Al vertice della tensione: storia di una dinastia e di un arsenale

Il mondo contemporaneo, a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha dovuto convivere con la coscienza del pericolo rappresentato dall’utilizzo di armi nucleari; l’intero periodo della Guerra Fredda è stato un lampante esempio di questo fattore, ormai impossibile da ignorare.

E per questa stessa ragione, oggi, la Corea del Nord crea tanto scalpore nella politica internazionale; un test avvenuto proprio in questi giorni, ultimo di una lunga serie, ha visto un missile balistico sorvolare il Giappone, per poi rompersi in tre parti finendo nelle acque territoriali di Tokyo, al largo dell’isola di Hokkaido, con grande allarme della popolazione e della comunità internazionale. 

La Corea del Nord non è nuova a questo genere di test: con Kim Il Sung, nonno dell’attuale leader nordcoreano, si hanno nel 1984 i primi test di lancio effettuati con missili Scud-B acquisiti dalla Russia. Sotto lo stesso leader, nel 1990, si svilupperà e collauderà anche il nuovo missile Rodong, una variante del vecchio Scud rielaborata e prodotta dalle fabbriche nordcoreane.

Alla sua morte, il figlio Kim Jong Il non proverà neppure a invertire la rotta sulla corsa agli armamenti, intensificando anzi l’impegno nella produzione. Nel 31 Agosto del 1998, infatti, viene annunciato che un nuovo missile, il Taepodong-1, è stato utilizzato per lanciare un satellite in orbita. Nonostante la lunga gittata del missile (5900 km con un carico leggero), venne tuttavia escluso che potesse essere utilizzato come missile surface-to-surface, e fu quindi catalogato come dimostratore di tecnologia, un passo avanti sul vecchio Rodong. 

Da qui una escalation di eventi, che vide il ritiro della Corea del Nord dal Trattato di Non Proliferazione, il successivo rifiuto di continuare i “colloqui a sei” sulla cessazione del programma nucleare, e una dichiarazione, nell’Ottobre 2006, di un test nucleare riuscito. Arriviamo al 5 Aprile del 2009, giorno del secondo test del Taepodong-2, ufficialmente usato anch’esso, come il suo predecessore, per il lancio di satelliti, ma che secondo le accuse di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud sarebbe stato invece il collaudo di un missile intercontinentale per testate nucleari.

Kim Jong Un, figlio di Kim Jong Il e attuale leader della Corea del Nord, salito al potere alla morte del padre nel Dicembre del 2011, darà un tono molto più pubblico e provocatorio allo sviluppo militare del paese. Un test nucleare sotterraneo nel Febbraio del 2013, seguito ad Agosto dello stesso anno dalla riattivazione dei reattori per produrre plutonio. Il collaudo dei missili balistici “KN-11”, lanciati da sottomarini nel Maggio del 2015. Le minacce agli USA di un attacco nucleare, seguite da altri due test di KN-11, falliti. Poi, a Dicembre del 2015, l’annuncio di una bomba H pronta al test. I due anni successivi Pyongyang continuerà ad effettuare nuovi test missilistici, con un record di 22 solo nel 2017, e l’attuale apice raggiunto appunto qualche giorno fa.

Il presidente Donald Trump ha intanto annunciato che tutte le opzioni sono sul tavolo, compresa quella militare, la quale comporterebbe però dei rischi, in primis l’attivazione dell’arsenale nucleare di cui Kim Jong Un sembra disporre. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato, in risposta agli Stati Uniti, che la sola via possibile è quella diplomatica, e a questo proposito, affiancato dalla Cina, sconsiglia un rafforzamento delle sanzioni contro Pyongyang, definendo l’aumento della pressione controproducente. Ci si trova quindi in uno stallo erede di una Guerra Fredda forse mai davvero terminata.

Marco Cerniglia


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