Gino Strada non ci sta

Di Maddalena Tomassini – Gino Strada non ci sta e non la manda a dire. Il fondatore di Emergency se ne fa poco della diplomazia quando in gioco ci sono vite umane: ha dato dello sbirro a Marco Minniti, nulla lo frena dal dare del fascistello a Matteo Salvini. Lo ha fatto su Radio Capital il 21 gennaio, di lunedì.

Gino Strada non può tollerare che i governi – incluso il nostro – sia responsabile di uccisioni. gino_stradaI termini sono duri e diretti. Per Strada, il nostro è un governo che si autodefinisce del cambiamento, ma che nulla è se non un ritorno al passato, una banda dove «la metà sono fascisti e l’altra metà sono coglioni». Lo ha detto lunedì e ripetuto tre giorni dopo, parlando con Lilli Gruber a Otto e Mezzo, pur aggiungendo che non è il caso di sindacare sulle percentuali. Al suo fianco, lo scrittore Gianrico Carofiglio gli fa da spalla: «Può capitare che uno sia l’uno e l’altro». «Esatto – gli risponde Strada – c’è questo sottoinsieme dei fascisti coglioni, che è ancora più eclatante».

Per i Cinque Stelle la situazione è imbarazzante, visto che nel 2013 avevano candidato il fondatore di Emergency al Quirinale. I pentastellati seguono per filo e per segno la linea della Lega, un segnale che alla radio Strada ha definito terribile. Il Movimento ne esce mostrando un’identità fiacca, praticamente assente. Interrogato dalla Gruber, Strada commenta che stanno comprando F35, contro cui avevano battagliato. «Tutto e il contrario di tutto», ironizza.

In chiusura del programma, Strada si è dimenticato dei 5S, lascia che siano Marco Travaglio e Carofiglio a discuterne il declino. «Io non sono un politico – afferma – Faccio parte di un’organizzazione che in 25 anni ha curato più di 10 milioni di persone. Abbiamo curato persone. Come possiamo noi accettare che persone non siano salvate in mare?». E conclude: «Io non ci sto».

immGino Strada ha ragione a parlare di razzismo. La questione dei flussi migratori è complessa e articolata. Si ignora – ad esempio – che in Italia si entra spesso con un legale visto turistico che si lascia scadere, che sui fattori pull e push si potrebbe scrivere una Treccani. Il punto è che i passeggeri della Sea Watch 3 oggi e della Diciotti ieri sono del colore sbagliato, e che ai fini della perpetua campagna elettorale la complessità non rende. È più fruttuoso creare il mostro dell’uomo nero e circoscrivere la problematica ai porti “chiusi” (che chiusi non sono).

Gino Strada non ci sta. E come lui, non ci sta Andrea Camilleri, intervenuto a Fanpage sulla faccenda del CARA sgomberato a Castelnuovo di Porto: «Ci tengo, quale cittadino italiano, a dire questa frase: non in nome mio» ha sentenziato il padre di Montalbano, definendo lo sgombero persecutorio. I porti devono essere sempre aperti. «Questa è un’ossessione – ha concluso – rendetevene conto. Non in nome mio. Io mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità».


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