Resist! Musica e impegno sociale nell’ultimo tour di Roger Waters

Di Davide Renda e Daniele Monteleone – A più di 50 anni di carriera, Roger Waters, il co-fondatore e bassista dei Pink Floyd, sta emozionando milioni di fan con il suo tour “Us + Them”, in cui ripercorre pezzi celebri della sua carriera floydiana e brani dal suo ultimo lavoro “Is this the life we really want?”.

Chi vi scrive ha vissuto i due concerti dell’arena SSE Hydro a Glasgow, in Scozia, e al Circo Massimo di Roma. I concerti di Waters non sono solo spettacolari dal punto di vista musicale, visivo e nostalgico, ma lanciano una serie di messaggi politici e sociali. Roger Waters non è nuovo ad un approccio che intreccia musica e testi marcatamente polemici; nel 1977 in Animals dei Pink Floyd si criticava fortemente l’organizzazione della società, due anni dopo in The Wall sarebbe arrivata un’analisi approfondita dell’alienazione dell’individuo, e in The Final Cut si porrà un forte accento alla critica contro tutte le guerre.

IMG_2341Il suo impegno è andato anche oltre la produzione musicale: dalla condanna alle violenze nel conflitto Israelo-palestinese, alle condizioni ambientali del nostro pianeta, dal ripudio di ogni forma di violenza ai casi di tortura quotidiani nel mondo.

Può la musica parlare di politica? La musica è uno dei mezzi di comunicazione più potenti che la storia abbia mai prodotto. Non è improprio definire la musica come un possibile strumento di coesione delle masse. Tutti conosciamo l’impatto del rock and roll negli anni Sessanta e i grandi eventi musicali che hanno riunito milioni di persone in nome della riaffermazione giovanile e del pacifismo.

Repressione e censura non hanno spaventato una lunga schiera di artisti che durante quei decenni critici che andavano dal post Seconda guerra mondiale fino alla caduta del muro di Berlino, passando per il Sessantotto e la Guerra in Vietnam, hanno portato in alto il vessillo della lotta politica e sociale contro le violenze e le oppressioni. Band come i Jefferson Airplane e artisti come John Lennon, Bob Marley e i nostrani Guccini, Gaber e De André si sono distinti per la forza del messaggio che volevano trasmettere attraverso la loro musica.

Roger Waters non fa eccezione. Come già accennato precedentemente, il co-fondatore dei Pink Floyd, continua a proporre composizioni e show che si riallacciano a quel filone che intreccia musica e politica. È fuori tempo massimo? Considerando lo scenario musicale contemporaneo, Waters rappresenta uno degli ultimi baluardi rimasti a difesa della connessione tra discorsi della sfera politica e sociale e pura passione musicale.

L’esperienza vissuta ai concerti non è altro che il piacere di brani senza tempo capaci però di raccontare anche il presente. Ed è per tale ragione che la musica può e deve perseguire ancora lo scopo di farci riflettere sul mondo che ci circonda. Due brani molto sentiti dall’audience ai concerti appartengono all’album Animals, probabilmente il più politico della carriera dei Pink Floyd: in Dogs, ad esempio, si legge un monito a proposito dell’ipocrisia e arrivismo, dilaganti non soltanto nel luogo di lavoro, ma nelle relazioni della vita quotidiana:

Devi saper ispirare fiducia alla gente a cui menti
Così, quando ti voltano le spalle
Avrai la possibilità di affondare il coltello

In Pigs, un brano ancora più marcatamente politico, Waters sbeffeggia i grandi potenti del mondo appartenenti alle alte sfere della politica e della finanza:

IMG_2364Grande uomo, maiale
Ha, ha, sei una farsa
Tu, benestante pezzo grosso
Ha, ha, sei una farsa
e quando la tua mano è sul tuo cuore
sei quasi divertente
Quasi un buffone

Lo show, durante l’esecuzione di Pigs, è arricchito da immagini caricaturali di Donald Trump, che è il “maiale” per eccellenza secondo Waters. Proprio il Presidente americano è criticato fortemente attraverso il mezzo musicale e visivo; non è mancata, in quei momenti, l’intensa partecipazione del pubblico che ha sbeffeggiato Trump insieme a Waters.

20180629_214922A colpire è anche la profondità e il messaggio dei brani tratti dal suo ultimo album “Is this the life we really want?”, letteralmente “è questa la vita che davvero vogliamo?”, eseguiti durante lo show. The last refugee, ad esempio, tocca il tema dei rifugiati e dei migranti; Déjà vu narra di un mondo distrutto dall’avidità e dalle guerre. Possiamo quindi dire che l’ultimo lavoro di Waters sembra un ultimo grido di rabbia, ma non di rassegnazione, contro un mondo privato di ogni innocenza, sfruttato e svilito da noi stessi.

IMG_2411È significativo come Waters continui a riempire stadi e arene di tutto il mondo. Sono ancora tantissime le persone che non vedono la musica come semplice forma di intrattenimento, ma come un’occasione di profonda riflessione che unisce uomini e donne, ragazzi e adulti. Perché a fine concerto, ci si sente meno soli e forse anche più umani.


Fotografie di Davide Renda

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