Welcome to Downing Street n. 10 Mrs Prime Minister

Theresa Mary Brasier, 60 anni a ottobre, eredita la sua passione per la politica dalla madre, una convinta conservatrice. In età adolescenziale partecipa alla campagna elettorale del 1974 di Margaret Thatcher, la prima donna ad essere nominata Premier, e presto diventa un membro dei Tories. Durante gli studi al St Hugh’s College di Oxford conosce e frequenta la futura premier pakistana Benazir Bhutto, che la introduce alla conoscenza di Philip May, suo attuale marito.

Donna molto riservata, schiva, ambiziosa, competente, con un grande senso del dovere, una vera e propria fanatica del lavoro, iniziò la sua ascesa politica nel 1997, quando venne eletta deputata alle elezioni generali, per diventare successivamente il primo leader donna del partito conservatore nel 2002, Ministro delle Donne e delle Pari Opportunità del Regno Unito nel 2010, Segretario di Stato per gli Affari Interni del Regno Unito, fino a giungere alla attuale carica di Primo Ministro, il 54esimo nella storia moderna del Regno Unito e la seconda donna dopo la “iron lady” Thatcher.

Fiore all’occhiello dei i suoi anni al vertice del Ministero dell’Interno, è stata la battaglia contro la corruzione all’interno del corpo di polizia, tanto che ne ha tagliato le spese riuscendo comunque ad impedire che i reati commessi aumentassero.

Nel suo primo discorso dal numero 10 di Downing Street, la sede del governo e l’abitazione del primo ministro, la Premier è andata subito al cuore del problema sociale e politico che il referendum ha rivelato, cioè la spaccatura del Paese. Con poche e chiare parole, la leader dei conservatori ha affermato che il suo governo sarà guidato dai bisogni del normale cittadino, non da quelli dei privilegiati, sottolineando le ingiustizie facendo riferimento a come i neri sono trattati «più duramente dei bianchi dal sistema giudiziario», che i ragazzi bianchi della classe operaia «hanno meno possibilità degli altri di andare all’università», che se si frequenta una scuola statale «si hanno meno probabilità di raggiungere le professioni migliori» rispetto a chi ha invece studiato nelle scuole private. La May ha parlato anche della disuguaglianza retributiva a danno delle lavoratrici e di chi ha problemi di salute mentale, spiegando che spesso non riceve un aiuto sufficiente. Un discorso di sinistra verrebbe da dire!

Tanti sono i temi caldi che la Premier dovrà affrontare sin da subito, uno su tutti la questione “Brexit”: nonostante fosse una sostenitrice del “remain”, sarà suo compito aprire le trattative per l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che condurrà all’uscita graduale della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

La prima tappa del suo viaggio da Premier in Europa è stata Berlino, città in cui ha incontrato Angela Merkel. In questa occasione Theresa May ha sottolineato che non chiederà l’articolo 50 finché la posizione negoziale del Regno Unito non sarà chiara, dichiarazione che ha ricevuto approvazione dalla stessa leader tedesca. Clima meno disteso invece a Parigi, luogo d’incontro con il Capo dell’Eliseo François Hollande, il quale ha invitato la May a non allungare i tempi dei negoziati per la fuoriuscita dal club dei 27.

La situazione che si prospetta sia a livello nazionale che internazionale non è di certo delle più facili, ma la leader britannica sembra essere pronta e decisa per affrontarla con la giusta determinazione: non resta che augurarle buon lavoro!

Francesca Rao


 

 

 

 

 

 

 

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