Van der Bellen: un argine alla vittoria dell’estrema destra

“La speranza è la vernice, mai quanto questa volta ‘verde’, del domani sulla delusione di oggi”. Da questa frase – leggermente corretta – dell’americano Evan Esar, si potrebbe partire per parlare del successo al ballottaggio delle presidenziali austriache del candidato dei Verdi Alexander Van der Bellen. La speranza, tutta europea e degli europeisti, di aver scampato il pericolo concreto di una vittoria dell’estrema destra, in un paese divenuto nevralgico nelle dinamiche dell’immigrazione.

Economista di 72 anni, ed ex preside della facoltà di Scienze economiche di Vienna, Van der Bellen ha rappresentato il perfetto antagonista di Norbert Hofer. Europeista convinto ed ex militante socialista, egli è sempre stato molto apprezzato tra le mura nazionali. Uno spirito libero, non condizionato neanche troppo dai dogmi ambientalisti da cui attingeva il principale sostegno elettorale. D’altronde, i suoi primi passi in politica sono stati intrapresi da candidato indipendente. Ma, oltre alla distanza ideologica, sono le sue origini ad averlo contrapposto al candidato dell’estrema destra. È figlio di una madre estone e di un padre russo fuggiti dalla rivoluzione bolscevica del 1917. Figlio di migranti, quindi. Ed è proprio sul tema migrazione che Van der Bellen sembra aver conquistato la fiducia degli elettori. Anche di quelli che ritengono l’immigrazione un problema, ma che non hanno voluto cedere il passo ad una politica nazionalista.   

Mai quanto questa volta però si è giunti davvero ad un passo dalla vittoria di un partito dell’estrema destra, che avrebbe incrinato di tanto le già flebili certezze dell’integrazione europea. Ma, guai a sottovalutare l’esito finale del voto austriaco. Guai a pensare che, scampato il pericolo, tutto torni, come per magia, all’ordinaria amministrazione. L’estrema destra non avrà vinto, ma ha segnato un solco profondo nelle convinzioni europee, fungendo soprattutto da stimolo per gli alter ego dei paesi vicini.

È lo stesso Alexander Van der Bellen a prenderne atto: “Da presidente mi metterò al servizio di tutti gli austriaci. Inizierò da subito a riconquistare la fiducia degli elettori di Norbert Hofer, al quale va il mio rispetto”, ha detto il presidente designato alle telecamere, poste su un prato verde davanti allo storico palais Schönburg. Parole tendenti all’unità, quelle del neo presidente, allungando la mano verso lo sconfitto: “Si è parlato molto di polarizzazione, ma Hofer ed io siamo semplicemente le due metà che assieme formano questo grande Paese. Nessuna di queste due metà è più oppure meno importante dell’altra”. Come dire, sì l’estrema destra ha perso, ma è da considerare ormai un interlocutore politico. È un dato da non sottovalutare, anche in ottica delle future – anche se per ora scongiurate – elezioni del parlamento, che vedono appunto il Fpoe come partito favorito. Non capirebbero gli elettori austriaci un atteggiamento diverso. E non sarebbe obiettivamente comprensibile a livello politico. Il malessere della popolazione per la questione “immigrati” evidentemente è tale da non poter esser trattato senza la condivisione di tutte le forze politiche in campo. E l’isolamento sul tema è stato uno dei punti che ha fatto crollare il governo Faymann. Forse anche per questo, Van der Bellen, come primo atto da presidente, ha deciso di dimettersi dai Verdi. Nell’intenzione di rappresentare – non solo idealmente – tutta l’Austria. Cogliendo un ulteriore fatto dall’esito elettorale, ossia il superamento del bipolarismo socialdemocratici-conservatori.

Quel che è certo è il suo successo, che ha altresì rasserenato lo stato d’animo degli altri leader europei. Trasversali sono giunte parole di soddisfazione. Dal capo dello Stato italiano, Sergio Mattarella, il quale congratulandosi, si mostra convinto del fatto che: anche in futuro Austria e Italia continueranno a rappresentare un modello di progressiva integrazione nel segno del comune disegno europeo”. Per giungere a Manuel Valls, che esprime: “sollievo nel vedere gli austriaci respingere il populismo e l’estremismo. Ciascuno ne tragga lezione in Europa”. Ecco, appunto, l’Austria ha lanciato un segnale, adesso spetta alle istituzioni e alle forze politiche comunitarie rispondere adeguatamente.

Mario Montalbano


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