso, di perdere la bussola e, probabilmente, anche di perdere se stessa. Così come successo nei lager, in quei maledettissimi carri bestiame, oggi probabilmente tenuti poco a mente. Come successo per quelle braccia marchiate, come bestie, appunto. Ma quelle non erano bestie: quelle erano, sono e – se ci risvegliamo – saranno, persone. «Persone oltre le cose», dice una nota pubblicità che colpisce nel segno, in questo caso; persone oltre le case, oltre la religione e oltre la provenienza.

Quello che, magistralmente, la Senatrice, la donna, Liliana Segre ha fatto è stato mettere un Paese che si sta impoverendo e – spiace dirlo – forse non solo economicamente, davanti ad una realtà che ci ha resi più cattivi, meno disposti verso l’altro, meno accoglienti, meno ecumenici (che non è solo un termine di Chiesa). E non è la realtà delle poltrone vuote in aula, o delle “telefonate fra donne”. Questa sulla Commissione straordinaria non era una battaglia sui voti, e non doveva diventarlo. Si trattava, e si tratta, di una questione di educazione.

La capacità e forza di esercitare la Memoria affinché non si perda, e non perda quello che è il suo profondissimo significato. Per una donna, una ragazzina, che a 14 anni si è vista costretta ad affrontare l’inumanità nazista, sicuramente non è stato quello del mancato appoggio della cosiddetta opposizione. Poiché ci sono cose, come «intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio, violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base dell’etnia, della religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere» (dal titolo della Commissiona votata) che non si discutono.


Foto in copertina da Open

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