Wilders tasta il polso all’Europa

Le elezioni politiche olandesi del 15 marzo saranno le prime di un trittico, con quelle francesi e tedesche, da cui dipenderanno le sorti dell’Unione Europea così come la si conosce. Dopo l’annus horribilis del 2016, con la Brexit, la vittoria di Trump negli States, e l’instabilità politica di Italia e Spagna, il 2017 potrebbe essere l’anno delle sentenze per l’Europa.

Una di queste potrebbe giungere dalla terra dei tulipani e dei mulini a vento. L’Olanda rappresenta, infatti, un banco di prova per la tenuta (o per la fragilità secondo un altro punto di vista) dell’Unione. In considerazione soprattutto della personale battaglia contro l’euroscetticismo, che nel caso olandese ha assunto le sembianze di Geert Wilders.

Anti-islamico e anti-europeista, il candidato e leader del PVV, Partito olandese per la libertà, si trova a lottare punto a punto con il premier uscente, Mark Rutte, del VVD, Partito popolare per la Libertà e la Democrazia. Gli ultimi sondaggi vedono Wilders in leggero svantaggio rispetto al candidato conservatore, a causa di un sorpasso che sarebbe avvenuto, però, solo negli ultimi giorni. Un segnale positivo per gli europeisti che, se confermato il prossimo 15 marzo, permetterebbe di minimizzare un quadro politico comunque complesso.

Una vittoria, seppur di misura, di Mark Rutte faciliterebbe senza dubbio la formazione di una coalizione di governo con le altre forze politiche tradizionali, su tutti Democratici 66, il Partito Democratico Liberale, di Alexander Pechtold. Un’ipotesi che, a dir il vero, sarebbe possibile anche di fronte ad un eventuale successo del PVV di Wilders. Difficile, infatti, come già fatto trapelare dai vari partiti, che qualcuno possa e voglia coalizzarsi con il leader di estrema destra. Fermo restando che molto probabilmente non è neanche questa l’intenzione dello stesso Wilders. Ma, è altrettanto vero, che una vittoria di quest’ultimo sarebbe una preoccupante conferma dell’avanzare degli euroscetticismi nella sua forma xenofoba.

Un pericoloso viatico che potrebbe fungere tra l’altro da spinta emotiva per tutti i movimenti anti-establishment. E qui il pensiero non può non andare alla corsa di Marine Le Pen verso l’Eliseo (seppur è bene evidenziare come si tratti di paesi e sistemi elettorali diversi e difficilmente paragonabili). Non è banale, quindi, sostenere che l’affermazione di Wilders sarebbe a prescindere un problema per l’Unione Europea. Il voto potrebbe legittimare non solo misure drastiche in tema d’immigrazione, ma anche le eventuali richieste di un referendum sulla fuoriuscita dell’Olanda dalla comunità, come previsto dal programma di Wilders. Il che, come per la Brexit, significherebbe dar un’occasione al malcontento popolare di esprimersi nei confronti dell’Unione. Non una grande idea.

Mario Montalbano


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