Galeotto fu il cesso, e chi lo rubò

Di Virginia Monteleone – Pesa 103 chili, rivestito d’oro 18 carati, valore 5 milioni di euro. Parliamo del cesso più famoso degli ultimi anni ( dopo l’orinatoio di Duchamp, si intende): America, dell’artista padovano Maurizio Cattelan. Questo scintillante cesso perfettamente funzionante è stato trafugato la settimana scorsa dalla dimora-museo di Blenheim Palace in cui era esposto, storico edificio inglese nella Valle del Tamigi, noto fra l’altro come luogo di nascita di Winston Churchill.

Due persone sono state fermate, di cui uno rilasciato, ma dell’opera non vi è traccia. “Continuiamo a indagare, la nostra priorità è adesso recuperare la refurtiva”, ha detto il capo ispettore detective Steven Jones.

Per molte personalità della critica si potrebbe trattare di una mossa pubblicitaria architettata dall’artista stesso, per riportare a nuova gloria la sua chiacchieratissima opera, dopo un primo evento legato a Donald Trump e alla Casa Bianca – fu proposto proprio America come pezzo da esporre al posto di un Van Gogh! -. Ma è lo stesso artista a smentire questa voce: «E’ così cinematografica come mossa, capisco che qualcuno possa pensare che ci sia il mio zampino ma non è così». L’artista ha poi rivolto un appello ai ladri affinché non fondano l’oro dell’opera «Piuttosto se la installino in casa. E mi scrivano, per farmi sapere com’è utilizzare un wc d’oro».

Gli artisti non sono estranei a espedienti che aumentino la popolarità dell’opera, è una manovra che spesso anche in accordo con i propri galleristi viene messa in atto per attirare l’attenzione e creare quei famosi rumors così utili e spesso necessari per accrescere l’aura del pezzo.

Siamo ormai così abituati alle mosse strategiche degli artisti che il dubbio è lecito. Basti pensare a Banksy che ha addirittura distrutto una sua opera dopo che era stata battuta all’asta. La stessa Gioconda del maestro Leonardo da Vinci toccò l’apice della sua fama dopo il primo furto nel 1911 e in questo caso fu il gesto stesso a riportare l’opera sotto i riflettori.

Maurizio Cattelan

Ma in questo caso il nostro adorato Cattelan ci rassicura – anche se in modo poco convincente – sulla sua estraneità ai fatti. Non possiamo nemmeno farci insospettire dalla sua serafica calma di fronte all’evento, perché lui è così. Da sempre provocatorio, da sempre personaggio scomodo e antipatico che alla fine sta anche simpatico.

Sta di fatto che il furto di “America” non è stata una cosa semplice. Di certo è stato attuato in modo rocambolesco, urtando altre opere e allagando la stanza dove era esposto. I ladri hanno sfondato il cancello, sradicato il water e lo hanno lanciato dalla finestra come un comune cesso da rimpiazzare.

Rimaniamo comunque in attesa di altre notizie sul ritrovamento dell’opera, sperando che alla fine dei giochi il nostro Cattelan non ci stia prendendo tutti per il…naso.


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