Nadia Murad: il volto del massacro yazida

Di Francesca Rao – Ha solo ventuno anni e un recente passato di sofferenze che pesa: Nadia Murad Basee Taha, nell’estate del 2014 ha visto con i suoi occhi trucidare la madre e i sei fratelli dai fondamentalisti dell’IS che hanno fatto irruzione nella sua abitazione di Sinjar, nella parte occidentale dell’Iraq.

Rapita e portata con le sue due sorelle a Mosul, roccaforte dello stato islamico dove migliaia di donne e bambini sono scambiati dai militanti come doni,  ha subìto le più atroci violenze fisiche e psicologiche: fu picchiata, stuprata e bruciata con i mozziconi di sigarette.  

Durante la prigionia, Murad racconta di essere stata avvicinata da un uomo dalla stazza enorme:“È venuto da me e mi voleva prendere. Ho guardato il pavimento ed ero assolutamente pietrificata. Gli dissi:“Sono troppo giovane e tu sei enorme”. Mi pestò, mi scalciò e mi prese a pugni”. Subito dopo venne presa in ostaggio da un altro uomo che le chiese di convertirsi e che, non accettando il suo no, la torturò. Quando provò a fuggire fu fermata, portata in una stanza e violentata da più uomini ripetutamente finché non svenne.

Oggi Nadia denuncia sia il governo iracheno sia quello curdo per il mancato sostegno alla riabilitazione o per condizioni di vita migliori. Entrambi non hanno fatto nulla per mandare all’estero le donne vittime di violenze. Soltanto nel settembre del 2015 è riuscita a lasciare il suo Paese, grazie al sostegno della Ong Yazda (che difende le minoranze etniche e religiose e fornisce aiuto e supporto alle vittime sopravvissute dell’IS), trovando rifugio in Germania, nazione che accettò di ospitare mille giovani donne nella sua condizione .

Come lei stessa ha raccontato lo scorso dicembre all’ONU, in occasione del primo incontro sul traffico di esseri umani “lo stupro è stato usato per distruggere le donne e le ragazze, per assicurarsi che non potessero mai più condurre una vita normale. Lo Stato islamico ha trasformato le donne yazide in carne da trafficare. In questo momento sono ancora 3.400 le yazide rapite. Tutto quello che vi chiediamo è che siano liberate. Molti potrebbero immaginare che la mia storia sia dura», in realtà tanti hanno passato difficoltà peggiori. Basti pensare che, finora, per più di un anno e mezzo, piccole bambine di appena 9 anni sono state rapite e vendute. E mentre le donne vengono rapite, i maschi vengono uccisi.”

Per l’attività di sensibilizzazione e d’informazione a livello globale che svolge ormai da mesi, la giovane curda, alla presenza del Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e numerosi ambasciatori, lo scorso 16 settembre presso il Palazzo di Vetro di New York è stata nominata “Ambasciatrice di Buona Volontà dell’Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta degli esseri umani” conferitale dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc). E’ la prima onorificenza assegnata a una vittima dei miliziani dell’IS, in occasione della Giornata internazionale della Pace.

Quasi un mese dopo aver ricevuto questa nomina, ad assegnarle un importante premio è stato il Consiglio Europeo, che l’11 ottobre a Strasburgo ha conferito a Nadia il premio “Vaclav Havel” per i diritti umani.

Inclusa dal Times tra le 100 persone più influenti del 2016 e candidata dal governo dell’Iraq al Premio Nobel per la Pace, Nadia auspica che a prescindere alla religione o dal genere, tutti possano fornire aiuti concreti per liberare il suo popolo. Persino i minori sono vittime delle barbarie del sedicente stato islamico: le bambine diventano le schiave sessuali degli uomini dell’IS e i bambini vengono strappati alle famiglie ed addestrati per diventare jihadisti.

La giovane curda continua a ribadire al mondo intero di non essere indifferente alle atrocità che stanno vivendo gli yazidi e che è fondamentale il sostegno di tutti affinché la situazione possa migliorare. Speriamo che la sua voce non resti inascoltata.


 

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