Primo Levi continua a parlarci: il pericolo del neonazismo in Europa

Di Davide Renda – «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

Così scriveva il noto scrittore Primo Levi, ex prigioniero del campo di concentramento di Auschwitz. Rileggerle oggi ci fa ammirare la lucidità con cui Levi scrisse quelle parole. Come lui stesso affermò, la fortuna di essere dei sopravvissuti dei campi di concentramento non basta per avere il coraggio di raccontare quei momenti; Auschwitz ti cambia per sempre e nessun aspetto della vita successiva è più lo stesso dopo aver vissuto sulla propria pelle gli orrori del nazismo.

Ma Levi non ci offre soltanto una preziosa e diretta testimonianza di quegli anni; lancia un monito alle nuove generazioni. Ciò che lo preoccupa sono le condizioni sociali che hanno portato a quei movimenti politici, non esenti dal ripresentarsi, e ciò potrebbe portare al ritorno o alla riformulazione di quelli che erano temi già affrontati dai movimenti nazional-socialisti e fascisti.

Abbiamo davvero fatto i conti col passato? L’attuale scenario politico europeo presenta partiti o movimenti politici che, chi in misura più esplicita dell’altra, presenta collegamenti con l’ideologia nazifascista. Dai simboli utilizzati, dalle retoriche sulla razza pura fino ai metodi violenti con cui imporre la propria presenza politica sul campo, è indubbio che il fascino suscitato da figure come Hitler e Mussolini è ancora vivo nelle coscienze di alcuni strati della società civile che vedono in quelle ideologie un modello da seguire per riformare una classe dirigente e un sistema economico spesso considerato inetto ed inefficiente. Allo stesso modo, altri movimenti politici collocabili nell’estrema destra negano ogni legame con quelle ideologie.

Senza doverci qui soffermare su chi è nazifascista o chi nega di esserlo, vorrei affrontare un breve focus su temi e termini adottati da movimenti come Alba Dorata in Grecia e partiti come Alternativa per la Germania.

La leva politica principale che ha portato all’aumento dei voti per le formazioni di estrema destra in tutta Europa è l’incremento dei flussi migratori verso e tra i paesi europei. La storica decisione della Cancelliera tedesca Angela Merkel in favore dell’accoglienza dei centinaia di migliaia di profughi siriani non è stata “presa bene” da una parte della società civile tedesca; da quel momento in poi i numeri delle manifestazioni di Pegida (Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente) e i voti per Alternativa per la Germania sono aumentati, fino a determinare un successo elettorale del 13% alle elezioni federali (quasi 6 milioni di voti) per una formazione che vede tra i suoi membri anche militanti stessi di Pegida. I membri di Alternativa per la Germania non si sono mai risparmiati di esprimere opinioni riguardo l’«invenzione dell’olocausto», la difesa della razza bianca e di essere orgogliosi per i soldati tedeschi della seconda guerra mondiale.

L’apertura ai profughi siriani è solo una frazione del dibattito europeo sull’immigrazione che, soprattutto dopo i vari attentati di stampo islamista, ha scatenato affermazioni anche di stampo razzista da parte di molte forze politiche europee. Queste affermazioni risultano grosso modo condivise da formazioni come Alba Dorata in Grecia e piccoli movimenti, tra cui Forza Nuova e Casa Pound in Italia.

Il caso della Grecia ci mette di fronte ad un altro tema, che è quello che mette in relazione una crisi finanziaria, che diventa economica e sociale, e l’aumento di consensi di una forza politica come Alba Dorata che è stata più volte accusata di palese neonazismo, identificabile nelle sue idee e nei suoi proclami.

Per tornare allo spunto iniziale fornitoci dalla citazione di Primo Levi, credo sia importante notare che la crescita di movimenti e partiti politici di estrema destra possa suonare come un serio campanello d’allarme per tutte quelle coscienze che non vogliono essere “oscurate”. Il dibattito politico è spesso violento e i temi affrontati (quali la protezione della razza di una nazione e la lotta a tutti i costi contro il multiculturalismo) ci dicono che l’Europa non ha fatto ancora completamente i conti con molti dei mostri del suo passato.


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2 pensieri riguardo “Primo Levi continua a parlarci: il pericolo del neonazismo in Europa

  1. Bella analisi. Ovviamente è terrificante immaginare che gli orrori della nostra società, o meglio della nostra specie, dipendano dalla situazione sociale e dal benessere generale, e fa rabbrividire pensare che la nostra “umanità” dipende dal nostro stile di vita e non dal nostro senso etico e morale. O almeno è così per molti di noi.
    Allo stesso modo ci dà speranza sapere che non sono ideali innati, e che si possono superare certe idee, seppur con difficoltà. La sfida sta nell’agire in tempo per cambiare le carte in tavola, prima che tutto “crolli”.

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