Cesare Battisti torna in Italia: la fanfara e il silenzio

Di Maddalena Tomassini – «Matteo Salvini, il piccolo regalo sta arrivando», ha twittato Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente del Brasile e deputato federale. E che regalo. Cesare Battisti è stato catturato in Bolivia sabato pomeriggio, intorno alle 17. In Italia erano le 22. L’ex-terrorista passeggiava per le vie di Santa Cruz de La Sierra, nell’entroterra della Bolivia, indossando barba e baffi finti. Un travestimento che non è valso a molto, quando gli agenti boliviani – dietro l’input degli investigatori di Milano – lo hanno avvicinato.

img800-una-vita-in-fuga--chi--cesare-battisti-141511Chi è Cesare Battisti, il latitante tante volte ripreso con un sorrisetto sprezzante? Classe 1954. Militante di Proletari Armati per il Comunismo (PAC); mandante, ideatore, esecutore. Quattro vittime di omicidio pesano sulla sua fedina penale: Andrea Santoro, maresciallo, il gioielliere Pierluigi Torregiani, il macellaio Lino Sabbadin e Andrea Campagna, agente della Digos di Milano. Condannato all’ergastolo e incarcerato, evade nel 1981. Fast forwardal 2018, il futuro presidente Bolsonaro annuncia che ha intenzione di restituire il latitante al Paese d’origine. Il 13 dicembre, Battisti fa perdere le sue tracce: il Supremo Tribunale Federale brasiliano ne ha ordinato l’arresto.

La soddisfazione della sua cattura percorre l’Italia in modo trasversale e tocca tutti i partiti, come è naturale che sia, quando un terrorista pluriomicida viene restituito alla giustizia, dando un’occasione di pace alle vittime, ai loro cari. Soddisfazione dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Soddisfazione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per il «risultato atteso da 40 anni». Festeggia anche l’ex-premier Paolo Gentiloni: «Finalmente le vittime del terrorismo avranno giustizia».

1547396576147.jpg--Nessuno è, tuttavia, più soddisfatto del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che fra un «è finita la pacchia» e l’altro, trova il tempo di postare la foto di un noto dolce italiano: «Oggi è proprio un bel giorno, un giorno da… tiramisù! Alla faccia degli assassini comunisti e dei loro amici e protettori». Ne ha più di un motivo: è nel governo che ha strappato Battisti dalle spiagge per chiuderlo in galera.

Insieme a Bolsonaro, è protagonista di un messaggio che risuonerà in Italia, in Brasile, e a tutte le orecchie sensibili alla propaganda che spinge la destra sempre un po’ più a destra: pensiamo a tutto noi. È un assist perfetto, tempestivo dopo la “sconfitta” subita con l’affaire Sea Watch. Soprattutto in vista delle prossime elezioni europee.

Resta in fondo, forse, la memoria storica del periodo, con le sue ombre e ambiguità. Viene citata come un risaputo, come se quella di Battisti fosse una “storia a sé”. Quel che pare, ad ogni modo, è che anche oggi gli anni di piombo resteranno blindati, insieme ai loro segreti e alle numerose altre vittime in attesa di giustizia.


 

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