Tanto tuonò che piovve

Di Francesco Paolo Marco LetiL’ultimo “economic survey dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) è impietoso nei confronti del nostro Paese: oltre ad indicare le difficoltà congiunturali alle quali l’Italia va incontro, sottolinea come le politiche economiche messe in campo dal Governo, non solo non saranno decisive per un recupero, ma addirittura peggioreranno il quadro.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAIn particolare, viene confermata la contrazione della crescita dell’anno corrente dello 0,2%, al netto di ulteriori frenate, ed è previsto un aumento della disoccupazione che passerà dal 10% attuale al 12%. Uno dei dati più gravi è il forte decremento del reddito pro-capite tornato indietro di venti anni e ben al di sotto del picco precedente la crisi.

Un altro punto difficile per il Paese è l’aumento della povertà assoluta, specialmente fra i giovani. Una delle indicazioni al riguardo è quella di puntare sulla crescita della produttività, stagnante nel nostro Paese da ben venticinque anni, per provare a riassorbire sia la disoccupazione, sia la povertà assoluta. Le critiche maggiori sono quelle nei confronti delle due misure principali del Governo attuale: quota cento e il reddito di cittadinanza. Riguardo alla prima, la critica è lapidaria: “The report also warns that the reduction in the retirement age – to 62 with at least 38 years of contributions – though only temporary, could lower economic growth in the medium term by reducing work among older people and worsen intergenerational inequality”. Con riferimento al reddito di cittadinanza, invece, la critica è più sfumata tanto da considerare tale misura solo una preoccupazione, tenendo anche presente che misure per il sostegno del reddito sono state sostenute dall’OCSE negli anni precedenti.

La critica è concentrata più che altro sull’alto livello del sussidio che sul sussidio in sé ed il timore è che scoraggi la ricerca di una occupazione: “The government’s 2019 budget rightly aims to help the poor through the new Citizen’s Income (Reddito di cittadinanza), says the report, but it will be important not to weaken work incentives so as to avoid poverty traps. The high level of the Citizen’s Income benefit – relative to other OECD countries – might discourage people from finding jobs in the formal sector, especially in regions where wages are lower. To counter this problem the report proposes to introduce an in-work benefit system and lower the Citizen’s Income benefit”.

V_Balbo_-_v_Depretis_-_ISTAT_P1070315Il serio problema per l’economia del Paese è l’impatto che la recessione ha, ed avrà, nei prossimi mesi. Come indicato dal survey dell’OCSE, un impatto sull’occupazione è inevitabile e i primi effetti sembra si stiano già manifestando. Secondo la nota mensile dell’ISTAT, la disoccupazione sarebbe in crescita, pur mantenendosi, al momento, una certa stabilità sul mercato del lavoro.

Preoccupante è, invece, il dato sulla riduzione del reddito disponibile lordo delle famiglie, nonostante la crescita dei consumi, dovuto ad una riduzione della propensione al risparmio: in altre parole, gli italiani sono costretti a risparmiare di meno per mantenere lo stile di vita precedente. Riguardo la distribuzione dei posti di lavoro, sembra confermarsi l’efficacia di una delle prime misure del Governo, il cosiddetto Decreto Dignità. Attraverso questo decreto, si sono rafforzati i contratti a tempo indeterminato e la contestuale riduzione di quelli a termine.

Un probabile impatto avrà luogo anche in uno dei settori più delicati dell’economia nazionale: il settore del credito. In presenza di una recessione reale, come quella che si va configurando, è altamente probabile, infatti, un peggioramento dell’affidabilità creditizia con l’emergere di nuovi crediti deteriorati. I bilanci delle banche dovrebbero nuovamente far fronte a questo problema con nuovi accantonamenti a tutela ed una probabile riduzione del credito al mercato. In sostanza, un nuovo credit crunch.

In conclusione, la congiuntura internazionale continua a essere sfavorevole per l’economia europea e, di conseguenza, per l’Italia tenendo presente, anche, le tensioni commerciali e il continuo tentennamento sul problema Brexit che non permettono di prevedere miglioramenti a breve. Questo è un grave ostacolo per un’economia come quella europea, incentrata sulla vocazione esportatrice del suo Paese guida, la Germania, che adesso mostra gravi segnali di cedimento. La catena di valore della produzione tedesca passa, per una bella fetta, dal nostro Paese, una sua riduzione implica minori ordinativi e produzione per il nostro tessuto industriale. Al calo delle esportazioni e della produzione non è stato ancora fatto fronte.

La logica vorrebbe che si cominciasse a riequilibrare la situazione spingendo sulla domanda interna, spesso anemica, attraverso investimenti pubblici, possibilmente infrastrutturali. Il problema di una scelta del genere è la cultura economica dominante in Europa, troppo imbevuta di concezioni ordoliberali e mercantiliste, ossessionata dall’avanzo commerciale e terrorizzata dagli stimoli fiscali.


      

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