Hotel Rwanda, una storia violenta di umanità perduta

Di Daniele Monteleone – È il genocidio del 1994 l’evento storico che costituisce il grande background della pellicola. I fatti storici: da prima che il Rwanda vivesse il periodo di colonizzazione belga, la popolazione si divideva tradizionalmente negli allevatori e proprietari terrieri, i Tutsi, e in agricoltori, gli Hutu.

I matrimoni misti erano comuni e non vi erano, generalmente, motivi di scontro tra questi due aggregati sociali. L’interazione con l’amministrazione belga, e i rapporti economici e commerciali che ne scaturivano fecero sì che si acuissero delle forti differenze di condizione e di ricchezza, poiché i Tutsi riuscivano a detenere il potere pur essendo in netta minoranza rispetto agli Hutu.

Dagli anni ’50 le due fazioni tentarono reciprocamente di strapparsi il governo, con tentati golpe – oltre che con migrazioni di massa, nel caso dei Tutsi rifugiati nel vicino Burundi – creando di fatto instabilità fino al 1963, anno in cui si stabilì il primo presidente eletto democraticamente – e con la maggioranza hutu – Grégoire Kayibanda. Anche questo governo fu rovesciato da un colpo di stato violento che provocò la morte della sua famiglia e dei suoi alleati nel 1976, anno in cui si instaurò una dittatura militare di etnia hutu, destinata a durare quasi vent’anni. L’odio interetnico che accende lo scontro potrebbe dunque trovare le proprie radici in questa gestione malata della politica nazionale, agente di profonde ferite socio-economiche.

Il pretesto del genocidio fu l’abbattimento dell’aereo presidenziale con a bordo i presidenti di Rwanda e Burundi, il dittatore hutu Juvénal Habyarimana e Cyprien Ntaryamira, di ritorno da un incontro diplomatico di pace sulla questione interna ruandese. Un milione di Tutsi fu letteralmente massacrato dalla comunità rivale Hutu, lasciando solo spettatrice la comunità internazionale, rimasta fuori da questo conflitto fino al tardivo intervento dell’ONU a guida francese. Ad oggi rappresenta l’episodio più grave della storia africana degli ultimi cento anni.

Per dare un’idea sommaria di quello che è successo, basti pensare che in un giorno sono state uccise circa ottomila persone, circa 333 all’ora, ovvero 5 vite al minuto. In un lasso di tempo di quasi quattro mesi viene ucciso a colpi di machete, di arma da fuoco o di mazza chiodata, il 20% della popolazione, costituito dalla minoranza dei Tutsi e dagli Hutu moderati. Hutu erano anche gli stessi gruppi paramilitari che agirono nell’eccidio.

Il film narra la storia – realmente accaduta – di un direttore di un hotel della catena Sabena, l’africano Paul Rusesabagina (interpretato da uno straordinario Don Cheadle, non a caso candidato all’Oscar). Il protagonista non è per nulla acclamato dal regista come un eroe ma è mostrato come un uomo normale che non può vedere morire dei connazionali, quelle 1268 persone che è riuscito a trarre in salvo e nascondere nel suo albergo.

L’episodio ricorda molto la più celebre – grazie all’opera di Spielberg – Lista di Schindler, e in effetti il gesto di estremo coraggio contro un’intera popolazione accecata dall’odio ha delle notevoli similitudini con il caso tedesco.

Forte è fin dall’inizio il contrasto tra la vita agiata di Paul e le zone più disastrate delle periferie della capitale ruandese Kigali, come è evidente l’implicito racconto della corruzione onnipresente. Gli scontri, quelli dei momenti violenti dell’intera vicenda, così realistici e drammatici conferiscono un’atmosfera carica di crudeltà e disperazione.

La storia è di quelle di un Africa che non interessa a nessuno, dalla stampa agli studi storici più basilari. Mentre un milione di persone veniva trucidato, il mondo era in silenzio, i Caschi blu a casa, e la sensazione più intima che si potrebbe provare – anche con un minimo di riflessione – è quasi la vergogna di ritrovarsi occidentali alla conoscenza di questi eventi.

La colpevolezza non dovrebbe essere tanto quella di aver fatto poco – o troppo, a seconda delle interpretazioni – bensì di aver dimenticato facilmente un così grave fallimento umano.


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