Egitto-Europa: i rapporti economici con l’Italia

«L’Egitto ha promesso collaborazione, che finora è stata assolutamente inadeguata». Queste sono le parole del Ministro degli Esteri Gentiloni ai microfoni di Radio Rai riguardo la crisi diplomatica apertasi con l’Egitto a seguito dell’omicidio di Giulio Regeni.
Oltre all’intento di voler continuare a mantenere una linea dura finché non vengano fornite «risposte soddisfacenti», il ministro aggiunge «non siamo ingenui. Sappiamo che in questo raffreddamento dei rapporti tra Italia ed Egitto ci sarà qualcuno che cercherà di inserirsi per conquistare relazioni privilegiate con il Cairo. Ma non possiamo lasciarci guidare da questo».

Al di là dei proclami, i due paesi saranno davvero disposti a mettere in gioco i loro interessi? E nel caso ciò avvenga chi tenterà di sostituirsi all’Italia come principale partner europeo? 

La morte del giovane ricercatore italiano non è un caso isolato e la politica repressiva del governo egiziano non è certo una novità. Dopo l’insediamento di Al Sisi le sparizioni sono state centinaia e le torture nelle carceri egiziane sono all’ordine del giorno. Amnesty International ci parla di 1.176 casi accertati di tortura solo nel 2015 e di 500 conclusisi con la morte dei prigionieri.
Nonostante ciò, l’Italia – e così anche gli altri stati europei – non hanno mai avuto problemi a fare affari con il regime, con buona pace della difesa dei diritti umani.

In nome della stabilità della regione, della paura del terrorismo, tutti i governanti europei, Italia in primis, hanno anzi sostenuto il regime e aumentato il giro d’affari negli ultimi anni. Matteo Renzi è stato il primo leader europeo a recarsi al Cairo dopo il golpe di Al Sisi e dal 2014 l’Italia ha fornito armi all’Egitto per un valore complessivo di 3.723.888 euro, nonostante la norma, non vincolante, voluta dal Consiglio dell’Unione Europea circa la sospensione delle licenze di esportazione verso l’Egitto di armi e materiali utilizzabili a fini di repressione interna. Tuttavia, il business delle armi rappresenta solo una piccola porzione degli affari commerciali tra i due paesi. Le aziende italiane che oggi operano in Egitto sono circa 130, tra queste Italcementi, Pirelli, Tecnimont, Cementir Italgen, Danieli Techint, Gruppo Caltagirone, aziende turistiche come Alpitour e Valtour, ma anche istituti di credito come Banca Intesa che controlla 80% di Bank of Alexandria ed ancora Edison con investimenti per oltre due miliardi. Il vero pezzo forte è, però, la presenza dell’Eni e dei suoi investimenti pari a 14 miliardi di dollari per l’estrazione di gas dai giacimenti di Nooros, e ancor di più quelli saranno quelli dovuti dalla scoperta di un nuovo giacimento sottomarino a Zhor, all’interno dell’offshore egiziano in concessione all’Eni. È la stessa azienda che in un suo comunicato parla di un potenziale di estrazione fino 850 miliardi di metri cubi di gas e aggiunge: «Zohr rappresenta la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo e può diventare una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale. Questo successo esplorativo offrirà un contributo fondamentale nel soddisfare la domanda egiziana di gas naturale per decenni». È facile, dunque, intuire l’importanza di questo enorme hub mediterraneo per l’estrazione, la lavorazione e l’esportazione di gas, che porterà alla costruzione di infrastrutture, porti e gasdotti.

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(Credit: Corriere della Sera)

Basta leggere la nota congiunturale di gennaio 2016 dell’Italian Trade Agency, l’agenzia italiana per il commercio all’estero, per comprendere la portata degli scambi tra Italia ed Egitto e quanto si punti ad una ampliamento della collaborazione alla luce dei grandi progetti e delle grandi infrastrutture che Al Sisi conta di realizzare nel futuro, tra questi, ad esempio, il raddoppio del canale di Suez. Gli scambi commerciali tra Italia ed Egitto, secondo l’Istat, valgono oltre 5 miliardi di euro. L’Egitto, dunque, fa gola e non solo all’Italia: dalle monarchie del Golfo, alla Russia, alla Cina, al Regno Unito alla Francia per citarne solo alcune, sono tutti pronti a spartirsi una fetta della torta egiziana.

Alla luce degli enormi interessi economici che legano l’Egitto e l’Italia, quest’ultima sarà davvero in grado di chiedere ed ottenere delle risposte, che non siano solo di comodo, per la morte di Regeni?

Antinea Pasta


 

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