L’uomo e lo spazio tra cinema e realtà

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«Houston, abbiamo un problema». A oltre 50 anni dalla famosa frase e a 60 dal primo uomo nello spazio, un viaggio dai Babilonesi a Kubrick attraverso lo spazio e il cinema.


Come racconta Esiodo – poeta greco vissuto tra l’VIII e il VII secolo a.C. – Caos diede origine a tutto, anche all’ordine che i greci chiamano Cosmós: l’intero universo fisico ordinato e armonico. Come è possibile leggere nel libro Stargate: Il cielo degli egizi del dottor Massimo Barbetta, prima ancora la civiltà Babilonese e, successivamente, quella Egizia, avevano esplorato il cielo alla ricerca del luogo in cui avevano origine e vivevano gli dei. Successivamente i Greci se ne appassionarono così tanto da scrivere trattati filosofici sull’origine del cosmo e intere cosmogonie, ossia dottrine mitologico-religiose sull’origine del mondo come totalità della realtà e delle cose esistenti: i miti simbolici cosmogonici riguardavano l’origine dell’universo e dell’uomo coinvolgendo dei ed eroi.

È possibile affermare che anticamente il cosmo è stato oggetto di curiosità e narrazione, nel corso dei secoli è divenuto oggetto scientificamente discusso e, dalla seconda metà del Ventesimo secolo, è stato protagonista dell’esplorazione spaziale che ha dato inizio a una delle più grandi avventure che il genere umano si è trovato ad affrontare.

Cosa ha spinto l’uomo ad abbandonare il suolo terrestre? Sicuramente il motivo principale è stato quello di trovare una risposta ai quesiti scientifici e filosofici riguardanti l’evoluzione del nostro sistema solare, scoprire se ci fosse o no presenza di vita oltre la Terra. Tuttavia, alle motivazioni razionali se ne aggiungono altre: la spinta a lasciare il nostro pianeta è stata accompagnata anche da un’antica folle e irrazionale attrazione verso lo spazio infinito che ci circonda. Un interesse avventuroso che ha sempre spinto l’uomo a sognare di staccare i piedi da terra e fluttuare nello spazio.

Fu Jurij Gagarin, un cosmonauta russo, a inaugurare nel 1961 l’era dell’esplorazione spaziale umana, compiendo un volo orbitale intorno al pianeta all’interno di una piccola capsula a misura d’uomo. Dimostrò che era possibile uscire dal nostro pianeta: la sua affermazione «da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini» passò alla storia.

Jurij Gagarin spazio
Jurij Gagarin

A lottare per la conquista della Luna furono le due superpotenze della Guerra Fredda, gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti, ebbero la meglio grazie al programma spaziale Apollo che racchiuse una serie di missioni non tutte a lieto fine. Due furono le più importanti: Apollo 11 che nel luglio del 1969 portò sulla Luna Neil Armstrong e Buzz Aldrin e la sfortunata, ma eroica, missione Apollo 13 del 1970 che vide tre astronauti fronteggiare un guasto ai serbatoi di ossigeno e riuscire a ritornare sulla Terra guidando senza assistenza e dovendo limitare le accensioni del motore (è in questa occasione che venne detta la storica frase «Okay Houston, we’ve had a problem here», rimasta indelebile come “Houston, abbiamo un problema”).

Negli anni ’70 ebbero inizio i programmi spaziali legati alle sonde robotizzate lanciate verso i pianeti del sistema solare, successivamente si cominciò con le stazioni spaziali insieme all’esplorazione dei pianeti del sistema solare tramite robot o rover.

La comunità internazionale, grazie ai primi successi iniziò a credere nella ricerca scientifica spaziale e per questo oltre a creare le tecnologie adatte accrebbe concretamente gli investimenti per raggiungere nuovi ambiziosi obiettivi. L’idea di una cooperazione in ambito spaziale permise di abbattere i costi e di far immaginare l’esplorazione di altri pianeti.

Parallelamente all’evoluzione tecnologica e scientifica in campo spaziale è interessante vedere come il fascino della narrazione sul cosmo abbia coinvolto pure il cinema e gli attori contemporanei: il fascino dell’ignoto, l’uomo che esplora e conquista altri mondi hanno ispirato il mondo del cinema. La narrazione antica si è evoluta ed è stata dunque trasposta.

Fritz Lang fu il primo regista che nel 1929 fece uno dei film muti di fantascienza per eccellenza: Una donna nella Luna. A seguire a distanza di decenni, tre magnifici cult di fantascienza presero vita sul grande schermo: nel 1968, 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick; negli anni ‘90 Ron Howard con Apollo 13; e nel 2009 Star Trek.

Se per molti anni lo spazio immaginato nel cinema è stato popolato da soli uomini, fu grazie a film come Contact con Jodie Foster diretta da Robert Zemeckis (1997) e Sandra Bullock in Gravity del 2013 che le donne andarono oltre il pianeta Terra.

A far discutere nel 2014 fu Interstellar di Christopher Nolan capace di portare a galla interrogativi semplici ed essenziali sull’origine dell’uomo e sul perché della sua esistenza. In questo senso, il cinema è divenuto strumento audiovisivo capace di far immaginare a tutte le professionalità di ogni età e nazionalità la vita nello spazio, quali altre forme di vita possono esistere, ma anche a mettere in scena avventure spaziali verosimili o realmente esistite.


Simona Di Gregorio

Grazie allo sport ho scoperto che l’unione fa davvero la forza. Qual è la frase che mi rappresenta? "Insisti, resisti, raggiungi e conquisti" (Trilussa).

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