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Israele verso un governo di unità nazionale: il Covid-19 ha salvato Netanyahu

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Israele sembra diretta verso un governo di unità nazionale per combattere il Covid-19. Una soluzione – ormai quasi certa – che non manca di basi ragionevoli, ma che arriva alla fine di un lungo percorso che lascia scontenti in molti. Soprattutto quanti speravano di vedere Benjamin Netanyahu allontanato dalla scena politica israeliana.

La situazione era in stallo. Il leader di Kahol Lavan (il partito Blu-Bianco) Benny Gantz aveva ricevuto il mandato di formare un governo – un’impresa di difficile realizzazione, considerando che la sua £maggioranza” comprendeva la Lista Araba Unita (evento unico nella storia israeliana) e il partito di Avigdor Lieberman, ben noto per le sue posizioni antiarabe. A tenere insieme questa improbabile alleanza era il comune desiderio di mettere fine all’era di Netanyahu, approvando una legge che avrebbe impedito al premier uscente di rimanere al potere, facendo leva sui tre processi in cui è imputato.

Non che Netanyahu fosse intenzionato a farsi mettere da parte. Il presidente uscente della Knesset Yuli Edelstein, suo fedele alleato, si era rifiutato di mettere in agenda la scelta del successore, adducendo come motivazione la corrente crisi sanitaria. A intervenire è stata la Corte Suprema Israeliana, che ha ordinato a Edelstein di stabilire il voto entro mercoledì 25 marzo. Il giorno in cui il voto si sarebbe dovuto tenere, Edelstein ha consegnato le dimissioni – forse per guadagnare le 48 ore necessarie a renderle effettive. In serata la Corte è però intervenuta di nuovo, spogliando l’ex-presidente dei suoi poteri e conferendo al più anziano membro del parlamento il compito di indire il voto che si è tenuto ieri 26 marzo.

Osservatori politici e commentatori – incluso chi scrive – si aspettavano una conclusione ben diversa da quella che ieri si è concretizzata. Il Kahol Lavan avrebbe dovuto presentare come candidato Meir Cohen, membro del gruppo Yesh Atid fondato da Yair Lapid. La sera precedente al voto, Gantz e Netanyahu si sono sentiti al telefono, trovando un accordo. Giunto al voto, Gantz ha candidato sé stesso come presidente della camera. Una decisione sostenuta dal Likud, che ha permesso al leader Blu-Bianco di essere eletto con 74 voti a favore, ma che ha fatto infuriare i suoi alleati. Yair Lapid e Moshe Ya’alon, co-leader del partito Blu-Bianco, hanno fatto richiesta ufficiale di sciogliere il partito in tre gruppi, mentre le loro fazioni rimarrebbero in parlamento sotto il nome di Kahol Lavan.

Dopo 14 mesi e tre tornate elettorali, Gantz si è arreso sotto il peso di una campagna estenuante. Una propaganda furiosa che lo ha visto accusato di essere un pervertito e un amico dei “terroristi” – i.e. gli arabi israeliani – su cui è andata a gravare la crisi del Covid-19. Negarsi all’appello di Netanyahu e dello stesso presidente Reuvlen Rivlin di unità nazionale in tempo di crisi – mentre i casi di Covid-19 in Israele superano quota 3.000 e il Paese è in quarantena – avrebbe potuto significare assumere il ruolo del cattivo, di chi mette l’interesse politico prima del bene del Paese. E questo Netanyahu lo sapeva bene.

Stando a quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz, l’accordo prevederebbe un primo periodo in cui il governo sarà in mano a Netanyahu, con uno scambio previsto un anno e mezzo dopo. Non è chiaro quale ruolo dovrebbe ricoprire Gantz in questa prima fase. Ad alcuni suoi alleati, invece, avrebbe assicurato delle posizioni importanti al governo: Gabi Ashkenazi al ministero della Difesa e Chili Tropper alla Giustizia.

«Tutti in Israele, eccetto Netanyahu e Gantz e pochi altri, sono stati colti completamente di sorpresa. Molti elettori di Gantz sono scioccati e si sentono traditi» riferisce Adam Keller, portavoce dell’ONG Gush Shalom. «Ora Netanyahu resterà al potere. Tuttavia, a maggio dovrebbe presentarsi in tribunale come imputato in tre gravi casi di corruzione – a meno che non trovi un modo per rimandare di nuovo». Per maggio, la crisi del virus potrebbe essere rientrata – o essere in fase di risoluzione – e tolta l’emergenza nazionale in molti potrebbero tornare a protestare contro un primo ministro corrotto e contro la partecipazione di Gantz nel governo di Netanyahu.

«L’aspetto positivo di tutto quello che è accaduto» aggiunge Keller «è che gli arabi sono stati accettati come partner legittimi nel processo politico in Israele. Si spera che questo precedente duri nel tempo».


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Maddalena Tomassini

Nerd della comunicazione da sempre, scrivo come giornalista da tre anni. Attenta alle tematiche sociali e dei diritti umani, spendo in penne più di quanto dovrei.

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