Il prezzo di un tradimento

Di Marco Cerniglia – Che questo ritiro fosse parte dei piani degli Stati Uniti, lo si sapeva già da parecchio. Tuttavia, la rapida reazione della Turchia di Erdogan allo spostamento dei soldati americani dal confine con la Siria ha colto tutti di sorpresa. O forse no.

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L’esercito turco, subito dopo l’allontanamento dei soldati USA, ha avviato una offensiva contro le forze del fronte delle milizie curde di protezione popolare (YPG), proprio in queste ore. Gli F-16 di Ankara e l’artiglieria avrebbero già iniziato i bombardamenti contro delle postazioni curde, con vittime e feriti anche tra la popolazione civile della zona. Questi bombardamenti e l’avanzamento delle truppe di terra sarebbero solo l’inizio dell’operazione “Sorgente di Pace” per eliminare le milizie curde dalla zona.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan

Donald Trump aveva già da tempo esplicitato le sue intenzioni sul ritiro delle truppe americane dalla Siria e in una telefonata avvenuta qualche giorno fa tra il presidente degli Stati Uniti e il presidente della Turchia, sembrava che si fosse trovato un accordo in merito. Con un tweet il presidente ha dichiarato che “gli Stati Uniti hanno fatto molto più di quanto chiunque si potesse aspettare, inclusa la cattura del 100% del califfato ISIS.”

Una decisione che ha suscitato diverse reazioni, sia tra gli stati europei, sia tra gli stessi alleati di Trump. Dure le parole del Ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio, che in una nota ha affermato: “azioni unilaterali rischiano solo di pregiudicare i risultati raggiunti nella lotta contro la minaccia terroristica, a cui l’Italia ha dato un significativo contributo nell’ambito della Coalizione anti-Isis, e destabilizzare la situazione sul terreno”. Jean Claude Juncker, parlando per l’Unione Europea, ha minacciato tagli ai finanziamenti ad Ankara. Preoccupate per gli avvenimenti anche Teheran e Mosca, nonostante il riavvicinamento tra le parti.

Negli Stati Uniti sarebbe intanto partita un’iniziativa bipartisan al Senato per imporre sanzioni alla Turchia. Tra le voci vicine al presidente USA contrarie alla mossa c’è quella del senatore Lindsay Graham, presidente della Commissione giustizia del Senato, che ha profeticamente definito questa mossa un disastro annunciato, mentre il senatore Marco Rubio ha parlato di “grave errore con conseguenze ben oltre la Siria”.

Miliziane curde dell’YPG

Un gesto del genere non passa certo inosservato. I curdi, ricordiamolo, sono stati una forza importante nella guerra contro l’ISIS dentro i confini siriani. Inoltre, la loro causa suscita notevoli simpatie tra alcuni stati europei, come la Francia, che avrebbero anche fornito loro armi e mezzi per il combattimento. Abbandonare questi alleati, dunque, comprometterebbe la credibilità statunitense a livello internazionale, lasciando spazio agli avversari politici e militari e alienando future possibilità di alleanza. Senza contare che, coi mezzi forniti proprio dagli stati europei, adesso l’esercito curdo è armato in maniera molto più corposa rispetto al passato, e si rischia quindi una guerra lunga e sanguinosa, dalla quale Ankara potrebbe uscire in ogni caso con molte più perdite del previsto.

C’è di più: buona parte dei detenuti dell’ISIS sarebbero proprio sorvegliati dalle forze curde e, in caso di attacco, i soldati dovrebbero abbandonare queste postazioni, col rischio che i prigionieri tornino liberi e pronti a combattere nuovamente. Tra questi vi sono anche numerosi Foreign Fighters di varie nazionalità, che potrebbero quindi tornare nei vari stati di provenienza e ricreare cellule ISIS in vari stati dell’Europa e non solo.

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Donald Trump, nel tentativo di limitare le mosse di Ankara, aveva minacciati gravi sanzioni economiche, se mai avessero superato un limite nella loro rappresaglia. Evidentemente, vista la mossa di Erdogan, questo avvertimento non è servito, e quel limite rischia ora di essere superato, con tutti i gravi rischi per la sicurezza internazionale che ne possono conseguire.


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