Rifugiati al margine

Di Mattia Marino – L’istruzione, parte dei Sustainable Development Goals (gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e diritto umano fondamentale sancito dalla Convenzione dei Diritti del Fanciullo del 1989 e dalla Convezione sui Rifugiati del 1951, risulta indispensabile per il potenziamento di uno sviluppo equo e sostenibile e per l’integrazione di milioni di giovani che ogni anno fuggono dai propri Paesi a causa di guerre, carestie, crisi umanitarie e cambiamenti climatici.

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Ad oggi esistono circa 7 milioni di rifugiati in età scolare. Secondo un rapporto dell’UNHCR, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, 3,7 milioni tra bambine, bambini ed adolescenti non hanno accesso all’istruzione. Sempre secondi i dati dell’ONU, solamente il 63 per cento dei bambini rifugiati frequenta la scuola primaria, contro il 91 per cento della media mondiale. In età adolescenziale il dato si fa anche più allarmante: mentre in tutto il mondo circa l’84 per cento delle ragazze e dei ragazzi riceve un’istruzione secondaria, tra i rifugiati solo il 24 per cento ha l’opportunità di frequentare regolarmente la scuola. Per quanto concerne il mondo universitario, solo il 3 per cento dei rifugiati è iscritto all’università, contro il 34 per cento a livello mondiale. Numeri davvero allarmanti.

«La scuola è il luogo dove i rifugiati hanno una seconda opportunità», ha detto Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. «Non poter, o non voler dare l’opportunità di studiare a questi ragazzi, significa negargli quella seconda opportunità di potersi rimettere in gioco e di poter riprendere in mano le loro vite», ha aggiunto l’Alto Commissario.

Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati

In Turchia, il Paese che ospita più rifugiati al mondo, in particolare provenienti dalla vicina e devastata Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan, l’accesso all’istruzione per migliaia di bambini ed adolescenti rifugiati è gratuito, ma allo stesso tempo anche molto difficile, ed in alcuni casi quasi impossibile. Uno dei più grandi ostacoli è quello della lingua. Le persone che fuggono dai Paesi del Medio Oriente arrivano in terra anatolica senza una adeguata, o quasi nulla, conoscenza della lingua turca, la quale è fondamentale per poter proseguire gli studi primari e secondari. L’arabo in Turchia è praticamente sconosciuto (sono davvero poche le persone che hanno dimestichezza con questa lingua), e l’inglese, tranne che per alcune università, è del tutto inutile nelle scuole primarie e secondarie. Il Governo di Ankara non si è adoperato a sufficienza per risolvere questo problema, e ad oggi migliaia di bambini ed adolescenti sono “bloccati” all’interno del Paese senza poter proseguire o terminare il loro percorso di studi. Molti di loro cercano di lasciare il territorio turco, con la speranza di arrivare in Europa, e poter continuare il percorso scolastico o accademico.

L’UNHCR, negli ultimi anni, si è mobilizzata per cercare di risolvere la situazione. In collaborazione con il Governo Turco, sono stati infatti aperti numerosi corsi di lingua per permettere alle ragazze ed ai ragazzi rifugiati, che abbiano almeno terminato gli studi secondari, di poter apprendere la lingua turca, in modo da avere la possibilità di poter accedere ai corsi universitari. Sempre grazie al supporto dell’ONU, ed al Ministero dell’Educazione, i rifugiati, in Turchia hanno la possibilità di accedere a borse di studio per poter seguire corsi accademici nelle università turche. Queste scolarship prevedono la totale copertura dei costi universitari per tutta la durata dei corsi, oltre ad uno stipendio mensile volto a coprire le spese di soggiorno.

A livello globale, la grande diminuzione di iscritti nelle scuole tra i rifugiati è un chiaro segnale di una grave mancanza di fondi per l’istruzione e l’educazione per queste persone, i quali però vengono massivamente investiti in fabbricazione di armi e nell’industria bellica. Sarebbe dunque necessario, secondo l’UNHCR, che le istituzioni pubbliche, congiuntamente al settore privato ed alla società civile, si adoperino alla creazione di nuove iniziative destinate alla raccolta di fondi necessari ad impulsare l’accesso all’istruzione ai rifugiati.

Nel non lontano 2016, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha adottato la Dichiarazione di New York sui Rifugiati e Migranti, la quale prevede che i governi si impegnino ad adottare misure per garantire un libero ed equo accesso all’istruzione per i giovani rifugiati.

Secondo Grandi, è necessario investire nell’istruzione e nell’educazione dei rifugiati, o rischieremo di ritrovarci di fronte ad una intera generazione di bambine, bambini ed adolescenti, condannati a crescere senza la possibilità di poter vivere in maniera indipendente o di trovare un lavoro. Ciò su cui l’UNHCR sta lavorando è la costruzione e ristrutturazione di scuole e strutture, formazione di maestri e professori, nonché sostegno economico alle famiglie rifugiate in modo che possano coprire le spese per la scolarizzazione dei propri figli.


Foto copertina da https://iosonominoranza.it

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