Il potere del Medio Oriente: anche lo sport si piega ai petrodollari

La storia insegna che quando si hanno tanti soldi e si sa parlare la lingua del business, ogni desiderio diventa realtà. La crisi ha trasformato l’Europa in una colonia di oligarchi russi, sceicchi arabi, paperoni americani e ora, pare, anche magnati indonesiani e cinesi. Il continente dei conquistatori è oggi terra di conquista dove investire palate di quattrini in tutti gli ambiti, sport incluso, con il calcio a fare da principale business su cui creare popolarità e successo.

La scalata dei petrodollari in Europa è sempre più evidente, l’arrivo di capitali esteri nel vecchio continente va di pari passo con la crescita tumultuosa di paesi (Qatar su tutti) che non conoscono la crisi e che continuano a macinare aumenti del Pil a doppia cifra. Cifre e numeri impossibili da pareggiare per i paesi Europei.
In Medio Oriente, terra in cui abbonda il petrolio, alcuni sceicchi sono estremamente ricchi e alcuni di loro sono tra i miliardari più ricchi del mondo. Tuttavia la ricchezza di alcune famiglie reali della penisola araba è così segretamente custodita che molti ritengono che alcuni sceicchi siano ancora più ricchi di quanto stimato dalle statistiche ufficiali. 

Tra gli sceicchi più importanti del panorama internazionale sono presenti:
Khalifa bin Zayed Al Nahyan (patrimonio personale: 18 miliardi di dollari). La famiglia dell’attuale emiro di Abu Dhabi e presidente degli Emirati Arabi Uniti, possiede un patrimonio netto di 150 miliardi di dollari. Gestisce inoltre il secondo più grande fondo d’investimento del mondo, l’Abu Dhabi Investment Authority, che detiene un patrimonio stimato in 773 miliardi dollari.

Mohammed Hussein Ali Al Amoudi (patrimonio personale: 14,3 miliardi di dollari). È 63° uomo più ricco del mondo e vive tra l’Arabia Saudita e l’Etiopia. Il titolo di sceicco gli è derivato dalla sua enorme ricchezza grazie ai suoi possedimenti di risorse petrolifere, minerarie e agricole. È il maggiore investitore dell’Etiopia e della Svezia.

Mansour bin Zayed Al Nahyan (patrimonio personale: 4,9 miliardi di dollari). È il vice primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e il fratellastro del presidente della nazione. Egli è presidente della società sportiva Al-Jazira che gestisce squadre di calcio, di pallamano, di pallavolo e di basket ad Abu Dhabi. Possiede anche il club di calcio inglese del Manchester City FC.

Mohammed bin Rashid Al Maktoum (patrimonio personale: 4,5 miliardi di dollari). Secondo Forbes lo sceicco ha visto precipitare il valore netto del suo patrimonio negli ultimi anni a causa dei pesanti debiti degli Emirati Arabi Uniti, di cui è il vice presidente. Possiede il terzo più grande yacht del mondo, chiamato Dubai. Si interessa di corse di cavalli e possiede importanti allevamenti di cavalli, di cui si ritiene sia il più grande sponsor del mondo.

Hamad bin Khalifa Al Thani (patrimonio personale: 2,4 miliardi di dollari). È stato l’emiro del Qatar dal 1995 fino al 2013. Durante il suo regno, la nazione ha prodotto quasi 85 milioni di tonnellate di gas naturale, che hanno portato il Qatar ad essere il paese più ricco del mondo (in termini di ricchezza pro-capite). Ha abdicato a favore di suo figlio dopo un colpo di stato senza spargimento di sangue.

Faisal Bin Qassim Al Thani (patrimonio personale: 2,2 miliardi di dollari). È soltanto un lontano parente dell’emiro del Qatar e si ritiene che sia stato volutamente emarginato per evitare colpi di stato. Possiede la Al Faisal Holding Company, che opera in vari settori come quello immobiliare e alberghiero.

Tamim bin Hamad Al Thani (patrimonio personale: 2 miliardi di dollari). È l’attuale sovrano del Qatar, diventato emiro dopo l’abdicazione del padre, grazie alla quale è diventato il più giovane monarca regnante del mondo. È a capo della Qatar Investment Authority, che ha investito miliardi in società come Harrods, Barclays e Sainsbury.

I paesi Arabi hanno incrementato in modo esponenziale i propri investimenti nel calcio europeo ed è curioso come due dei più importanti club del nostro continente siano in mano a due cugini Qatarioti della stessa famiglia: come nel caso di Nasser Al Khelaifi, il quale attraverso la Qatar Sports Investment si è messo a capo del Paris Saint Germain nell’estate del 2011 e di suo cugino Mansour Bin Zayed che addirittura aveva anticipato tutti acquistando il Manchester City già nel Settembre del 2008.

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Mappa delle società europee sotto il controllo degli sceicchi (credit: tifosobilanciato.it)

Un business di fondamentale importanza dal 2005 ad oggi è quello che è stato intrapreso dalle compagnie aeree per sponsorizzare numerosi club. Il calcio dà una visibilità enorme, ha una risonanza mondiale, e per le compagnie aeree, che hanno bisogno di farsi conoscere ai consumatori occidentali, è la migliore pubblicità.
Negli ultimi dieci anni si calcolano quasi 400 milioni di euro per sponsorizzare le maglie da gioco delle squadre: la Fly Emirates (Real Madrid, Milan, PSG e Arsenal) che ha anche finanziato lo stadio dei Gunners per 390 milioni di sterline, l’Etihad (Manchester City) e la Qatar Airways (Barcellona). Business e investimenti ultramilionari che hanno portato proprio questi ultimi a cedere alla Qatar Airways con un accordo da 166 milioni di euro in 5 stagioni per togliere la scritta Unicef e sostituirla con quella della compagnia aerea del Qatar. 

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Grafico raffigurante gli investimenti nelle sponsorizzazioni delle principali leghe europee (2005-2015) / (credit: tifosobilanciato.it)

E’ abbastanza evidente come il progetto Qatariota parta da molto lontano con un obiettivo ben chiaro: Mondiali 2022. L’ingresso di cosi tanti petrodolloari in Europa va visto come un biglietto da visita da parte di un gruppo di sceicchi necessario per acquistare consensi e credibilità in vista di quello che sarà il primo Mondiale in Medio Oriente.
La candidatura araba ha battuto quella degli Stati Uniti nel 2010, in un processo di selezione che tuttavia sarebbe stato minato dalla corruzione. Un altro scandalo riguarderebbe la violazione dei diritti umani nei cantieri edili qatarioti. Il piccolo paese ricco di giacimenti di petrolio ha il pil pro capite più alto al mondo. Ciononostante, i milioni di immigrati che stanno costruendo le infrastrutture dei Mondiali lavorano e vivono in condizioni indegne, costretti in un sistema conosciuto come kafala, paragonabile alla schiavitù. 

Infine la corsa al business delle pay tv. Bein Sports, che è di proprietà del network Al Jazeera, si è aggiudicata nel 2013 i diritti di trasmissione della Premier League per l’area del Medio Oriente, aggiungendo poi quelli della Champions League e dell’Europa League per alcune nazioni asiatiche, fino al 2018. Mentre i diritti della Ligue1 sono già stati acquistati da Al Jazeera in aperta competizione con Canal Plus. 

Insomma un giro di affari che come abbiamo visto si espande in vari ambiti e con cifre da capogiro pronte a stravolgere qualsiasi situazione. Basti pensare che dal 2014, il 76,2% degli investimenti mondiali nello sport è arrivato dall’Asia e dal Medio Oriente. A quelle cifre impossibile competere con il potere dei petrodollari.

Fabrizio Valenti


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