I curdi in Siria tra lotta all’Isis e la costruzione di uno stato autonomo.

Che lo scacchiere mediorientale vive di molteplici contraddizioni è ben noto e, negli ultimi anni, quando si parla del conflitto siriano bisogna fare i conti con le geometrie variabili di accordi e alleanze che degli attori in campo adottano gli uni con gli altri.

Così come quando affrontiamo il tema della presenza del sedicente Stato Islamico in Siria, non possiamo fare a meno di legarla alla resistenza curda che lo combatte sul campo e ai risvolti che questo ha sulla vicina Turchia e sulla sua politica interna, proprio in merito alla questione curda.

Andiamo con ordine e ripartiamo dalla suddivisione dei curdi su diversi stati. Anche in Siria vivono tra i tre e i quattro milioni di curdi che occupano una striscia di territorio a nord-est, al confine con la Turchia. In questa area della Siria i curdi hanno dato vita ad una vera e propria regione autonoma non riconosciuta ufficialmente. Stiamo parlando di Rojava, o meglio ancora “Rojava Kurdistan”, Kurdistan occidentale.

Questa regione ha saputo dar vita in pochi anni ad una democrazia dal basso in cui è stata varata una nuova costituzione, molto avanzata, che stabilisce una serie di diritti fra cui autogoverno, parità di genere e diritti delle minoranze, il cui governo è affidato a un movimento laico, che al suo interno accoglie anche arabi, cristiani e turkmeni, il Pyd: un partito di ispirazione socialista-libertaria, vicino al PKK e che si ispira ai valori del suo leader storico, Abdullah Ocalan. Affiliata al Pyd vi è anche la milizia di Unità di protezione popolare, Ypg, e un nucleo composto unicamente da donne chiamato Ypj.

Rojava si divide in tre “cantoni” – Kobane, Jazira ed Efrin – che riescono a mantenere la loro autonomia grazie ai proventi derivanti dal petrolio, di cui è ricca la regione, venduto alla popolazione locale e all’amministrazione Assad.

I ricavi provenienti dalle risorse petrolifere servono anche a finanziare la lotta all’Isis. È ed proprio per la resistenza al sedicente Stato Islamico che i curdi siriani hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale e degli Stati Uniti, che li sostengono militarmente.

Spesso il Pyd e le sue milizie vengono confuse con i peshmerga curdi, anch’essi impegnati nella lotta all’Is in Iraq. Tra le due formazioni vi sono alcune differenze. I peshmerga sono delle vere e proprie forze armate del “Partito Democratico del Kurdistan” di Massud Barzani, attuale presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, il Pyd, invece, somiglia più ad un movimento di liberazione, proprio perché nel corso della complicatissima guerra siriana, il conflitto è penetrato fin all’interno dei confini del “Kurdistan siriano” e l’obiettivo primario per gli abitanti della regione è stato quello di mantenere in sicurezza la “loro” regione dagli attacchi delle milizie del califfato[1].

I rapporti tra Peshmerga e Pyg, del resto non sono affatto semplici e lo dimostra il fatto che mentre la Turchia sostiene curdi iracheni, considera invece dei nemici i curdi della regione di Rojava.

Il perché è presto detto, la creazione di uno stato autonomo curdo – con una struttura di governo fondata sulla democrazia di base e l’autogoverno delle comunità – ai confini con la Turchia non è accettabile, poiché Rojava rischia di diventare un polo di attrazione minoranza curda turca o potrebbe fungere da modello per l’irredentismo curdo presente in Turchia.

La Turchia dall’inizio del conflitto siriano, in quanto paese Nato, ha dovuto intraprendere, seppur di malavoglia, la lotta al Califfato. Nonostante questa posizione ufficiale – dovuta alla pressione degli Stati Uniti – man mano che i successi del Pyd si facevano più significativi, Erdogan ha avviato politiche ostili, sfruttando i collegamenti con i ribelli in Siria, bombardando le postazioni curde più che quelle dell’Isis e permettendo il passaggio attraverso la Turchia di tutti coloro che si siano voluti unire alla Jihad promossa da al-Baghdadi.

Lo scenario è in continuo mutamento e alcuni recenti eventi, quali il fallito golpe, gli accordi tra Erdogan e Putin, la riconquista di Manbij, roccaforte dell’Is, porteranno novità nella complessa partita siriana.

[1] In Iraq in Peshmerga combattono contro l’Isis per lo più al di fuori del Kurdistan iracheno, alla conquista di città come Kirkuc e Niniveh che l’amministrazione di Erbil vorrebbe annettere in virtù della loro appartenenza storica al Kurdistan.

Antinea Pasta

[1] In Iraq in Peshmerga combattono contro l’Isis per lo più al di fuori del Kurdistan iracheno, alla conquista di città come Kirkuc e Niniveh che l’amministrazione di Erbil vorrebbe annettere in virtù della loro appartenenza storica al Kurdistan.


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