I rapporti Italia-Francia: verso il Trattato del Quirinale

Di Francesco Polizzotto – La recente visita del Presidente francese Emmanuel Macron in Italia è stata la testimonianza di quanto le relazioni fra i due Paesi siano in forte ascesa, non solo economica, ma anche istituzionale.

In questa fase europea molto fluida, Italia e Francia gettano le basi per un sistema di rapporti più efficace che vada oltre le divergenze sui singoli temi. «Italia e Francia riusciranno ad armonizzare i sistemi di accoglienza e di asilo convincendo i partner europei – ha dichiarato Macron – tra Roma e Parigi esiste ora un legame più forte, che consente la stabilizzazione in Libia allo scopo anche di porre fine allo scandalo umanitario che colpisce tutti i migranti». «Noi siamo tra i grandi Paesi fondatori dell’Unione e non abbiamo cambiato idea” – ha risposto Gentiloni – gli obiettivi primari sono completamento dell’unione monetaria e maggiori investimenti strutturali».

Nel corso del bilaterale si è ampiamente discusso di quel Trattato, già soprannominato “del Quirinale”, che dovrebbe essere firmato entro la fine dell’anno. Sul modello del Trattato dell’Eliseo, firmato il 22 gennaio 1963 da Charles De Gaulle e Konrad Adenauer, che i parlamentari dell’Assemblea Nazionale e del Bundestag stanno per modernizzare, il Trattato del Quirinale rinsalderà l’affinità politica tra Roma e Parigi. Aggiornare il rapporto franco-tedesco e far compiere un salto di qualità alle relazioni italo-francesi sono due facce di una stessa medaglia: fare la seconda cosa è complementare alla prima. «Relazioni più sistematiche tra Italia e Francia – puntualizza Gentiloni – rappresentano un contributo importante per il futuro dell’Ue».

Il Trattato dovrà essere definito entro la prima parte del 2018 e firmato ufficialmente nel
palazzo della presidenza della Repubblica entro settembre/ottobre, al prossimo vertice
intergovernativo tra i due Paesi, che si terrà appunto a Roma. «Si tratta di stabilire un rapporto strutturato, ma non esclusivo, che sarà complementare al rapporto franco-tedesco», ha precisato Macron.

Una lettera di incarico è stata già recapitata al “Gruppo dei saggi” per definire compiti, finalità e perimetro del percorso che porterà al Trattato del Quirinale. I saggi italiani sono l’ex ministro Franco Bassanini, il consigliere di Palazzo Chigi per gli affari Ue Marco Piantini e il Rettore dell’Università Luiss ed ex ministro Paola Severino. I lavori del Gruppo saranno organizzati in due fasi: la prima riguarderà il contenuto del futuro Trattato, dalle proposte istituzionali ai settori di partenariato; la seconda sarà dedicata alla redazione vera e propria del progetto del Trattato.

«L’Italia e la Francia – recita la lettera d’incarico – sono naturalmente legate da una vicinanza storica, economica, culturale ed umana eccezionali. Il Trattato del Quirinale dovrà dare un forte impulso alle relazioni tra i nostri Paesi, strutturandole e dando loro dei nuovi obiettivi, arricchiti di una duplice dimensione, bilaterale ed europea . Se il Trattato del Quirinale ha vocazione ad offrire un quadro di riferimento per gli sviluppi futuri delle nostre relazioni bilaterali, dovrà allo stesso modo riflettere fedelmente l’ambizione europea di Italia e Francia, sia che si tratti della promozione dei nostri valori comuni che del nostro dialogo sui grandi negoziati europei o delle iniziative in vista di una rifondazione dell’Unione europea».

Una positiva dialettica italo-francese è un carburante potente nel motore dell’Unione, ben al di là delle clausole del Trattato del Quirinale, il cui percorso è stato tracciato. Sul tema dell’immigrazione dall’Africa verso la Libia e poi nel Mediterraneo si è ad esempio arrivati ad un accordo di monitoraggio comune delle rotte di migrazione dall’Africa occidentale, che ha portato all’approvazione da parte del governo italiano di un contingente militare in Niger, Paese sotto la sfera d’influenza francese.

Se Macron è arrivato ad evocare una relazione particolare tra Francia e Italia, così importante da sancirla con un Trattato del Quirinale, è anche perché negli ultimi mesi i due Paesi sono riusciti a sviluppare un’intesa molto forte sulla crisi che più mette a rischio la costruzione europea, quella dei migranti. Eppure proprio sulla politica di accoglienza ai migranti, le relazioni italo-francesi, già tese per lo scontro sul dossier STX-Fincantieri, avevano raggiunto un punto di rottura l’estate scorsa. L’Italia chiedeva aiuto all’Europa e in particolare alla Francia affinché altri porti, come quello di Marsiglia, venissero aperti in modo da accogliere le navi che soccorrevano migliaia di disperati nel Mediterraneo. La Francia opponeva il suo rifiuto, aggiungendo un nuovo motivo di attrito al conflitto che da anni prosegue sul confine di Ventimiglia.

La svolta si è avuta ad agosto con l’accordo libico, grazie al quale Gentiloni ha potuto partecipare da protagonista al vertice a quattro tenutosi a Parigi tra Francia, Italia, Germania e Spagna; «il lavoro dell’Italia sui migranti è un esempio» disse Macron nel corso di quel vertice. Un mese dopo, nella conferenza di Lione, si è formalizzato l’accordo su STX- Fincantieri ed è stato evocato per la prima volta un possibile Trattato del Quirinale. Quindi Italia e Francia hanno stretto la collaborazione sulle rotte dei migranti con la decisione di Roma di aiutare Parigi nella lunga e onerosa missione nel Sahel, inviando 470 soldati in Niger.

In sei mesi la sintonia tra le “sorelle latine” sembra rinata e l’intesa tra Roma e Parigi nell’attuale contesto europeo potrà risultare decisiva per affrontare le sfide più complesse. Nei prossimi anni alla Francia potrebbe tornare utile, più che il Trattato dell’Eliseo con la Germania, quello del Quirinale con l’Italia.


 

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