Gli “effetti collaterali” di Manifesta 12, il sintomo persiste

Di Soraja Fiotti – Questa settimana sono iniziati ufficialmente gli eventi collaterali di Manifesta 12. Il tema di questa edizione della Biennale nomade che quest’anno ha posato i suoi occhi su Palermo, intitolata “Il Giardino planetario. Coltivare l’esistenza”, ruota attorno al concetto di coesistenza e stratificazione culturale come uniche condizioni per la sopravvivenza del genere umano. Fra le diverse possibilità che offriva il programma, ci siamo soffermati su tre eventi che, tra un bicchiere di vino e l’altro, abbiamo deciso di visitare. 

Tabula Rasa. La mostra fotografica di Ezio Ferreri, curata da Ida Parlavecchio ed Emilia Valenza è stata inaugurata il 12 Giugno, presso la Galleria X3 e, una seconda sezione, presso i Magazzini di via Alloro. Il tema è quello dell’abusivismo edilizio: fondamenta, strutture incomplete, cancelli sul nulla immortalati, su sfondi brulli e desolati.

JpegIl tema è trattato in modo da sembrare, a un primo sguardo, distaccato documentarismo. In realtà, le immagini sono il risultato di un lavoro di alterazione cromatica che mira a creare la sensazione di uno spazio sospeso. La stessa sospensione che ha caratterizzato la vita di chi ha investito sogni e speranze in queste case mai finite. Scrive la curatrice Emilia Valenza: «nella storia di tanti siciliani che hanno lasciato la loro terra d’origine […] c’è sempre il sogno di “mandare i soldi in patria” per l’acquisto della “proprietà” (il terreno) o della casa. Questo invio di denaro, che si materializza nelle tante costruzioni non complete sparse per l’isola, è il cordone ombelicale mai reciso con la Sicilia, è la metafora di una ricongiunzione di cui non si ha certezza. È di questo che parlano le fotografie di Ezio Ferreri. Ma anche di una residenzialità senza nessuna regola o gusto e di un abuso continuo perpetrato sulla natura».

FB_IMG_1529009901625La seconda sezione è ospitata dai Magazzini di via Alloro, uno spazio recuperato che porta i segni del tempo e della mancanza di attenzione; questo rende ancora più evidente l’estetica della noncuranza, tipica, ad esempio, di molta fotografia americana contemporanea, che mette in atto una critica politica e sociale che sembra essere trasversale a tutti i tempi e luoghi.

In questo caso, un fenomeno di abusivismo tutto siciliano che le immagini di Ferreri restituiscono insinuando nello spettatore la stessa sensazione di sospensione propria degli edifici. Come dice la curatrice Ida Parlavecchio «questi scenari hanno tutta l’aria di un déjàvu o di un ciò che avrebbe potuto essere».

Am Falschen Ort. Anche in questo caso si tratta di una mostra fotografica, questa volta dell’artista tedesca Katharina Sieverding, inaugurata il 14 Giugno nello spazio Haus der Kunst, presso i Cantieri culturali della Zisa. Se volessimo riassumere l’opera della Siverding in una sola frase, potremmo affidarci al IV postulato che Guy Debord scrive nel saggio La Società dello spettacolo (1967): «Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra persone, mediato da immagini». Debord sostiene che quello esistente è un ordine spettacolare, uno spettacolo messo in piedi dal potere dominante, e che quest’ordine si basa in toto sull’apparenza.

L’artista dichiara: «arte e fotografia devono opporsi al potere e smontarne le immagini spesso tronfie, e comunque false, che i potenti ci propinano». Le opere in mostra sono quattordici, tutte realizzate tra il 1969 e il 2018 con tecniche fotografiche diverse.

Jpeg L’obiettivo dell’artista è quello di porsi con un atteggiamento politico critico che arriva a mettere in discussione la veridicità delle immagini stesse tramite la sovrapposizione e la manipolazione. Immagini viste e rivisitate per mettere a nudo una società spettacolare e spettacolarizzante, che è la stessa alla quale si riferisce Debord.

Anche il grande formato delle immagini (252cm x 365cm) è un diretto richiamo alla forma suprema della società spettacolare, la pubblicità.

JpegMostrare un prodotto attraverso la pubblicità significa allontanare il pubblico dall’idea che esista un vero diverso dall’apparenza pubblicizzata, come si può dedurre dagli scritti di Debord. La Sieverding, da canto suo, prendendo atto di questa messa in scena, vuole avvicinare lo spettatore alle sue immagini pseudo-pubblicitarie in modo da creare una relazione tra chi osserva, l’immagine di partenza e l’immagine trasfigurata, nella speranza di “svelare l’inganno”.

Cavallerizza Palazzo Mazzarino. Un site-specific realizzato dall’artista norvegese Per Barclay, inaugurato il 15 Giugno a Palazzo Mazzarino, a cura di Agata Polizzi. Una vasca di olio motore esausto, innestata nell’area delle vecchie scuderie del palazzo, diventa superficie nera e liscia nella quale si specchia l’architettura che la ospita.

IMG-20180615-WA0003L’intervento di inondazione, cifra distintiva di Barclay, crea un dialogo fra lo spazio rigorosamente articolato dell’architettura e il suo riflesso, che insieme creano una dimensione riflessiva sul tempo presente e passato.

Le installazioni dell’artista norvegese sono sempre eventi rari da vedere, sono spesso smantellate dopo pochi giorni per lasciare spazio alle fotografie realizzate durante l’evento. Questa sarà smontata il 4 Agosto e sostituita con una mostra che includerà, oltre le fotografie realizzate in questa occasione, una selezione di opere storiche di Barclay. La mostra sarà visitabile fino al 4 Novembre, data di chiusura di Manifesta 12.

I primi eventi incarnano perfettamente il tema centrale di questa edizione della Biennale. Assunti come la coesistenza, la stratificazione, il sincretismo culturale e la condivisione, sono trattati senza cadere nell’ovvietà che concetti così semplici, nella loro complessità, potrebbero comportare.


 

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